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Google legge i messaggi degli utenti su WhatsApp?

Luca Colantuoni | 18 Dicembre 2020

Google Privacy WhatsApp

Secondo dieci procuratori generali statunitensi, Facebook avrebbe sottoscritto un accordo che consente a Google di leggere i messaggi su WhatsApp.

Dopo quella del Dipartimento di Giustizia, Google ha ricevuto altre due denunce in due giorni. Una riguarda i presunti comportamenti anticoncorrenziali nel mercato delle ricerche online, mentre la seconda riguarda le presunte pratiche scorrette nel mercato dell’advertising (simile all’istruttoria avviata da AGCM in Italia). Quest’ultima denuncia contiene un riferimento all’accordo che consentirebbe a Google di leggere i messaggi di WhatsApp.

Secondo i procuratori generali di dieci stati (Texas, Arkansas, Idaho, Indiana, Kentucky, Mississippi, Missouri, Nord Dakota, Sud Dakota e Utah), Google avrebbe attuato una serie di pratiche illegali per mantenere il monopolio nel mercato dell’advertising digitale, sottoscrivendo anche un accordo esclusivo con Facebook, suo diretto concorrente. Al punto 141 del documento (pagina 53) viene citata una tecnica che Google avrebbe usato per violare la privacy degli utenti.

Molte parti sono nascoste, ma si legge chiaramente che

Subito dopo l’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook, nel 2015, Facebook ha sottoscritto un accordo esclusivo con Google, garantendo a Google l’accesso a milioni di messaggi, foto, video e file audio inviati su WhatsApp dagli utenti americani.

Le accuse dei dieci procuratori sono piuttosto discutibili, in quanto a fine 2014 è stata implementata la crittografia end-to-end. Ciò significa che Facebook non conserva i messaggi di WhatsApp sui server, quindi non può leggerli in nessun modo e non può consentire l’accesso a Google.

Secondo Alex Stamos, ex Chief Security Officer di Facebook, nella denuncia viene fatto probabilmente riferimento ai backup effettuati su Google Drive. Questi backup non sono protetti dalla crittografia end-to-end, ma sono eseguiti dall’utente. Non esiste quindi nessun accordo esclusivo.

Tra l’altro, il CEO Sundar Pichai aveva sottolineato che il contenuto di Google Drive non viene utilizzato per scopi pubblicitari. Le accuse sono piuttosto gravi (accordo all’insaputa degli utenti e collusione di Facebook), quindi nei prossimi giorni si prevede almeno una smentita dai diretti interessati.