USB-C: fare chiarezza è importante

Da Usb a Usb-C: in un quarto di secolo l’interfaccia Usb si è affermata come soluzione condivisa da tutto il settore dell’elettronica. Ha cambiato pelle più volte, creando anche confusione.

L’interfaccia Usb-C è stata concepita per fare ordine, per essere uno standard unico facile da utilizzare, per semplificare la vita degli utenti e per garantire prestazioni superiori a quelle del passato. Fare chiarezza sulle diverse possibilità disponibili per collegare tra loro dispositivi diversi è molto più difficile di quanto si possa pensare. Anche quando si comprendono le caratteristiche degli standard disponibili sul mercato ci si scontra infatti con la poca chiarezza dei produttori nell’esporre le caratteristiche dei propri prodotti.

Il connettore Usb Type-C sarà l'unico previsto dallo standard Usb 4.
Il connettore Usb Type-C sarà l’unico previsto dallo standard Usb 4.

Per il momento la realtà è ancora molto lontana da queste promesse: l’adozione di questo standard è stata lenta e disomogenea, tanto che oggi dobbiamo ancora fare i conti con una moltitudine di porte e cavi di generazioni e con specifiche differenti, spesso molto difficili da identificare e per i quali è tutt’altro che semplice stabilire a priori il loro comportamento.

  • Prestazioni migliori: l’interfaccia Usb-C nella sua implementazione corretta offre un miglioramento delle prestazioni rispetto alle precedenti versioni.
  • Più facile da usare: l’Usb-C è stato sviluppato per essere semplice da usare: il connettore reversibile permette di non avere dubbi sul verso di collegamento, soprattutto quando è presente su entrambi i lati del cavo.
  • Pensato per restare: l’Usb-C è stato sviluppato per rimpiazzare tutti i connettori precedenti e diventare l’unico sistema di collegamento tra i dispositivi.
  • Universale: tutte le maggiori aziende del settore fanno parte del consorzio USB-IF e ciò significa che tutte sono impegnate a promuovere questo standard sui prodotti di nuova generazione.
  • Connettore più piccolo e resistente: il connettore Usb-C è più piccolo e più resistente dei suoi predecessori; per questo motivo è adatto a essere utilizzato sui computer desktop, su quelli notebook così come sui tablet e sugli smartphone.

Le origini dello standard Usb

Lo standard Usb (Universal Serial Bus) è stato introdotto nel 1996 per contrastare la proliferazione di connettori e interfacce utilizzate all’epoca sulla piattaforma Pc. In un momento di rapida evoluzione come quello degli anni novanta e in assenza di standard condivisi, i produttori erano inclini a sviluppare soluzioni ad hoc per collegare e supportare periferiche con funzioni prima non disponibili.

Nel corso degli anni sono proliferati i tipi di connettori utilizzati per far fronte alle caratteristiche dei differenti standard Usb.
Nel corso degli anni sono proliferati i tipi di connettori utilizzati per far fronte alle caratteristiche dei differenti standard Usb.

La confusione era enorme così come la molteplicità di connettori e interfacce tra cui districarsi. Molte di queste interfacce sono sopravvissute a lungo e si sono accumulate nel tempo (alcune sopravvivono ancora oggi, come ad esempio i connettori PS/2 per mouse e tastiere presenti anche su schede madri di ultima generazione). Si trattava di un male necessario, un retaggio del passato che serviva a garantire la compatibilità con le periferiche introdotte nei primi anni di vita dei personal computer.

In quegli anni era cosa comune trovare su un computer desktop una o due porte seriali, una porta parallela e le porte PS/2; a queste si aggiungevano spesso porte proprietarie integrate su schede di espansione che operavano da controller per periferiche specifiche.

