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Unione Europea: il diritto all’oblio non si applica a livello globale

La UE da ragione a Google e torto alle autorità francesi, stabilendo che il “de-referencing” dei link sulla vita privata delle persone deve valere esclusivamente per le versioni locali del motore di ricerca Web.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il diritto all’oblio sul Web non vale a livello globale: Google, e di conseguenza gli altri “operatori” che gestiscono i motori di ricerca, avranno l’obbligo di difendere pro-attivamente la riservatezza della vita privata solo sulle versioni dei rispettivi search engine accessibili dai paesi della UE.

Il caso è quello solito promosso dal garante francese per la protezione dei dati (CNIL) contro Google, con la richiesta a quest’ultima corporation di censurare i link a pagine e siti Web potenzialmente in grado di violare la vita e la storia privata dei cittadini. Una richiesta da applicare a livello globale, e una richiesta inaccettabile secondo Google ma anche a parere di organizzazioni terze come Microsoft e Wikimedia Foundation.

Google

La nuova decisione della Corte del Lussemburgo da sostanzialmente ragione a Google e alle organizzazioni di rete, stabilendo che, secondo le attuali leggi europee, non esiste alcun obbligo, per un qualsiasi motore di ricerca, di rispettare il cosiddetto diritto all’oblio al di fuori della giurisdizione europea. Google e gli altri devono però prendere “misure efficaci” in grado di garantire la protezione dei diritti fondamentali dei proprietari dei dati.

Un’altra importante decisione proveniente dalla Corte europea riguarda poi la conseguenza pratica più immediata del rispetto del diritto all’oblio, vale a dire il modo in cui i link che violano la privacy vanno trattati: Google e gli altri motori di ricerca non saranno obbligati a cancellare e censurare i suddetti link, ma dovranno piuttosto posizionarli molto in basso nei risultati delle ricerche degli utenti.

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