Huawei

Smarthome

Huawei dice addio ai chip prodotti da TSMC

Alfonso Maruccia | 21 Luglio 2020

Donald Trump Huawei Smartphone TSMC

Huawei tagliato fuori dalla fornitura di una delle fonderie di chip più importanti al mondo. La morsa americana attorno al colosso cinese si fa sempre più stringente.

Huawei è costretta a fronteggiare un futuro sempre più incerto. Ora ci si mette anche TSMC, la fonderia taiwanese che per soddisfare i desiderata della politica USA in salsa Trumpiana interromperà la fornitura di chip alla corporation cinese dopo il 14 settembre 2020. Per il momento Huawei non rischia, ma le prospettive dei prossimi anni si fanno a dir poco confuse.

A confermare l’interruzione dei rapporti con Huawei è stato lo stesso presidente di TSMC Mark Liu, che ha chiamato in causa la nuova legislazione americana e l’obbligo, per le aziende che usano strumenti e progetti made-in-USA, di chiedere una licenza dedicata per fare business con la corporation di Pechino.

TSMC

Liu ha confermato che TSMC non accetta più ordini di Huawei dal 15 maggio scorso, e che l’ultima spedizione dei chip prodotti sulla base degli ordini già in essere avverrà il 14 settembre. A quel punto TSMC potrebbe chiedere una licenza a Washington, ma stando a quanto dichiarato da Liu la capacità produttiva in precedenza dedicata a Huawei è già stata impegnata per i chip di altre aziende hi-tech (presumibilmente NVIDIA e AMD).

Il business di TSMC non dovrebbe quindi subire alcun contraccolpo dall’interruzione dei rapporti con Huawei, ma per la corporation cinese la storia è decisamente diversa. La fonderia taiwanese ha fin qui realizzato i SoC Kirin e altri progetti a base di circuiti integrati usati negli smartphone Huawei, e l’azienda avrebbe in magazzino riserve di chip e “componenti essenziali” per un anno o due. Nella peggiore delle ipotesi, terminata la scorta Huawei potrebbe trovarsi nella sostanziale impossibilità di continuare a competere con i colossi di settore in patria e all’estero.

DHS Cina USA

Security

Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

Security

SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

Donald Trump

News

Donald Trump potrebbe graziare il boss di Silk Road Ross Ulbricht

Alfonso Maruccia | 18 Dicembre 2020

Dark Web Donald Trump Silk Road

Follia Trump: il POTUS potrebbe concedere la grazia a Ross Ulbricht, fondatore di uno dei più famigerati marketplace di droga nel Dark Web condannato alla galera a vita.

Sulla via del tramonto politico dopo una presidenza che passerà indubbiamente alla storia (anche se non per i motivi desiderati dal protagonista), Donald Trump sta riservando i colpi di scena forse più clamorosi per la parte finale del suo pernottamento alla casa bianca. Il POTUS intende sfruttare gli ultimi giorni da presidente per concedere grazie a destra e a manca, persino a un boss della “mafia digitale” del calibro di Ross Ulbricht.

Dopo aver recentemente sbianchettato la fedina penale a Michael T. Flynn, reo confesso del reato di falsa testimonianza all’FBI nel corso del Russiagate, ora Trump starebbe pensando a concedere il perdono presidenziale all’uomo che ha confessato di aver creato il marketplace del Dark Web noto come Silk Road.

Ross UIbricht

Prima di essere beccato dai federali statunitensi, Ulbricht ha ammassato un’autentica fortuna in criptomonete promuovendo la compravendita di sostanze stupefacenti sulla Darknet di TOR. L’uomo è inoltre accusato di aver assoldato assassini professionisti per uccidere cinque utenti di Silk Road che lo ricattavano, anche se non sono state trovate prove a supporto di tale tesi.

Ulbricht, meglio noto online come “Dread Pirate Roberts” (DPR), ha ammesso di aver creato Silk Road ed è stato condannato alla galera a vita senza possibilità di libertà vigilata nel 2015. Un profilo criminale da vero e proprio “boss digitale”, che secondo alcuni rappresenta una punizione non commisurata ai crimini “non violenti” condotti dall’uomo.

Secondo le indiscrezioni, il nome del boss di Silk Road circolerebbe negli uffici di consulenza della Casa Bianca per una possibile grazia comminata da Donald Trump. Il “circolo interno” di Mr. POTUS sembrerebbe intenzionato a sposare la tesi innocentista nel caso di DPR, spingendo per un intervento diretto del presidente.

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