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Ultima frontiera: l’intelligenza artificiale alla conquista dello spazio

Redazione | 18 Febbraio 2026

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L’AI è in grado di gestire volumi di dati, frequenze operative e livelli di complessità che sarebbero impraticabili dal solo intervento umano, soprattutto quando il tempo è un fattore critico.

L’intelligenza artificiale è ovunque e, adesso, punta a conquistare anche l’ultima frontiera, ovvero lo spazio. Investimenti notevoli per garantire che, anche nelle missioni “spaziali” ci sia la supervisione dell’AI, così da minimizzare il rischio di errore umano.

Investimenti ingenti sull’AI

Si stima che, da qui al 2032, verranno lanciati in media circa 2.800 satelliti all’anno (8 al giorno) mentre entro il 2050 se ne prevedono in orbita più di 30.000: tale incremento di traffico spaziale, che genera maggiore complessità operativa e un conseguente aumento della domanda di automazione, richiede un utilizzo sempre più esteso di intelligenza artificiale nelle missioni.

Negli ultimi dieci anni l’AI nello spazio ha assunto sempre più rilevanza, passando da supporto sperimentale “a terra” a componente indispensabile per garantire efficienza, sicurezza e sostenibilità nelle operazioni. Cresce anche il peso economico dell’AI nello spazio: il mercato globale, valutato 3,49 miliardi di dollari nel 2024, è destinato a salire a 12 miliardi di dollari entro il 2035.

La missione ESA Φ-sat-1 utilizza algoritmi di intelligenza artificiale in orbita per riconoscere e scartare immagini satellitari coperte da nuvole, riducendo il carico di dati inutili trasmessi a terra; MEXAR2 è la prima missione sperimentale nell’orbita di Marte che utilizza sistemi di AI a terra per supportare l’analisi dei dati e ottenere informazioni sul pianeta; sui rover marziani si è consolidata l’autonomia con sistemi in grado di condurre attività senza supervisione continua dalla Terra; da luglio 2025 è attivo Wukong AI, il chatbot della stazione spaziale cinese Tiangong che assiste gli astronauti nelle attività quotidiane.

Oggi l’intelligenza artificiale consente di prendere decisioni rapide e gestire sistemi complessi in modo sostenibile, che si tratti di satelliti in orbita o di esplorazioni. Viene utilizzata per prioritizzare i dati, rilevare anomalie, ottimizzare le risorse di bordo e aumentare l’autonomia operativa dei sistemi rispetto al controllo da Terra; inoltre, quando il controllo da Terra non è possibile (per esempio nello spazio profondo) l’AI diventa un requisito essenziale per garantire efficienza e sicurezza nelle missioni.

“Nello spazio l’AI non sostituisce le competenze delle persone, ma le integra. Gli operatori umani definiscono obiettivi, priorità, criteri di sicurezza e limiti operativi, stabilendo cosa è consentito delegare all’autonomia e cosa richiede supervisione”, spiega Feruglio, CEO e Co-founder di Aiko.