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Google Foto, addio all’archiviazione illimitata nel 2021

Alfonso Maruccia | 12 Novembre 2020

Advertising Cloud Google

Google ha comunicato l’intenzione di interrompere l’offerta di storage “illimitato” per il servizio Foto. Nulla, nel cloud, è illimitato a eccezione del marketing.

Ancora spiacevoli novità in vista per Google Foto, il servizio per l’archiviazione cloud dei contenuti fotografici capace di compromettere la privacy degli utenti con disastri dalla portata senza precedenti. Il colosso dell’advertising ha ora comunicato che lo spazio di storage su Foto non sarà più “illimitato”, ennesima conferma del fatto che il cloud è tutto fuorché il futuro di qualsiasi cosa.

Capacità di calcolo, spazio di archiviazione, banda di rete: nulla, nel cloud, è o può essere infinito, ma le aziende come Google sono estremamente abili nel “vendere” i nuovi prodotti con la promessa di servizi illimitati. Salvo poi rimangiarsi la promessa, con sistematica e malevola puntualità, dopo alcuni anni passati a collezionare utenti.

Lo spazio cloud infinito (che non è mai stato infinito) di Google Foto terminerà il primo giugno 2021, comunica ora Mountain View. Tutte le foto e i video in “alta qualità” caricati sul servizio fino a quella data continueranno a essere esenti, ma da allora in poi ulteriori upload consumeranno una parte dei 15GB di spazio inclusi con ogni account Google gratuito. O anche lo storage aggiuntivo per gli account a pagamento.

Il passaggio di regime sarà automatico, mentre la corporation sottolinea la popolarità del servizio Foto parlando di 28 miliardi di foto e video aggiunti ogni settimana. La limitazione allo spazio sarebbe insomma necessaria per continua a offrire un servizio adatto alle aspettative dell’utenza. Un’utenza che non ha diritto di lamentarsi, visto che ha scelto di propria spontanea volontà di legarsi mani e piedi ai capricci del cloud – ovvero i computer gestiti da qualcun altro.

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Networking

Adrozek, malware spara-pubblicità che infetta i browser Web

Alfonso Maruccia | 14 Dicembre 2020

Advertising Browser Web Malware Sicurezza

Microsoft ha lanciato l’allarme su Adrozek, una campagna malevola in circolazione da mesi e capace di iniettare messaggi pubblicitari indesiderati nelle ricerche Web degli utenti.

Adrozek è una famiglia di malware in continua evoluzione, una minaccia specializzata nella modifica del comportamento dei browser Web che ha preso di mira i principali protagonisti del settore con discreto successo. Le potenziali vittime del malware includono gli utenti di Mozilla Firefox, Google Chrome, Microsoft Edge e il browser russo Yandex (Chromium).

Stando a quanto scoperto dagli ingegneri di Microsoft, Adrozek è in circolazione da almeno lo scorso maggio 2020. L’obiettivo principale del malware consiste nel compromettere il browser tramite l’impiego di estensioni malevole, la modifica di specifiche DLL e la modifica delle impostazioni per iniettare advertising non richiesto all’interno delle ricerche Web dell’utente.

Adrozek, attacco ai browser

Com’è ovvio, la crew che gestisce Adrozek guadagna dall’advertising aggiuntivo tramite un programma di affiliazione, mentre l’utente rischia di visitare link potenzialmente insicuri o in grado di compromettere ulteriormente la sicurezza del sistema con nuovi malware e attacchi. Le zone del pianeta più colpite dall’infezione sono Europa, Asia Meridionale e sudest asiatico.

In totale, dice ancora Microsoft, nei cinque mesi di analisi (da maggio a settembre 2020) Adrozek ha distribuito “centinaia di migliaia” di sample malevoli con un codice in continua evoluzione. I cyber-criminali hanno utilizzato 159 domini unici per ospitare 17.300 URL, da cui sono stati distribuiti in media più di 15.300 sample malevoli (per ogni URL).

L’infezione da Adrozek dovrebbe in ogni caso essere piuttosto facile da debellare: basta reinstallare il browser Web e poi seguire una serie di regole di opsec basilari per evitare altri spiacevoli incontri in futuro.

