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Intel e la crisi dei 14 nanometri

Il colosso di Santa Clara costretto ai salti mortali per sopperire ai problemi di produzione dei suoi chip x86, una situazione che potrebbe risultare estremamente vantaggiosa per il business dell’eterna rivale AMD.

In questi mesi Intel sta vivendo quella che potrebbe essere una delle crisi tecnologiche più problematiche della sua storia recente, con la produzione dei suoi chip più avanzati che è andata in crisi portando a una contrazione delle forniture ai produttori di sistemi OEM. Intel non riesce a produrre abbastanza CPU e SoC a 14nm, il ritardo accumulato per il passaggio al processo produttivo a 10 nanometri ha ingolfato le fabbriche della corporation e AMD continua a soffiare sul collo con gli ottimi risultati commerciali dei chip basati su architettura Zen e i progressi nello sviluppo del nodo a 7nm (via TSMC).

La situazione potrebbe insomma rivelarsi grave e incidere sensibilmente sui risultati del business, al punto da costringere Intel a una soluzione in qualche modo estrema: i sistemi ad alto volume produttivo che ora occupano le fabbriche a 14nm subiranno un downgrade tecnologico passando a un nodo produttivo meno avanzato (22nm), anche se dal punto di vista di OEM e utenti finali l’operazione dovrebbe essere piuttosto trasparente e senza conseguenze negative.

Il primo prodotto a scendere dai 14nm ai 22nm sarà H310, un chipset di fascia bassa pensato per sistemi dai consumi estremamente contenuti (con CPU Core di ottava e nona generazione) che al momento viene realizzato in gradi quantità: la variante a 22nm sarà indicata come H310C, avrà dimensioni sensibilmente maggiori ma non dovrebbe impattare negativamente i consumi (6W di TDP) o i design OEM.

L’utilizzo del nodo a 22nm per i chipset H310 libererà risorse produttive preziose per CPU Xeon e Core di fascia alta, ma non sarà sufficiente a sopperire a tutte le richieste del mercato; per questa ragione Intel si sta organizzando per trasferire una parte della produzione a 14nm in una delle sue fabbriche in Vietnam, un impianto che grazie al programma Copy Exactly! dovrebbe garantire gli stessi standard di qualità e affidabilità delle sue fab produttive più importanti.

Nel paese asiatico Intel produrrà le CPU Core (i3, i5, i7) di settima generazione (Kaby Lake) oltre ad alcuni modelli di Pentium e Celeron, prodotti non di ultimissima generazione che sono però ancora richiesti dal mercato. La fabbrica vietnamita sarà indispensabile per il prossimo futuro di Santa Clara, anche considerando il fatto che ora la corporation realizza i modem LTE (XMM 7560) integrati negli iPhone di prossima generazione in arrivo l’anno prossimo.

Gli effetti economici concreti dei problemi di produzione affrontati da Intel li vedremo leggendo i dati della prossima trimestrale, ma gli analisti hanno già previsto quella che potrebbe essere la conseguenza commerciale più importante della crisi di Santa Clara: AMD e i suoi chip con microarchitettura Zen (Ryzen, Epyc e compagnia) hanno ora la possibilità di triplicare la quota di mercato nel business dei chip x86, passando dall’attuale 10% a un incredibile 30% – un risultato che nessuno avrebbe potuto anticipare negli anni passati.

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