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Anche Telegram contro Apple e la tassa del 30%

Luca Colantuoni | 30 Luglio 2020

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Telegram si unisce a Spotify e Rakuten, presentando una denuncia contro Apple e le regole del suo store, considerate un ostacolo alla concorrenza.

A fine giugno, la Commissione Europea ha avviato un’indagine antitrust su App Store, dopo aver ricevuto le denunce di Spotify e Rakuten. Anche Microsoft ha chiesto di verificare se le regole di Apple per gli acquisti in-app rappresentino una limitazione della concorrenza. Il numero degli oppositori è ora aumentato con l’aggiunta di Telegram. L’azienda russa ha consegnato una formale denuncia a Margrethe Vestager, Commissario europeo per la concorrenza.

Anche Telegram contesta quindi i termini d’uso di App Store, in base ai quali gli sviluppatori sono obbligati a pagare una commissione del 30% per ogni acquisto in-app. Secondo la software house russa, la percentuale chiesta da Apple è troppo elevata e non giustificata dai costi sostenuti per la gestione del servizio. L’azienda di Cupertino sfrutterebbe la sua posizione dominante per imporre il pagamento di “una tassa sulle app“. Solo assecondando le sue richieste, gli sviluppatori possono raggiungere i milioni di utenti che usano gli iPhone.

Telegram ha dovuto abbandonare l’idea di lanciare una piattaforma di gaming nel 2016 perché in contrasto con le regole di App Store (l’app di messaggistica ha rischiato di essere eliminata dallo store). Secondo Telegram, questo è un esempio della capacità di Apple di frenare l’innovazione, grazie al suo potere monopolistico sul mercato delle app.

Tre giorni fa, il CEO Pavel Durov ha pubblicato una lettera per elencare i “sette miti” usati da Apple per giustificare la commissione del 30%. Durov afferma che Android permette di installare le app da store alternativi, quindi offre maggiore libertà di scelta agli utenti. Il CEO sottolinea inoltre che non è necessario un App Store per distribuire le app per iOS.

Non è chiaro se queste argomentazioni saranno sufficienti per accusare Apple di ostacolo alla concorrenza. Sicuramente Margrethe Vestager potrebbe sfruttare l’occasione per mettere in atto una piccola “vendetta”, dopo aver subito la sconfitta del 15 luglio.