SpaceX Dragon

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SpaceX, ammaraggio riuscito per la capsula Dragon

Alfonso Maruccia | 3 Agosto 2020

NASA SpaceX Spazio

La prima missione tutta americana verso la Stazione Spaziale Internazionale è stata un successo. NASA e SpaceX hanno riportato la capsula Dragon e i suoi due astronauti sani e salvi sulla Terra. Con un ammaraggio.

Conclusione baciata dal successo per Expedition 63, la missione che ha visto SpaceX guadagnarsi un posto nella storia del trasporto spaziale da e verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Dopo il viaggio inaugurale di fine maggio sulla sommità di un razzo vettore Falcon 9, ieri la capsula Dragon è tornata sana e salva sul pianeta Terra con un ammaraggio quasi da manuale nel Golfo del Messico.

La space company di Elon Musk ha dunque superato a pieni voti il test finale di affidabilità del suo progetto spaziale, riportando a casa i due astronauti americani Bob Behnken e Doug Hurley senza alcuna necessità di “chiedere un passaggio” ai russi e alle loro capsule Soyuz. Grazie a Dragon e a SpaceX, gli Stati Uniti hanno ora a disposizione un nuovo sistema di trasporto da e verso la ISS interamente “made in USA”.

Behnken e Hurley hanno passato gli ultimi due mesi sulla ISS, prima di imbarcarsi di nuovo sulla capsula Dragon per il viaggio di ritorno a terra. Da una velocità orbitale di circa 28.000 chilometri orari, Dragon è entrata nell’atmosfera terrestre a 560 km/h per poi effettuare l’ammaraggio a 24 km/h. L’attrito con l’atmosfera ha costretto Dragon a sopportare temperature fino a 1.900 gradi centigradi, mentre all’interno della capsula la temperatura era di 29°.

L’ultimo ammaraggio di una missione spaziale americana risale al 1975, con il rientro di una missione Apollo. In seguito, NASA si è affidata al sistema STS e allo Shuttle per atterraggi al suolo. Ed era appunto dal ritiro del programma dello Shuttle (nel 2011) che gli USA non avevano un sistema di trasporto tutto “fatto in casa” per le destinazioni orbitali. Una prospettiva che, grazie a SpaceX, a Falcon 9 e a Dragon, cambia ora in maniera radicale.

Acqua sulla Luna

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NASA scopre l’acqua sulla faccia visibile della Luna

Alfonso Maruccia | 27 Ottobre 2020

NASA Spazio

L’agenzia spaziale statunitense annuncia una nuova, importante scoperta, ovvero la presenza di molecole di acqua sulla faccia visibile della Luna. Si scaldano i motori del progetto Artemis.

Dopo le prime tracce di vita microscopica nell’atmosfera di Venere, NASA ha ora annunciato di aver scoperto l’acqua sulla faccia visibile della Luna. L’annuncio ha una portata potenzialmente storica, visto che la presenza (oramai conclamata) di molecole di acqua sulla superficie lunare potrebbe facilitare non poco il compito dei primi “colonizzatori” del satellite Terrestre nell’ambito del programma Artemis.

L’agenzia spaziale americana ha individuato molecole d’acqua (H2O) sul fondo del cratere Clavius, uno dei più grandi crateri lunari presente nella parte occidentale della faccia visibile della Luna. La scoperta è arrivata per mezzo di SOFIA, o Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy, un veivolo Boeing 747SP modificato per condurre osservazioni dello spazio profondo in funzione della ricerca astrofisica.

Stando ai dati raccolti dalla strumentazione a bordo dell’osservatorio volante SOFIA, nel cratere Clavius è possibile individuare molecole di H2O in concentrazioni tra 100 e 412 parti per milione, 100 volte meno dell’acqua presente nel deserto del Sahara ma comunque sorprendente. La Luna non possiede un’atmosfera degna di tale nome, e in condizioni del genere l’acqua non dovrebbe poter esistere nelle quantità individuate da NASA.

Già da tempo era noto il fatto che la Luna ospita depositi di acqua ghiacciata ai poli e nelle zone non illuminate dal Sole, ma la scoperta di acqua sulla faccia visibile del satellite apre interrogativi scientifici di non poco conto. Stando alle ipotesi degli scienziati statunitensi, l’acqua potrebbe essere arrivata sul fondo del cratere Clavius tramite una serie di bombardamenti di micrometeoriti ricchi di H2O. Una teoria alternativa suggerisce invece il trasferimento di idrogeno dai venti solari alla superficie lunare, e una successiva reazione chimica con i minerali ricchi di ossigeno presenti sulla Luna.

