Test: LibreOffice 4.3, la suite gratuita continua a crescere

Nonostante la breve esistenza LibreOffice ha saputo ritagliarsi una porzione di mercato significativa, grazie ad alcune caratteristiche molto positive: è stabile, ricca di funzioni, offre un’ottima compatibilità  con gli standard più diffusi del settore (come per esempio i formati di Microsoft Office) ed è disponibile per tutti i principali sistemi operativi, compresi quelli trascurati dai produttori di software commerciale, come le distribuzioni Linux.

di Dario Orlandi

LibreOffice, a cui abbiamo dedicato un ampio approfondimento in due parti pubblicato sui numeri 273 e 274 di PC Professionale, è composto da quattro applicazioni principali, a cui si affiancano numerosi strumenti accessori; i software coprono tutte le principali esigenze di una comune postazione di lavoro, e competono direttamente con i componenti base di Microsoft Office. Writer è un editor di testi, equivalente a Word, Calc è un foglio di calcolo, simile a Excel, mentre Impress è l’applicazione dedicata alla creazione e alla riproduzione delle presentazioni, corrispettivo di PowerPoint. Nella suite si trova anche il potente database desktop Base (con funzioni simili a quelle di Access), e alcuni programmi di supporto, come il software di manipolazione grafica Draw e lo strumento per formattare formule matematiche Math.

La nascita di LibreOffice è stata traumatica: il progetto ha preso il via nel 2010 come fork di OpenOffice.org in seguito all’acquisizione di Sun da parte di Oracle. Già  da tempo, tra gli sviluppatori non stipendiati da Sun serpeggiava un certo malcontento per il controllo troppo stretto esercitato dall’azienda su OpenOffice, ma il passaggio a Oracle, che non sembrava dimostrare molto interesse nei confronti del progetto, fece precipitare gli eventi. Il fork di OpenOffice venne accolto con una certa diffidenza, poiché si temeva che una divisione nella community degli sviluppatori, già  non particolarmente ampia, avrebbe complicato l’evoluzione dei prodotti, ma a quattro anni di distanza si può affermare con certezza che i timori erano del tutto ingiustificati.

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Il passaggio a una fondazione indipendente ha sganciato LibreOffice dai vincoli e dalle necessità  strategiche di un’azienda commerciale, ma soprattutto ha saputo attirare molti nuovi contributi, sia nello sviluppo e nella manutenzione del codice sia negli altri ruoli necessari per un prodotto così ampio e complesso, come la realizzazione degli elementi per l’interfaccia utente, la redazione di guide e manuali e la localizzazione dei programmi.

La Document Foundation ha impostato innanzitutto una profonda opera di revisione del codice, che ha migliorato enormemente la leggibilità  e diminuito il numero di errori: secondo un report di Coverity (azienda specializzata nell’analisi della qualità  del software), nel corso dei quattro anni di vita di LibreOffice gli sviluppatori hanno eliminato oltre 2.000 errori, diminuendone la densità  di quasi il 25% fino al valore di 0,08 difetti per 1.000 righe di codice. Ma lo sviluppo di LibreOffice non ha riguardato soltanto le attività  di manutenzione e bug fixing; al contrario, le 8 major release distribuite nel corso degli ultimi quattro anni hanno visto moltissime novità , piccole e grandi, che hanno reso la suite più completa, ricca e funzionale. Naturalmente, le novità  non mancano neppure nella release 4.3, che è stata rapidamente soppiantata dagli aggiornamenti 4.3.1, 4.3.2 e 4.3.3: quest’ultima è la versione stabile più recente nel momento in cui scriviamo, e l’abbiamo usata come riferimento per la prova.

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