Huawei

Dazi USA: Microsoft con Huawei, Washington contro

Microsoft annuncia di aver ricevuto il permesso di tornare a fare business con Huawei, ma dal governo federale di Washington confermano il taglio di fondi per chi continuerà ad acquistare i prodotti del colosso cinese.

La guerra dei dazi scatenata dagli USA contro la Cina ha avuto delle ricadute a dir poco complicate, e Huawei è da mesi al centro di una contesa che provoca danni economici da entrambe le parti. Le ultime notizie in arrivo dagli Stati Uniti confermano la complessità della situazione, con Microsoft che dice di poter “fare affari” con l’azienda cinese mentre il governo federale ha deciso di tagliare i fondi a chi comprerà dispositivi marcati Huawei.

Per quanto riguarda Microsoft, la corporation di Redmond ha in questi giorni confermato che il Dipartimento del Commercio (DoC) ha approvato la sua richiesta di “esportare software per il mercato di massa a Huawei”. Non vengono forniti dettagli in merito ai prodotti oggetto della nuova licenza, ma è altamente probabile che essa si riferisca a Windows 10 e quindi alla possibilità, per Huawei, di lanciare nuovi PC portatili basati sul sistema operativo di Redmond.

Microsoft è parte di un processo di selezione che coinvolge 300 diverse richieste di fare business con Huawei, metà delle quali sono già state processate dal DoC e approvate per metà. Altrove, cioè alla Federal Communications Commission (FCC), gli ufficiali federali si sono dimostrati ben più duri nei confronti del colosso cinese.

Dazi USA-Cina

La FCC ha infatti deciso di escludere dalle sovvenzioni statali del programma USF (Universal Service Fund) quelle aziende americane che continueranno ad acquistare i prodotti hi-tech di Huawei. USF mette 8,5 miliardi di dollari a disposizione dei carrier impegnati nella gestione e nello sviluppo dell’infrastruttura telematica degli USA, soldi che non potranno andare ai provider che faranno ancora business con Huawei e ZTE nel prossimo futuro.

Le due società cinesi sono infatti classificate dalla Commissione guidata da Ajit Pai come un vero e proprio rischio per la sicurezza nazionale, un status dovuto alle preoccupazioni della politica (e del governo) riguardo alla interdipendenza diretta delle corporation con ordini della dittatura comunista di Pechino.

ZTE e Huawei hanno sempre negato tali accuse ma la FCC ha deciso di tirare dritto: niente più soldi a chi compra apparati telematici cinesi, mentre per i piccoli provider attivi nelle zone rurali degli USA – che si troveranno a fronteggiare costi di acquisti maggiorati – si pensa a un nuovo programma di rimborsi capace di favorire la transizione anti-cinese.

PCProfessionale © riproduzione riservata.