Buco Nero, orizzonte degli eventi

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Buchi neri, la tecnologia dietro la prima immagine “dal vivo” del cuore di M87

Alfonso Maruccia | 11 Aprile 2019

Storage

La notizia che sta facendo il giro del mondo è scaturita dall’uso intensivo delle più avanzate tecnologie digitali, con Petabyte […]

La notizia che sta facendo il giro del mondo è scaturita dall’uso intensivo delle più avanzate tecnologie digitali, con Petabyte di dati e supercomputer “stressati” per mesi per comporre una singola immagine destinata a fare la storia.

La comunità scientifica internazionale ha oggi a disposizione la prima immagine “reale” catturata su un buco nero supermassivo, un risultato dalla portata storica destinato a ispirare le future generazioni di ricercatori e a fornire nuovi, importanti strumenti di indagine alla ricerca astrofisica e astronomica per i decenni a venire.

L’immagine in se è in realtà la cosa meno interessante dell’intera impresa che ha portato alla sua realizzazione, anche se è ovviamente l’aspetto che più colpisce il grande pubblico: lo “scatto” cattura il disco di accrescimento, una massa di materia che gira intorno al buco nero in attesa di essere risucchiata dalla singolarità al suo interno, e l’orizzonte degli eventi che delimita il confine oltre il quale spazio, tempo, materia ed energia cessano di avere le loro proprietà ordinarie perché inglobate in un “grumo” di gravità in cui la curvatura dello spaziotempo tende a un valore infinito. La singolarità al centro del buco nero, di fatto, non può essere fotografata perché cattura qualsiasi radiazione luminosa imprigionandola (quasi) per sempre.

Buco Nero - Spiegazione

I buchi neri sono stati fin qui un “oggetto” teorico accettato dalla comunità scientifica come conseguenza della teoria della relatività generale di Albert Einstein, e l’immagine diffusa in questi giorni rappresenta la prima conferma concreta del fatto che, ancora una volta, Einstein aveva ragione e lo spazio si trasforma in un luogo dalle condizioni (e dalle leggi) estreme una volta lasciato il “vicinato” del minuscolo pianeta Terra.

La foto diffusa dai ricercatori ha come soggetto il buco nero supermassivo presente al centro della galassia Messier 87 (M87), a 55 milioni di anni luce dalla Terra, è ha una massa stimata di 6,5 miliardi di volte quella del Sole. Per catturare l’immagine, la comunità scientifica si è dotata di un telescopio “globale” chiamato Event Horizon Telescope (EHT), ovvero un network di otto diversi telescopi installati in varie zone “estreme” del pianeta (vulcani, deserti, Antartide) e collegati tra loro in modo da funzionare come un singolo, grande “occhio” di dimensioni planetarie.

L’osservazione del cuore di M87 è avvenuta nel 2017, nell’arco di una sola settimana, e il lavoro di osservazione dei telescopi di EHT è stato coordinato e sincronizzato grazie all’uso di orologi atomici a base di maser all’idrogeno. Il network di EHT ha misurato l’equivalente della lunghezza di una carta di credito sulla superficie della Luna, spiegano i ricercatori, e il risultato di questa osservazione estrema è stato un flusso di dati altrettanto estremo.

Ogni telescopio di EHT ha generato qualcosa come 350 terabyte di dati digitali per ogni giornata di osservazione, dati che sono stati registrati su una “flotta” di hard disk ad alte prestazioni (sigillati con l’elio) e poi trasferiti (tramite trasporto “fisico”, visto che le più veloci connessioni a Internet non erano adeguate al compito) al Max Planck Institute for Radio Astronomy e all’Haystack Observatory del MIT. Qui una serie di supercomputer “altamente specializzati” ha lavorato per mesi analizzando e ricostruendo le informazioni delle radio-osservazioni di EHT, generando infine l’immagine che ora è su tutti i siti Web, i quotidiani e i telegiornali del mondo.

Ma quanto vale, in definitiva, una singola immagine come quella del cuore supermassivo di Messier 87? Oltre a rappresentare la prova tangibile, e quindi riconoscibile da chiunque, dell’esistenza dei buchi neri, la storica foto scattata grazie alla collaborazione di 200 diversi ricercatori in tutto il mondo è destinata a riverberarsi a lungo sulla ricerca in campo astrofisico. Per quanto semplice, la foto dell’ombra del buco nero di M87 è sorprendentemente simile alle simulazioni grafiche fin qui scaturite dalle equazioni teoriche, dicono i ricercatori.

Software

Download del giorno: Ventoy 1.0.31

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Download del giorno Linux Storage Windows

Ventoy offre un metodo alternativo per la preparazione di una chiavetta USB avviabile, impiegando direttamente le immagini ISO invece di estrarre i file necessari.

Per preparare una chiavetta USB avviabile è possibile usare strumenti come FlashBoot, Rufus o soluzioni similari. Una recente alternativa in tal senso si chiama Ventoy, e sposa un approccio completamente diverso ma non per questo meno interessante (e utile) rispetto ai tool citati poc’anzi.

