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Di chi possiamo fidarci? Come cambia la direzione della fiducia

Federico Vergari | 22 Gennaio 2018

Libri

È in atto un cambiamento della “direzione” della fiducia: è la teoria di partenza di “Di chi possiamo fidarci? Come la tecnologia ci ha uniti e perché potrebbe dividerci”, uno dei libri più interessanti degli ultimi mesi.

Rachel Botsman è un’esperta mondiale sul tema della fiducia e in questo libro a metà strada tra un saggio sulle nuove tecnologie e il nuovo modo di far circolare idee e sensazioni e il self-help (il self-help di quelli buoni, intendiamoci) ci rivela che siamo davanti a uno dei più profondi cambiamenti sociali che possano colpire l’animo umano. Stiamo assistendo a un cambiamento della fiducia o meglio un cambiamento della direzione della fiducia. La teoria di partenza di Di chi possiamo fidarci? (edito a fine 2017 da Hoepli) è abbastanza semplice e spiazzante al tempo stesso: tendiamo a non credere più al The Economist ad esempio o abbiamo perso la fiducia nella classe dirigente, ma in milioni ci fidiamo di perfetti sconosciuti che ci portano con Uber e con la loro macchina fin sotto al portone di casa o scambiamo online valuta elettronica o magari attribuiamo il ruolo di opinion leader a dei Signori Rossi qualsiasi che hanno soltanto il pregio di azzeccare una consecutio temporum su Facebook.

La domanda da farsi quindi è: in che direzione si sta muovendo il mondo? O meglio, in che direzione si sta muovendo la fiducia del mondo? C’è qualcosa che non va se non chiediamo al nostro vicino di casa di guardarci i figli mentre ci assentiamo mezzora, ma siamo pronti a spendere bitcoin nel deep web?

Come la tecnologia ci ha uniti e perché potrebbe dividerci

Titolo: Di chi possiamo fidarci? Come la tecnologia ci ha uniti e perché potrebbe dividerci / Autore: Rachel Botsman / Editore: Hoepli / Pagine: 328 / Prezzo: 22,90 euro

Rachel Botsman introduce il concetto di fiducia distribuita grazie alla tecnologia. Si tratta – secondo l’autrice – di un incredibile pericolo che è, allo stesso tempo, una grandissima opportunità da cui cogliere tutto il meglio possibile. Il concept di tutto il libro sta nelle parole dell’autrice stessa: Se vogliamo volgere a nostro favore questo momento epocale dobbiamo comprendere i meccanismi con cui la fiducia si costruisce, si gestisce, si perde e si ritrova nell’era digitale.

Siamo davanti alla terza e più grande rivoluzione della fiducia della storia dell’umanità in cui siamo passati dalla fiducia locale a quella ancora in fieri che è oggi sotto i nostri occhi, ovvero la fiducia distribuita grazie alla rete e al web 2.0. Come leggere questa nuova fiducia? Osservando la mappa tracciata nel libro dei territori ancora inesplorati e cercando di comprendere cosa c’è ancora in serbo per l’umanità. Vi consigliamo di leggere questo libro e – ironia della sorte – vi chiediamo di fidarvi di noi e di dare fiducia alla più nota studiosa di fiducia del mondo nonché una delle più influenti speaker dei TED perché vi ritroverete in mano uno dei libri più interessanti degli ultimi mesi.

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Tech

L’impronta digitale. Cultura umanistica e tecnologia.

Federico Vergari | 12 Agosto 2019

Libri

Cosa intendiamo per impronta digitale? Si tratta di una sorta di “marchio” lasciato dalla tecnologia sulla nostra vita, e in particolare […]

Cosa intendiamo per impronta digitale? Si tratta di una sorta di “marchio” lasciato dalla tecnologia sulla nostra vita, e in particolare su alcuni suoi aspetti.

Titolo: L’impronta digitale. Cultura umanistica e tecnologia / Autore: Lorenzo Tomasin / Editore: Carocci Editore / Pagine: 144 / Prezzo: 12 euro
Titolo: L’impronta digitale. Cultura umanistica e tecnologia / Autore: Lorenzo Tomasin / Editore: Carocci Editore / Pagine: 144 / Prezzo: 12 euro

Su tutti i saperi umani, anche su quelli umanistici, si è oggi stampata un’impronta digitale destinata – forse – a essere indelebile. E comunque a mutare per sempre, come molti pensano, alcune abitudini e alcune forme della conoscenza. Forse (e aggiungiamo noi, non sarebbe così assurdo) anche alcuni nostri modi di apprendere. 

