Uber

Servizi

COVID-19, Uber “sanguina” per miliardi di dollari

Alfonso Maruccia | 10 Agosto 2020

Automotive Car Sharing COVID-19 Uber

La pandemia di COVID-19 continua a impattare in maniera significativa sui conti di Uber. L’ultimo trimestre della corporation si chiude con una perdita di un paio di miliardi di dollari. E non è certo finita qui.

Non è sicuramente un periodo facile per Uber, la corporation del car sharing che non ha mai registrato un profitto in 11 anni di presenza sul mercato. Dopo i licenziamenti di massa dei mesi scorsi, l’azienda deve ora fare i conti con una situazione economica sempre più degradata.

Uber “sanguina” e perde miliardi di dollari, per la precisione $1,8 miliardi negli ultimi tre mesi stando ai risultati del secondo trimestre dell’anno pubblicati dalla corporation. Alla fine di giugno 2020, i ricavi complessivi ammontavano a $2,2 miliardi con un -29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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La proliferazione incontrollata di Sars-CoV-2 (negli USA e non solo) ha fatto crollare le chiamate di car sharing con un -67% anno-su-anno. A parziale compensazione del disastro, il servizio di consegne a domicilio è letteralmente esploso passando da un valore complessivo di $3,4 miliardi a $7 miliardi.

Prima del “botto” del COVID-19, il CEO di Uber Dara Khosrowshahi si era detto certo della possibilità, per l’azienda, di registrare i suoi primi profitti ufficiali entro il 2020. Con la pandemia tutte le previsioni sono andate in fumo, e ora Uber si trova in una condizione che definire incerta è dire poco.

Il boom del business delle consegne a domicilio lascia intravedere una tenue speranza di ripresa, e la corporation non è in ogni caso ancora a rischio fallimento: con il denaro “cash” e gli investimenti a breve termine che ha a disposizione, Uber potrebbe continuare a sanguinare miliardi e restare sul mercato per un altro anno almeno.

Logo LG

Automotive

LG, joint venture canadese per l’automotive elettrico

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Automotive LG

La corporation coreana LG ha avviato una joint venture con la canadese Magna, con l’obiettivo di espandere il business nel promettente mercato dell’automotive elettrico.

In vista della poderosa crescita del mercato delle auto elettriche prevista per i prossimi 10 anni, LG Corporation ha deciso di giocare d’anticipo investendo in un’importante partnership con Magna International. Le due aziende, una coreana e l’altra canadese, lavoreranno alla realizzazione di nuovi componenti dedicati all’automotive di nuova generazione con un focus particolare sui motori elettrici.

La joint venture coinvolgerà 1.000 diversi dipendenti negli stabilimenti LG localizzati in USA, Corea del Sud e Cina, mettendo assieme l’esperienza di Magna nella produzione di gruppi propulsori e quella di LG con i motori elettrici e gli inverter.

LG Magna

LG e Magna hanno deciso di unire le forze nella speranza di conquistare un comune vantaggio nel mercato dei motori elettrici, un business destinato a essere centrale nel prossimo futuro dell’automotive globale.

Stando a quanto dichiarato da Kim Jin-yong, responsabile della divisione veicoli di LG, i produttori sono obbligati a innovare in maniera significativa per continuare a mantenere la leadership nella “elettrificazione” del mercato. La partnership con Magna servirà appunto ad accelerare lo sviluppo dell’automotive elettrico in maniera significativa.

Unreal Engine automotive

Automotive

Unreal Engine di Epic sul nuovo Hummer EV

Luca Colantuoni | 9 Ottobre 2020

Automotive Epic

Epic ha annunciato l’avvio di una collaborazione con General Motors per utilizzare il suo Unreal Engine nel sistema di infotainment del nuovo Hummer EV.

Unreal Engine è il noto motore grafico sviluppato da Epic Games che viene utilizzato da molti giochi, incluso Fortnite. La software house statunitense ha annunciato l’iniziativa HMI (Human-Machine Interface) indirizzata al settore automotive e una collaborazione con General Motors, grazie alla quale Unreal Engine verrà utilizzato nel sistema di infotainment nel nuovo Hummer EV.

Il game engine di Epic non ha bisogno di presentazioni, essendo uno dei più popolari in assoluto (il debutto è avvenuto nel 1998 con il gioco Unreal). Oggi è supportato da tutti i sistemi operativi e da tutte le console. A partire dal 20 ottobre debutterà anche nel mercato automotive con l’annuncio del nuovo Hummer EV. Unreal Engine è stato scelto da General Motors perché semplifica lo sviluppo dell’interfaccia uomo-macchina, ovvero del cockpit digitale che consente di visualizzare informazioni sul veicolo e di gestire vari contenuti multimediali.

