L’alba dei computer parlanti

Tutto è iniziato con Siri: un’assistente virtuale servizievole ma non troppo intelligente, che è stata accolta come una curiosità  futuristica. Poi sono arrivate Cortana e Alexa, voci sintetiche pronte a interpretare i comandi e a fornire risposte. Ma ora l’attenzione si sta spostando verso i bot, software capaci di intrattenere conversazioni, che vivono e lavorano nei social network e nei servizi di messaggistica istantanea.

La sequenza di annunci e notizie delle ultime settimane indica una tendenza ben delineata: durante la Build Conference di San Francisco, Microsoft ha svelato la sua infrastruttura per lo sviluppo di bot; secondo il Ceo dell’azienda, Satya Nadella, il linguaggio umano può essere considerato come un nuovo strato di interfaccia utente. Pochi giorni dopo anche Facebook è entrata ufficialmente nel settore, presentando gli strumenti per la creazione di bot che vivranno all’interno di Facebook Messenger. Microsoft e Facebook non sono pionieri: varie aziende stanno lavorando da tempo sui bot, con investimenti consistenti e soluzioni già  molto evolute. Ma il peso di questi due giganti dell’It sarà  fondamentale per catturare l’attenzione degli sviluppatori e dei possibili committenti. I settori verso cui i bot sembrano essere indirizzati, per lo meno in una prima fase, sono il commercio elettronico e l’assistenza ai clienti: gli esempi presentati durante le conferenze riguardano l’acquisto di beni e servizi, oppure l’instradamento e la gestione delle richieste di assistenza. Un altro campo promettente è l’informazione: è stato mostrato un bot realizzato in collaborazione con la Cnn, che invia agli utenti aggiornamenti di attualità . L’aspetto più interessante riguarda la personalizzazione: interagendo con l’utente, il bot impara a conoscerne interessi e passioni, per poi comunicargli notizie sempre più precise e pertinenti.

La nascita dei bot è comunque circondata da molte incognite: resta da valutare, per esempio, se i sistemi cognitivi oggi disponibili siano realmente credibili nell’interazione quotidiana con gli utenti, se possano essere controllati e programmati in modo preciso (l’esperimento social Tay AI di Microsoft ha mostrato che c’è ancora molto da lavorare su questo fronte) e soprattutto se gli utenti vorranno abbracciare questa nuova forma di interazione tra uomo e computer.

Dario Orlandi

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