Questa definizione esaustiva, ma ovviamente non completa è possibile leggerla nelle primissime righe del libro. Si tratta di un’infarinatura veloce, un accenno, uno scampolo. Ma questo accenno di definizione è comunque sufficiente per aiutarci a inquadrare sin da subito il tema umanistico nella questione tecnologica. Questa impronta avrà, secondo di molti, un effetto positivo su quello che, un po’ genericamente, potremmo chiamare il progresso umano? L’informatica è davvero il latino del XXI secolo, come afferma oggi chi propone la cultura tecnologica quale nuovo cardine di istruzione, ricerca e politica culturale?

La tecnologia influisce sempre di più sulla cultura umanistica: dalla formazione di base alla ricerca avanzata, essa non offre solo preziosi strumenti al servizio delle scienze, e delle scienze umane in particolare, ma in molti casi tende a riscriverne obiettivi e linguaggi, ponendone in discussione il ruolo nella società e nel sistema dei saperi. Anziché come proficuo mezzo a disposizione di tutte le discipline, la tecnologia si pone spesso come fine o centro del discorso culturale e nel volume l’autore propone una risposta graffiante ai pericoli di una diffusa idea ingegneristica di lingue, storia e cultura.

Lorenzo Tomasin docente di Filologia romanza e Storia della lingua italiana all’Università di Losanna ci guiderà in questo viaggio e per farlo analizzerà sostanzialmente tre momenti. Il primo, l’istruzione, per constatare che la tecnologia si è fatta spazio in ogni aspetto della nostra vita e ha indotto molti a pensare che essa dovesse ricavarsene uno anche nella formazione delle nuove generazioni. Il secondo passaggio riguarderà la ricerca, dove la tecnologia ha portato negli ultimi anni aria nuova, schiudendo vie inesplorate alla conoscenza e offrendo metodi e strumenti innovativi. Il terzo ambito riguarderà le politiche e delle strategie culturali dei paesi cosiddetti avanzati.

Si tratta di un libro forse da non leggere sotto l’ombrellone ma che vi potrebbe lasciare incantati per la capacità dell’autore di costruire una tesi che spazia tra il classico e il tecnologico in poco meno di centocinquanta pagine.

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No App

Federico Vergari | 5 Agosto 2019

Libri

No App è un piccolo manuale – indicato per ragazzi dagli otto anni in su – in cui si racconta […]

No App è un piccolo manuale – indicato per ragazzi dagli otto anni in su – in cui si racconta come un uso “altro” degli smartphone non solo sia possibile, ma addirittura sia anche consigliato.

Titolo: No App / Autore: Daniela Bassi / Editore: Lapis / Pagine: 226 / Prezzo: 15,20 euro
Titolo: No App / Autore: Daniela Bassi / Editore: Lapis / Pagine: 226 / Prezzo: 15,20 euro

Per recensire No App dobbiamo partire dalla definizione di un termine inglese: tinkering. Una parola che significa letteralmente smontare le cose per capirne il significato, rimontarle, sperimentare, smanettare. E tinkering è la parola che meglio di tutte può rappresentare questo libro, perché cerca – dietro a uno smartphone – di trovare altri funzionamenti e meccanismi che si celano guardando alla normale modalità d’uso del telefono in questo caso. Delle cose in generale.

Il libro in questione si chiama No App, è stato scritto da Daniela Bassi ed è pubblicato dalla casa editrice Lapis. Si tratta di un piccolo manuale – indicato per ragazzi dagli otto anni in su – in cui si racconta come un uso “altro” degli smartphone non solo sia possibile, ma addirittura sia anche consigliato. Uno smartphone se “presentato” a un bambino nella maniera giusta può assumere mille forme. Può trasformarsi in una torcia, in un proiettore, in un tavolo luminoso e in tutto ciò che la fantasia (o il tinkering) sarà in grado di indicarci.