Reddit logo

Servizi

Reddit da finalmente i numeri

Alfonso Maruccia | 2 Dicembre 2020

Advertising Reddit Social

Reddit, servizio telematico che ospita ogni sorta di community e attività social, ha fornito per la prima volta statistiche precise sulla reale portata delle sue attività.

Per un sito che si autodefinisce “la pagina principale di Internet”, Reddit è caratterizzato da numeri alquanto risicati. Questo, almeno, è quanto emerge da un nuovo articolo del Wall Street Journal, occasione per il management di allinearsi alle comunicazioni e alle statistiche tipicamente pubblicate dai protagonisti del business telematico.

Reddit icona

Secondo i dati forniti da Jen Wong, attuale COO (Chief Operating Officer) di Reddit, a ottobre il numero di utenti medi attivi giornalmente sulla piattaforma è stato pari a 52 milioni. Una cifra piuttosto modesta, se confrontata ai quasi 2 miliardi di utenti giornalieri di Facebook e ai 187 milioni di Twitter, ma comunque in crescita del 33% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Reddit offre una piazza di discussione globale composta da community dedicate agli argomenti più disparati, e di quando in quando ospita l’intervento di personaggi notori dell’industria, l’hi-tech, il business e la politica nelle domande e risposte della serie Ask Me Anything (AMA).

Reddit comunica per la prima volta le statistiche di utilizzo ufficiali da parte degli utenti, un’iniziativa che secondo Wong serve a comunicare meglio la crescita di popolarità della piattaforma e a conformarsi ai report standard dell’industria. Avere cifre precise sotto mano, e soprattutto poter fornire dati concreti sul trend di crescita, sarà ovviamente utile anche per attrarre nuove partnership pubblicitarie e quindi nuovi ricavi.

GAFA

Tech

Francia, via alla tassa digitale per i colossi dell’hi-tech

Alfonso Maruccia | 27 Novembre 2020

Advertising Denaro E-commerce GAFA

In attesa di un’iniziativa in ambito internazionale, la Francia ha deciso di imporre il pagamento di una tassa digitale alle aziende dell’hi-tech già dal 2021. I ricchi sono sempre più ricchi, e fanno tutti affari su Internet.

Come già promesso da tempo, la Francia ha deciso di avviare la raccolta di una “tassa digitale” sui ricavi delle grandi corporation di rete. Un’imposta in cantiere da tempo, e che era stata messa in pausa in attesa di decisioni comuni dei paesi che collaborano nell’ambito dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) a livello internazionale.

La digital tax francese è pari al 3% del fatturato, e si applica solo alle aziende che gestiscono un marketplace (o un business di advertising online) capace di generare più di 750 milioni di euro di ricavi a livello globale e € 25 milioni a livello locale. L’imposta sarebbe già dovuta partire, ma era stata alla fine rinviata in attesa delle iniziative dell’OECD.

Ma l’OECD, come la stragrande maggioranza delle istituzioni di cooperazione internazionale, ha in questi mesi e anni dovuto fare i conti con le bizzarrie yankee dell’amministrazione Trump, e la tassa digitale internazionale è uscita definitivamente di scena lo scorso giugno con il ritiro della delegazione USA da parte del twittatore folle alla Casa Bianca.

Digital Tax in Europa

Il tempo della diplomazia è insomma finito, suggeriscono da Parigi, e il Ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha già comunicato a Google, Apple e gli altri colossi del GAFA che la tassa digitale francese entrerà ufficialmente in vigore a dicembre di quest’anno. Per il 2021, le aziende hi-tech dovranno versare le imposte dovute sui ricavi registrati durante l’anno 2020.

Tutto lascia insomma prevedere che la digital tax francese sarà un’autentica mazzata, per corporation da sempre abituate a non pagare un centesimo di tasse e a spostare i ricavi da un paradiso fiscale all’altro anche (e soprattutto) in terra europea.

Come sottolineano le autorità transalpine, il 2020 ha segnato un vero e proprio boom degli affari per l’hi-tech a causa della pandemia di COVID-19, i ricchi sono sempre più disumanamente ricchi e la situazione non è più tollerabile. Si attendono iniziative simili a quella francese anche nei paesi europei che da sempre parlano di digital tax sugli imperi digitali – Italia inclusa.

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