Una connessione universale

L’idea di sfruttare una connessione universale fu dirompente, tanto che lo standard Usb fu adottato in modo molto rapido dalla maggior parte dei produttori; questa mossa ebbe un impatto estremamente positivo anche per gli utenti: permetteva infatti di avere un solo tipo di connessione facile da identificare e con buone prestazioni – almeno per gli standard dell’epoca – per collegare il Pc a una moltitudine di periferiche esterne (tastiere, mouse, stampanti, scanner e così via). La strada era segnata e l’interfaccia Usb ha iniziato il proprio percorso evolutivo affiancandosi dapprima lo standard Firewire – adottato in campo professionale tra il 1995 e il 2005 – e a quello Thunderbolt in tempi più recenti.

A confronto le capacità di trasmissione dati offerte dalle diverse implementazioni degli standard Usb.
A confronto le capacità di trasmissione dati offerte dalle diverse implementazioni degli standard Usb.

Un’evoluzione non priva di errori

Purtroppo lo sviluppo dello standard Usb non è stato privo di errori di pianificazione e nel corso degli anni questa interfaccia ha perso parte dell’universalità che la contraddistingueva: in origine le porte erano solo due e ben definite, ma le specifiche successive hanno introdotto porte che, con formati differenti, tentavano di soddisfare le esigenze di un mercato in continuo mutamento. Le specifiche Usb si sono quindi evolute per tenere il passo e rispondere in modo adeguato ai dispositivi di nuova generazione.

L’evoluzione della tecnologia digitale e la possibilità di generare contenuti multimediali di qualità e di grandi dimensioni ha spinto alla ricerca di velocità di trasferimento dati sempre maggiori; questo e il desiderio di espandere le funzioni di un’interfaccia percepita come universale ha dato vita a cambiamenti che si sono rilevati difficili da gestire. In poco tempo lo standard è stato modificato per permettere, senza rinunciare alla compatibilità con il passato, la trasmissione di dati grezzi, così come di segnali video e di potenza elettrica per l’alimentazione di dispositivi con richieste energetiche importanti.

Il concetto di universalità era intaccato dall’impossibilità di forzare una transizione istantanea di tutto il settore allo standard più recente; niente di cui stupirsi, perché questo è ciò che accade sempre quando qualcosa di nuovo deve fare presa su un terreno ormai consolidato. Il risultato lo conosciamo bene: spesso la soluzione più rapida o l’unica soluzione percorribile per collegare computer e dispositivi Usb di generazioni differenti era ed è tutt’ora quella di utilizzare adattatori per passare da una porta a un’altra.

Una delle cause della frammentazione che caratterizza lo standard Usb odierno risiede nel disallineamento tra le specifiche, le implementazioni hardware e la nomenclatura adottata. Ciò si aggiunge la mancata spiegazione e quindi la mancata conoscenza che esiste una netta distinzione tra lo standard Usb, inteso come modalità di funzionamento dell’interfaccia, e lo standard delle porte Usb che fa riferimento ai connettori fisici. Sarà tutto più chiaro nello prossime pagine, ma per ora vi basti sapere che porte e cavi che a prima vista sembrano identici possono avere caratteristiche di funzionamento molto diverse tra loro: quindi non bisogna dare per scontato che porte Usb e tantomeno cavi di collegamento che a prima vista sembra identici offrano le stesse caratteristiche e le medesime prestazioni.

Il ritorno all’universalità

Nel tentativo di porre rimedio a questa confusione, l’USB-IF (USB Implementers’ Forum), ovvero il gruppo di aziende alla guida del consorzio che sviluppa le specifiche dell’interfaccia Usb, ha progettato e proposto l’adozione dell’Usb-C. Fate molta attenzione perché questo è un punto chiave per comprendere molte cose: l’Usb-C non è uno standard Usb propriamente detto, ovvero non fa riferimento alla modalità e alla velocità di trasferimento dei dati; tecnicamente l’Usb-C definisce il tipo di connettore, tanto che il suo nome più corretto sarebbe Usb Type-C, in modo del tutto analogo alla nomenclatura Usb Type-A e Usb Type-B adottata per i connettori classici che tutti conosciamo. Quindi lo standard Usb-C è la chiave per ripristinare l’universalità almeno dal punto di vista delle connessioni meccaniche: una sola porta in grado di supportare tutti gli standard di connessione.

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