L’idea con cui l’autrice si è avvicinata alla scrittura del testo è stata semplice: realizzare una serie di idee creative per portare il bambino a non chiedersi quando tocca a lui giocare con il telefono, ma a chiedere agli altri bambini di giocare insieme usando un telefono. Come? Realizzando laboratori, esperimenti e attività con le sole funzioni di base del dispositivo. Ed ecco che i bambini, insieme ai loro amici e ai loro genitori scopriranno come interagire con le ombre, creare disegni retroilluminati, scattare autoritratti innovativi, registrare effetti sonori per le proprie storie, progettare delle nuove emoji e tanto altro ancora.

No App è un libro per uscire dagli schemi e per educare i ragazzi ad un uso consapevole del telefono cellulare e al cosiddetto pensiero laterale. Quando tutto sembra scontato, questo libro ti insegna a come fare qualcosa di improbabile partendo da basi assolutamente banali. Dovessero oggi ripubblicare una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte siamo certi di poter affermare che molte delle attività presenti in No App sarebbero il fulcro della pubblicazione.

Il libro è arricchito dalla collaborazione di artisti che danno suggerimenti e idee ai ragazzi. Personaggi come Zerocalcare, Olimpia Zagnoli, l’astronauta Guidoni o anche Paola Antonelli del Mo.Ma di New York hanno partecipato divertiti alla creazione di alcune delle più belle pagine di questo lavoro.

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Alibaba – La storia di Jack Ma e dell’azienda che ha cambiato l’economia globale

Federico Vergari | 31 Luglio 2019

Libri

È un libro che va oltre la semplice analisi di un modello vincente di business digitale. Leggere questo libro significa […]

È un libro che va oltre la semplice analisi di un modello vincente di business digitale. Leggere questo libro significa fare un passo in più.

Titolo: Alibaba – La storia di Jack Ma e dell’azienda che ha cambiato l’economia globale / Autore: Clark Duncan / Editore: Hoepli / Pagine: 276 / Prezzo: 22,90 euro

Il suo nome, tradotto in mandarino è Ma Yun, che significa Cavallo Nuvola. Dice, parlando di sé stesso, che smetterà di lavorare ancora giovane per godersi la vita proprio come fece – nel film – Forrest Gump. Perché non vuole morire in ufficio. Meglio, decisamente meglio, morire in spiaggia. Questo libro racconta la storia e l’ascesa di Jack Ma, il padre di Alibaba il sito che – banalizzando in salsa occidentale – è possibile paragonare alla versione cinese di Amazon.

L’autore del libro è Clark Duncan, un americano ex dipendente della banca di investimenti Morgan Stanley che parla correntemente il cinese mandarino e vive e lavora in Cina da più di vent’anni. Il libro è un avvincente racconto su come un insegnante (Ma) sia riuscito a costruire una delle aziende di maggior valore al mondo, in grado di rivaleggiare con Walmart e Amazon, e abbia cambiato per sempre l’economia globale.

In soli quindici anni Jack Ma, un insegnante d’inglese di origini modeste, ha fondato Alibaba e ne ha fatto una delle aziende più grandi del mondo. Un impero dell’e-commerce e un punto di riferimento per centinaia di milioni di utenti tanto da diventare un’icona del nuovo settore privato cinese dato che il suo sito permette alle aziende di entrare in contatto con centinaia di milioni di consumatori della classe media. L’autore attinge alla sua esperienza come consulente di Alibaba e alle due decadi trascorse in Cina per ripercorrere con cognizione di causa l’ascesa del portale grazie anche alla possibilità di accedere a documenti e interviste esclusive.

Sono tante le domande che l’autore si pone (e ci pone) nelle pagine del volume aiutandoci a inquadrare la storia del sito di e-commerce anche attraverso le grandi trasformazioni socio economiche della Cina e ponendosi delle domande: Come ha fatto Jack, partendo da zero e dopo i primi fallimenti, a raggiungere il successo globale? Come ha sconfitto gli imprenditori rivali, in Cina e nella Silicon Valley? Alibaba riuscirà a difendere la sua quota interna di mercato dell’80%? Ora che si espande nella finanza e nell’intrattenimento, ci sono limiti alle sue ambizioni? Cosa ne pensa il governo cinese? Alibaba continuerà a guadagnare terreno oltre i confini della Cina, fino a raggiungere gli Stati Uniti?

È un libro che va oltre la semplice analisi di un modello vincente di business digitale. Leggere questo libro significa fare un passo in più. Un passo verso la conoscenza di una delle più grandi potenze economiche con le quali prima o poi dovremmo definitivamente calare la maschera e decidere di confrontarci.

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