Il game engine offre numerosi vantaggi, tra cui la possibilità di utilizzare effetti grafici avanzati che migliorano la qualità delle immagini mostrate sullo schermo. Inoltre consente di ridurre i tempi di avvio del sistema di infotainment. Ogni aspetto dell’interfaccia utente può essere modificata attraverso il download via OTA dei contenuti.

Epic non specifica la versione del motore grafico, ma dovrebbe essere la 4 visto che Unreal Engine 5 è ancora in sviluppo. La software house immagina un futuro in cui all’interno delle automobili ci saranno solo passeggeri che possono eseguire varie attività (anche giocare, ovviamente), mentre il computer di bordo si occuperà della guida. Ulteriori funzionalità verranno annunciate nei prossimi mesi e nel corso del 2021.

Editoriale

Automotive: full optional, ma in abbonamento

Dario Orlandi | 4 Settembre 2020

Automotive

Bmw sarebbe intenzionata a offrire funzioni opzionali per le sue autovetture anche in abbonamento: le nuove auto potrebbero uscire dalla fabbrica dotate di tutti (o almeno molti) accessori, ma resteranno inutilizzati e inutilizzabili finché il proprietario non deciderà di attivarli tramite un acquisto.

Ha destato un certo scalpore nel mondo dell’automotive la notizia, arrivata all’inizio di luglio, secondo cui il costruttore tedesco Bmw è intenzionato a offrire funzioni opzionali per le sue autovetture anche in abbonamento. Le funzioni aggiuntive sbloccabili con un semplice acquisto non sono in realtà una novità: Tesla propone già da molto tempo l’acquisto di funzioni aggiuntive sbloccabili via software, senza bisogno di passare neppure da un’officina autorizzata per un aggiornamento della centralina, e la stessa Bmw propone il ConnectedDrive Store, accessibile a tutti i modelli con sistema multimediale Operating System 7, con una nutrita serie di opzioni software.

Optional inclusi, ma a che costo?

Le novità principali sembrano però essere due: in primo luogo, l’elenco degli optional sbloccabili non dovrebbe essere più limitato al solo software (per esempio l’aggiornamento della cartografia del navigatore, o l’attivazione dei servizi di mirroring come Android Auto e Apple CarPlay). Al contrario, le nuove auto potrebbero uscire dalla fabbrica dotate di tutti (o almeno molti) accessori in passato proposti come optional, come per esempio le sospensioni adattive o i sedili riscaldabili; ma questi accessori resteranno inutilizzati e inutilizzabili finché il proprietario non deciderà di attivarli tramite un acquisto sullo store del marchio, in maniera analoga a quello che accade, per esempio, sugli app store per i dispositivi mobile.

Non solo: la novità probabilmente più rivoluzionaria è l’offerta di questi optional non soltanto come acquisto una tantum, ma anche in abbonamento o in versione trial. Non è difficile immaginare periodi di prova gratuiti o a prezzo simbolico, magari compresi in un’offerta legata all’acquisto una nuova auto, durante i quali tutti gli optional saranno utilizzabili liberamente dal proprietario, per poi bloccarsi e richiedere un nuovo acquisto o una sottoscrizione. Un altro scenario interessante è lo sblocco di determinati optional soltanto quando necessari: per esempio, si potrebbero attivare i sedili riscaldati soltanto nella stagione fredda, o aggiungere le funzioni per la guida sportiva in previsione di una giornata in pista.

Le motivazioni commerciali che spingono verso questa scelta sono molteplici: molti analisti sostengono che la possibilità di attivare un optional in un secondo tempo potrebbe portare allo sblocco di un numero maggiore di funzioni rispetto a quelle selezionate, in media, all’atto dell’acquisto. Inoltre, una possibilità di controllo puntuale avrebbe risvolti interessanti sia per il mercato dell’usato sia per le flotte aziendali.

Questa strategia presenta però anche zone d’ombra: preinstallare gli optional hardware ha un costo, solo parzialmente controbilanciato dalle economie di scala che derivano dalla produzione di auto meno personalizzate; c’è il rischio che questi componenti evoluti vengano di fatto pagati due volte, nel prezzo iniziale dell’auto e poi per sbloccarne il funzionamento. Molti optional hanno anche un peso più elevato rispetto alle versioni di serie e potrebbero quindi incidere negativamente (e inutilmente) sulle prestazioni e sull’efficienza.

Inoltre, alcuni di questi elementi hanno un costo maggiore anche per la manutenzione e l’eventuale sostituzione in caso di guasto: ci si potrebbe quindi trovare a dover pagare un ricambio costoso, come per esempio le sospensioni adattive, pur non avendo di fatto mai potuto utilizzarle. Sullo sfondo si profila un’altra ombra: quando arriverà il primo jailbreak per questi sistemi, capace di sbloccare le funzioni opzionali gratuitamente o a costi inferiori? E quali saranno le implicazioni sulla sicurezza, anche fisica, di questi mezzi di trasporto?

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