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Wikipedia Italia, protesta contro la riforma europea del copyright

Alfonso Maruccia | 4 Luglio 2018

copyright Wikipedia

L’edizione italiana della celebre enciclopedia collaborativa prende una posizione chiara contro la nuova direttiva in via di approvazione nel parlamento europeo, una riforma del copyright che a dire dei suoi detrattori renderà Internet meno aperta e libera.

Nelle prossime ore il Parlamento europeo dovrà votare per accelerare l’approvazione della nuova direttiva sul copyright, una norma idealmente pensata per aggiornare e armonizzare le leggi sul diritto d’autore in vigore nei singoli paesi della UE. Un “upgrade” alle leggi comunitarie atteso dal 2001, che potrebbe però avere effetti estremamente deleteri sulla libera circolazione di informazioni e idee sul Web. Un rischio contro cui si è mossa Wikipedia Italia, che ha deciso di oscurare l’accesso a tutti i suoi articoli per sensibilizzare il pubblico (e magari anche i parlamentari europei) sulla questione.

Se si prova ad accedere alla quasi totalità delle voci della Wikipedia italiana, il browser viene reindirizzato a un comunicato pubblicato il 3 luglio che spiega le ragioni della protesta: Wikipedia Italia si è vestita di nero – almeno nel logo – e ha deciso di autocensurarsi per opporsi alla nuova direttiva della UE, una proposta di riforma che include norme potenzialmente in grado di “limiterà significativamente la libertà di Internet.”

La protesta fa in particolare riferimento a due articoli della direttiva comunitaria, quello che impone un ai siti Web più popolari di implementare un sistema di filtraggio dei contenuti degli utenti protetti dal copyright (articolo 13) e quello oramai noto come “link tax,” una norma che vorrebbe imporre il pagamento di una tassa ai siti che pubblicano link e brevi citazioni a notizie e articoli di quotidiani (articolo 11).

La nuova direttiva sul copyright è stata già squalificata come inutile, dannosa e pericolosa da oltre 70 studiosi informatici (incluso Tim Berners-Lee, il “papà” del Web moderno), 169 accademici e 145 organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e digitali, suggerisce il comunicato di Wikipedia, e nella peggiore delle ipotesi potrebbe persino portare alla chiusura dell’enciclopedia libera nella sua forma attuale.

Wikimedia – la società che gestisce Wikipedia e molti altri progetti collaborativi basati su “wiki” – è impegnata in prima linea nel contrasto alla riforma europea sul diritto d’autore, e come prevedibile l’autocensura di Wikipedia Italia ha avuto risalto anche sui siti internazionali. Al momento l’edizione italiana è la sola impegnata attivamente contro la direttiva della UE, una scelta che Maurizio Codogno – il portavoce di Wikimedia Italia – ha spiegato sottolineando l’attenzione e la sensibilità storica della comunità italiana sui temi della libertà in Rete. Il cinque luglio, data prevista per il voto del parlamento europeo, potremo verificare se la protesta avrà avuto successo o meno.

Apple WWDC 2020

iOS

Apple vs Corellium, nessuna violazione di copyright

Luca Colantuoni | 30 Dicembre 2020

Apple copyright iOS

Un giudice ha deciso che il software sviluppato da Corellium non viola il copyright di Apple perché viene utilizzata una versione modificata di iOS.

Apple ha perso la prima sfida legale contro Corellium, una startup che sviluppa un software in grado di creare iPhone virtuali, consentendo la scoperta di vulnerabilità in iOS. Il giudice Rodney Smith ha stabilito che Corellium non ha violato nessun copyright. Rimane ancora in piedi l’accusa di violazione del DCMA (Digital Millennium Copyright Act), ma la decisione rappresenta una significativa battuta d’arresto per l’azienda di Cupertino.

Corellium è una startup della Florida fondata nel 2017 che offre la possibilità di accedere alle versioni virtuali dei dispositivi (Android e iOS) eseguite su server ARM. Ciò permette ai ricercatori di sicurezza di scoprire eventuali bug senza utilizzare uno smartphone reale. Apple ha tentato di acquisire Corellium all’inizio del 2018. L’operazione non è riuscita, quindi ha deciso di citare in giudizio la startup ad agosto 2019.

Secondo l’azienda di Cupertino, il software di Corellium consente di creare iPhone virtuali, la cui unica funzione è quella di eseguire copie non autorizzate di iOS su hardware non Apple. Il giudice Smith ritiene invece che l’uso di iOS da parte di Corellium è consentito perché sono state aggiunte funzionalità non presenti sui dispositivi Apple, come la possibilità di modificare il kernel, fermare i processi in esecuzione ed eseguire altre operazioni.

