Benvenuti nella fabbrica delle startup

Nel cuore della Stazione Termini, dentro la pancia di Roma, sorge il Luiss Enlabs - La Fabbrica delle Startup. Si tratta di uno degli acceleratori più importanti in Italia ed Europa, noi di PC Professionale lo abbiamo visitato per capire come funziona, e da quali dinamiche è regolato, un acceleratore di startup.

È una calda mattina romana di metà settembre e stiamo camminando dentro quella che in tutto e per tutto può definirsi la pancia della Capitale. Siamo all’interno della stazione Termini. Lo snodo infrastrutturale dove tutto parte e tutto arriva. Dove iniziano e finiscono migliaia di giornate e migliaia di storie. Qui dentro, nell’ala della stazione che confina internamente con il binario numero uno ed esternamente con via Marsala, sorge al terzo piano il Luiss Enlabs – La Fabbrica delle Startup, uno degli acceleratori più importanti d’Italia.

Le porte dell’ascensore si aprono e davanti a noi si spalancano cinquemila metri quadrati di uffici open space e ci sembra di essere catapultati in un’altra realtà. La prima cosa che si pensa è che non sembra neanche di stare in Italia: spazi di lavoro aperti e condivisi, sale riunioni, divani negli spazi in comune per favorire il networking, videogiochi e tavoli da ping pong.
Si lavora anche. Anzi, si lavora soprattutto qui dentro. Ufficialmente lo spazio non chiude mai e c’è chi giura che da quando è stato inaugurato l’acceleratore in questa sede ci sia sempre stata almeno una luce accesa anche di notte. Probabilmente proveniente dalla scrivania di qualche ragazzo che sta cercando di far funzionare la sua idea o di qualche dirigente che sta studiando come infondere un ulteriore turbo al programma di accelerazione.

Che cosa fa un “acceleratore”

Il ruolo di un “acceleratore” è quello di selezionare una startup con del potenziale e aiutarla a muovere i primi passi. Si inizia costruendo un modello di business, dispensando consigli, sostenendo economicamente e aiutando gli individui che compongono il team a maturare insieme, come gruppo. L’obiettivo finale è soltanto uno: far camminare la startup con le sue gambe e farla incontrare con dei potenziali acquirenti o investitori. Ma attenzione, siamo in Italia e non nella Silicon Valley! Qui non ci sono tornei di birra-pong o piscine da sfasciare. Chi pensa questo probabilmente ha una visione distorta, troppo ancorata al “The social network” di David Fincher.
Le startup in Italia sono una cosa seria, forse ancora poco capite, ma di certo serie. Come del resto per chi lavora a La Fabbrica delle Startup è seria la simbologia con la stazione ferroviaria. Si tratta di un hub fisico, ma anche virtuale. Un luogo in cui avvengono scambi, incontri e affari. Un luogo dove circolano persone e idee, come del resto circolano persone e idee tre piani più in basso, sui binari.

Dentro la Fabbrica delle Startup

La Fabbrica delle Startup è gestita dal LVenture Group, una holding che investe in startup digitali con un grado di innovazione riconoscibile a livello internazionale e che fonda il proprio modello di business sulle plusvalenze derivanti dalle exit delle startup. Che tradotto significa: ogni volta che una startup viene acquisita (il termine tecnico è exit), una percentuale della procedura di exit (o di vendita che dir si voglia) si tramuta in profitto per il Venture Group.
Ma come funziona il modello di startup del Luiss Enlabs? L’investimento previsto dal piano d’accelerazione si può dividere in due momenti separati e non necessariamente consequenziali.
C’è un investimento definito Micro Seed da 80 mila euro (50 mila in servizi e consulenze e 30 mila in contanti) che viene destinato ai progetti non ancora pronti per il mercato. Le startup che ricevono questo tipo di investimento entrano a far parte dell’intensivo programma di accelerazione che dura cinque mesi e il cui compito è quello di far crescere le neonate imprese portandole a generare ricavi e a diventare appetibili per “grandi” acquirenti o investitori. Esiste anche un secondo tipo di investimento detto Seed che arriva fino a 250 mila euro e che è rivolto alle aziende già posizionate sul mercato. L’obiettivo di questo intervento è il supporto alle imprese nella fase di crescita, di raccolta dei capitali e di espansione verso l’estero. Per questo tipo di investimento è fondamentale che le startup possano dimostrare con dei dati reali che il loro modello di business sia funzionante. (… continuate a leggere sul numero 321 di PC Professionale)

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Nato a Roma il 3 giugno del 1981. Giornalista dal 2011, scrive prevalentemente di nuove tecnologie, sport, cultura, fumetti e attualità per la radio, la carta stampata e il web. Nel 2008 pubblica, per la casa editrice Tunué, Politicomics un saggio sul rapporto tra comunicazione politica e fumetti.