Diversamente dai software della concorrenza, Ventoy non estrae i file di un OS avviabile da un’immagine ISO ma permette di copiare la ISO originale sulla chiavetta USB in via di preparazione. In caso di ISO multiple, il programma fornisce un menu di boot da cui poter scegliere di avviare uno dei sistemi live presenti su disco.

In più Ventoy è open source, vanta una notevole semplicità di utilizzo, è veloce, supporta l’avvio in modalità “legacy” (BIOS) oppure UEFI e le immagini ISO di dimensioni superiori a 4GB. La lista delle ISO compatibili con Ventoy include più di 300 diverse voci tra Live-CD, dischi di installazione di svariati sistemi operativi (Windows, Linux) e altro ancora.

La versione più recente di Ventoy uscita in queste ore (Ventoy 1.0.31) corregge un bug nell’esecuzione del tool su dischi di dimensioni superiori ai 2TB, riduce il numero di falsi positivi con gli antivirus, migliora la compatibilità con RHEL e CentOS (8.3) e aggiunge il supporto per quattro nuove ISO Linux.

Pagina ufficiale del download di Ventoy 1.0.31 per Windows, Linux e Live CD

Fujifilm, cartucce LTO

Storage

Fujifilm+IBM: cartucce a nastro magnetico da 580TB

Alfonso Maruccia | 22 Dicembre 2020

Cartucce a nastro Fujifilm IBM Storage

La partnership tra Fujifilm e IBM porta allo sviluppo di una tecnologia di archiviazione magnetica di nuova generazione. Presto sul mercato le cartucce LTO da 580 terabyte.

Fujifilm riafferma il proprio ruolo di protagonista quasi assoluto nel mercato dello storage “a freddo” con una nuova tecnologia di archiviazione magnetica. La corporation nipponica ha lavorato assieme a IBM per sviluppare un prototipo di cartucce a nastro magnetico next-gen, un sistema che impiega un composto di stronzio ferrite (SrFe) per raggiungere una densità di archiviazione senza precedenti.

Fujifilm lavora da tempo all’adozione delle particelle di stronzio ferrite per la realizzazione dei nastri magnetici, ed era stata fin qui in grado di ipotizzare la commercializzazione di cartucce da 400 terabyte entro il 2030. Ora l’azienda parla invece di cartucce con capacità da ben 580 terabyte ciascuna, per una densità di archiviazione dei dati digitali da 317 gigabit per pollice quadrato.

Fujifilm IBM cartucce magnetiche

Stando a quanto comunica Fujifilm, i nastri realizzati a partire dal nuovo composto SrFe sono in grado di garantire un aumento di capacità di 50 volte rispetto alle moderne cartucce LTO-8. 580TB sono sufficienti ad archiviare l’equivalente di 120.000 DVD, dice la corporation, i nastri SrFe sono potenzialmente destinati a sostituire quelli attuali di bario ferrite (BaFe) e sono risultati compatibili con la produzione di massa negli impianti attualmente utilizzati da Fujifilm.

Le cartucce SrFe di Fujifilm adottano la tecnologia di IBM per il processing dei dati ad alta precisione, un sistema che impiega testine a basso attrito in grado di garantire un’accuratezza di 3,2 nanometri. Lo storage a base di cartucce magnetiche rappresenta il cuore del business del cloud e continuerà a esserlo per i decenni a venire, nota IBM, con 345.000 exabyte già archiviati su nastro e vantaggi irraggiungibili per gli altri sistemi di storage in fatto di scalabilità, economicità, affidabilità e sicurezza dei dati.

WinRAR 5.70

Software

Download del giorno: WinRAR 6.00

Alfonso Maruccia | 21 Dicembre 2020

Download del giorno Software Storage

WinRAR si aggiorna con una release pensata per migliorare l’usabilità di uno dei software per la gestione degli archivi più popolari.

RARLAB ha distribuito la nuova versione di WinRAR, il più popolare software trialware per la gestione completa di tutto ciò che riguarda la compressione e l’archiviazione dei file. Un tool che ora migliora sul fronte dell’usabilità, ma anche per le operazioni da riga di comando e non solo.

WinRAR supporta una vasta gamma di formati di archivi compressi, dai più popolari (ZIP, RAR) a quelli più insoliti o ancestrali come UUE, ARJ e LZH. Il “pacchetto” comprende ovviamente anche il supporto per la sicurezza con cifratura a 128-bit, gli archivi multipli e la gestione ottimizzata della compressione dei file multimediali.

La nuova major release di WinRAR distribuita in queste settimane (WinRAR 6.00) include alcune correzioni per i bug sperimentati dagli utenti con le versioni precedenti, nuovi parametri da riga di comando e soprattutto una serie di modifiche pensate per migliorare l’usabilità del programma nelle operazioni di gestione degli archivi.

WinRAR 6.00 è come al solito un programma trialware, e dovrebbe in teoria cessare di funzionare dopo i 40 giorni concessi per la prova. Nella pratica, la licenza di utilizzo del programma (Sezione 6) prevede che sia l’utente a decidere, di sua spontanea volontà, se acquistare una licenza dopo il suddetto periodo di prova.

Pagina ufficiale del download di WinRAR 6.00 per Windows, Linux, macOS, Android, …

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