La scoperta di acqua sul satellite terrestre apre insomma nuovi interrogativi che richiederanno uno studio e una ricerca ancora più approfonditi, ma rappresenta un potenziale punto di svolta per le future missioni spaziali. Sapere di avere a disposizione acqua nella parte illuminata della Luna cambierà in maniera radicale i piani e le prospettive delle prossime missioni di NASA con equipaggio umano.

NASA sulla Luna

Tech

Nokia, una rete cellulare 4G sulla Luna

Alfonso Maruccia | 19 Ottobre 2020

NASA Nokia Spazio

NASA ha deciso di finanziare Nokia e il suo progetto di portare le comunicazioni 4G sulla Luna. Una tecnologia potenzialmente vitale per la colonizzazione del satellite terrestre.

Mentre sulla Terra l’obiettivo è trasformare le promesse del 5G in realtà, sulla Luna Nokia vuole costruire un nuovo network cellulare in standard 4G. E non è fantascienza ma puro business, visto che ora ci sono anche i finanziamenti concreti grazie al contributo di NASA.

L’agenzia spaziale statunitense ha infatti annunciato la concessione di un fondo da 14,1 milioni di dollari per Nokia, con l’obiettivo specifico di costruire una rete di comunicazione in 4G “spaziale” in grado di portare le telefonate cellulari sulla Luna.

Nokia

NASA lavora da tempo al progetto Artemis per il ritorno dell’uomo (e della donna) sulla Luna con l’obiettivo di stabilire una colonia umana permanente, un’iniziativa ambiziosa che può contare anche sul contributo delle agenzie spaziali di altri paesi e delle aziende private. Nokia, assieme a Vodafone, avevano già in programma una missione lunare (poi annullata) nel 2018.

Secondo NASA, il sistema sviluppato dalla corporation finlandese potrebbe funzionare da supporto per le comunicazioni lunari migliorando la velocità e l’affidabilità degli standard attuali. Se l’esperimento avrà successo, le comunicazioni 4G di Nokia potrebbero estendersi anche alle sonde e ai veicoli spaziali in orbita intorno alla Luna.

I $14 milioni concessi a Nokia fanno parte dell’iniziativa Tipping Point, pensata per promuovere la realizzazione di una nuova “infrastruttura lunare” da impiegare per la cooperazione internazionale nelle missioni sul satellite terrestre. L’ultima tornata di finanziamenti include fondi per 370 milioni di dollari, con contratti che in larga misura coinvolgono nomi noti del settore spaziale privato come SpaceX e United Launch Alliance.

Artemis Accords

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Artemis Accords, un patto per l’esplorazione della Luna

Alfonso Maruccia | 15 Ottobre 2020

NASA Spazio

Le agenzie spaziali di otto nazioni firmano Artemis Accords, una partnership che favorisce la cooperazione nelle missioni di esplorazione lunare e spaziale del prossimo futuro. C’è anche l’Italia.

NASA è al lavoro sul progetto Artemis, un’iniziativa di esplorazione spaziale che mira a riportare un uomo (possibilmente americano) sul suolo lunare e a farcelo restare in pianta stabile. Una “corsa” alla Luna che ricorda, almeno in parte, quella che ha contrapposto USA e Russia negli anni ’60. E che oggi dovrà contare sulla cooperazione fattiva degli altri paesi interessati.

In quest’ottica di collaborazione volontaria, NASA e le agenzie spaziali di altre sette nazioni hanno appena firmato Artemis Accords. Una nuova intesa che estende il partenariato internazionale già stabilito dall’Outer Space Treaty del 1967, imponendo principi in grado (teoricamente) di favorire una nuova era spaziale priva di competizione distruttiva, abuso dei corpi celesti e anche eventuali contese belliche nello spazio esterno.

NASA sulla Luna

I principi di Artemis Accords stabiliscono che l’esplorazione spaziale e lunare sia “pacifica”, trasparente nelle attività di ciascuna agenzia, usi sistemi e apparati tecnologici interoperabili, preveda l’assistenza dei partner in difficoltà, condivida i dati scientifici, non abusi dei corpi celesti e delle risorse naturali ivi presenti, si occupi in maniera sicura dei detriti spaziali.

Le prime nazioni firmatarie di Artemis Accords includono Stati Uniti, Italia, Australia, Canada, Giappone, Lussemburgo, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito. Gli assenti eccellenti sono ovviamente Russia e Cina, con la prima che evidenzia la natura troppo americano-centrica del progetto di Gateway lunare (una stazione orbitante intorno alla Luna) e la seconda che accusa gli USA di voler semplicemente colonizzare la Luna.

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