Deve tuttavia essere verificata l’eventuale violazione del DCMA, la legge che vieta l’uso di tecnologie in grado di aggirare le misure di protezione dalla copia. Questa parte del caso verrà esaminato all’inizio di gennaio. Apple sostiene che Corellium potrebbe vendere il software a chiunque, senza segnalare la scoperta delle vulnerabilità, ma il giudice ha respinto anche questa accusa.

Europa

Tech

Freedom to Share promuove la legalizzazione del file sharing in Europa

Alfonso Maruccia | 18 Dicembre 2020

copyright P2P Pirateria

Una nuova iniziativa di democrazia diretta vuole promuovere la legalizzazione del file sharing. Freedom to Share sposta (ma non risolve) il problema del P2P dai consumatori ai produttori (di contenuti).

Anche se il mercato odierno è invaso dagli immancabili servizi di streaming variamente incarnati in piattaforme cloud più o meno (il)legali, il file sharing continua a rappresentare uno degli strumenti di fruizione dei contenuti più popolari in Rete. Talmente popolare, infatti, che c’è ancora qualcuno deciso a riportare in auge la lungamente attesa (e mai concretizzata) legalizzazione della pratica. Quantomeno sul mercato europeo.

Già dal nome, infatti, l’iniziativa Freedom to Share intende trasformare il file sharing P2P in una pratica completamente legittima e legale, senza se e senza ma. Un obiettivo rincorso da anni, che in questo caso specifico vorrebbe eliminare il marchio dell’infamia e dell’illegalità dalla condivisione di contenuti sui network digitali “per usi personali e non-profit”.

P2P

Freedom to Share può vantare il supporto di diverse organizzazioni con un certo peso politico-tecnologico, comprese la divisione italiana di Wikimedia e svariate iterazioni europee e internazionali del Partito Pirata. L’obiettivo è raccogliere almeno 1 milione di firme, così da obbligare la Commissione europea a discutere formalmente la proposta nell’ambito della European citizens’ initiative.

Freedom to Share è insomma una manifestazione dei principi della democrazia diretta, e intende promuovere un rapporto più “bilanciato” tra gli utenti finali e i proprietari del copyright che da sempre (e nella stragrande maggioranza dei casi) considerano il P2P come pura e semplice pirateria “illegale”.

Per quanto riguarda la compensazione degli artisti, invece, i promotori di Freedom to Share si limitano a riproporre le misure già indicate da tempo comprensive di nuove tasse digitali sul modello dell’equo compenso italiano, o anche nuove società di raccolta delle royalty. L’obiettivo principale è in ogni caso legalizzare il P2P, un fenomeno che secondo i proponenti porta vantaggi agli autori permettendo una maggiore circolazione del loro lavoro.

Blame! (Tsutomu Nihei)

News

Il Giappone contro la violazione del copyright di manga e riviste

Alfonso Maruccia | 9 Giugno 2020

copyright Download

Il parlamento nipponico ha approvato una nuova estensione alle leggi del copyright locali. Ora chi scarica manga e altri testi “senza licenza” rischia la galera e multe salate.

Il mercato dei manga è afflitto da anni da una sistematica violazione del copyright a mezzo Internet, con la diffusione di scanlation amatoriali di fumetti non disponibili in altre lingue o in anticipo sulle tradizioni ufficiali regolarmente licenziate dagli editori. La situazione odierna è in pieno divenire, coi protagonisti storici del settore scanlation che fanno ammenda e la diffusione di servizi per la lettura dei manga online, gratuitamente e legalmente, molto prima dell’arrivo delle edizioni localizzate.

La cosa evidentemente non basta agli editori e ai politici giapponesi, visto che in questi giorni il parlamento di Tokyo ha stabilito un nuovo inasprimento delle pene per i lettori di manga a scrocco. Chi scarica illegalmente manga, riviste e testi accademici da Internet, dice la nuova legge, rischia di finire in galera per due anni o una multa massima di oltre 16.000 euro.

Copyright

Le norme contro il download illegale di manga e altri testi risultano ora allineate con quelle già fissate, otto anni or sono, per lo scaricamento non autorizzato di contenuti cinematografici e musicali. La nuova legge entrerà in vigore dal primo gennaio 2021, e prevede alcune eccezioni per chi si limita a scaricare un “estratto” composto da una piccola sezione di un manga o alcune pagine di un libro più corposo.

Assieme alle norme contro i download di manga, la Dieta nazionale del Giappone ha stabilito sanzioni aggiuntive per i siti “sanguisuga”. A partire dall’1 ottobre 2020, gli operatori dei portali specializzati nell’indicizzazione dei siti per la diffusione di materiale illegale rischieranno fino a cinque anni di prigione, 41.000 euro di multa o entrambe.

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