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Secondo alcuni rumors iPad 3 potrebbe avere uno schermo 3D autostereoscopico, forse di tipo OLED prodotto da Samsung. Dunque, Apple potrebbe abbandonare gli schermi con tecnologia IPS, anche se si tratta ancora di supposizioni. Non ci resta che attendere la primavera del 2012, periodo probabile di uscita dell’iPad 3. Il 3D è il futuro? Probabilmente si.
I nuovi servizi TomTom LIVE come HD Traffic offrono ancora più informazioni sul traffico e indicazioni stradali sul percorso in tempo reale. Leggi tutto
Xmonad è un window manager per Linux la cui caratteristica principale è il tiling. Tile in inglese vuol dire, fra le altre cose, mattonella o piastrella. Per un window manager fare tiling significa dimensionare e posizionare automaticamente le finestre delle varie applicazioni, come se fossero piastrelle, incastrandole alla perfezione senza lasciare spazi vuoti. Oltre a sfruttare al massimo il monitor, questa tecnica fa anche risparmiare tutto il tempo altrimenti speso a ridimensionare e spostare finestre. Nonostante l’aspetto spartano, Xmonad supporta anche schermi multipli e alcuni effetti tridimensionali.
Non può mancare l’appuntamento annuale con ZyXEL, che riparte con il suo ZyXEL Tour, l’8 giugno, da Milano, per proseguire a Bari, Catania, Firenze e concludersi il 7 luglio a Padova, con 5 tappe ricche di novità tecnologiche da presentare al canale.
In ogni città, infatti, i partecipanti potranno conoscere e vedere da vicino le soluzioni integrate al servizio delle aziende, con la gamma Wireless di ultima generazione, l’offerta rinnovata ed ampliata di sistemi di Networking e gli ultimi arrivati, gli ZyXEL ISG (Integrated Service Gateway). In un mercato sempre più competitivo ed in cerca di semplicità di gestione e integrazione tecnologica ed applicativa, ZyXEL porta in tour le sue soluzioni, per mostrare ai partner le innovazioni introdotte e le loro potenzialità, fornendo inoltre ottimi spunti per costruire sistemi completi, flessibili e semplici da gestire.
Le giornate saranno occasioni per conoscere i nuovi apparati di Wireless Professionale più avanzati, che garantiscono maggior ampiezza di banda per le applicazioni multimediali, andando oltre la semplice convergenza o connettività. Uno spazio sarà dedicato anche alle soluzioni di Hospitality, uno dei maggiori punti di forza dell’offerta ZyXEL, e sarà presentata l’evoluzione delle soluzioni di Networking, con i nuovi Switch, da Unmanaged a L3, dotati di tutte le funzionalità per realizzare e gestire una rete efficiente e performante. ZyXEL ISG, infine, è l’ufficio in una scatola, un sistema di comunicazione integrato per gestire i processi aziendali in modo semplice, efficace ed intuitivo, ottimizzando le risorse, aumentando la produttività e riducendo i costi.
Oltre alle novità tecnologiche, quest’anno ZyXEL ha introdotto un’ulteriore variante: due partecipanti, infatti, avranno la possibilità di vincere un viaggio di un week end per due persone a Monaco di Baviera, in occasione dell’Oktoberfest, la grande festa mondiale della birra. Il premio sarà estratto al termine di ZyXEL Tour e prontamente comunicato ai vincitori. Durante ogni evento dell’edizione 2011, verrà inoltre premiato un Partner ZyXEL prescelto, con un prestigioso omaggio, per esprimere uno speciale ringraziamento per la fedeltà dimostrata nei confronti del Brand, la continuità e le performance ottenute nell’ambito della collaborazione, celebrando i risultati e il contributo apportato nella costruzione del successo del Brand sul mercato.
“Con il Tour, ZyXEL mette a disposizione dei rivenditori gli strumenti tecnologici e commerciali per collaborare allo sviluppo del loro business.” Valerio Rosano, Sales & Marketing Manager ZyXEL, aggiunge “Questa edizione presenta numerose novità a livello tecnologico, che daranno una spinta propulsiva all’attività di ZyXEL, e ci aspettiamo una crescita e buoni risultati in termini di vendite. In occasione di ZyXEL Tour 2011, inoltre, abbiamo deciso di aprire le porte ai social network: per la prima volta, infatti, ZyXEL Tour avrà una pagina su Facebook, su cui seguirne l’andamento. Non solo, si tratta di un modo per entrare in contatto diretto con i partner, prima e dopo il tour, per rafforzare ulteriormente i rapporti e sviluppare nuovi canali di interazione con loro. Siamo convinti che questa scelta possa offrire opportunità e spunti sia per ZyXEL sia per il canale, e vi invitiamo dunque a sperimentarla con noi.”
Tutte le informazioni su date e agenda del tour sono disponibili online, al sito www.zyxeltour.it e sulla pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/ZyXEL-Tour/216405708387678.
Pensato per i professionisti, il nuovo Ssd OCZ raggiunge prestazioni superiori a 700 MB/s.
Anteprima di Davide Piumetti
Articolo tratto da PC Professionale 241 di aprile 2011
Il mercato dei dischi allo stato solido, finalmente protagonista della scena dopo anni di promesse prontamente disilluse, è stato caratterizzato fino a ora da soluzioni dedicate prevalentemente al mercato consumer di fascia più alta. I moderni Ssd, realizzati all’interno di involucri di dimensioni standard di 2,5 pollici, adatti all’utilizzo sia in ambito notebook sia desktop o server, hanno però delle limitazioni fisiche alle loro reali potenzialità. Leggi tutto
Funzionate al 100% entro fine settimana ad eccezione di Giappone, Hong Kong e Corea del Sud. Leggi tutto
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Nvidia ha annunciato che entrerà in commercio a breve un kit 3D Vision con occhiali 3D collegati direttamente al computer con cavo USB. In pratica sparirà il trasmettitore infrarossi e la batteria, rendendo il prodotto più semplice e meno costoso. Infatti il prezzo negli USA sarà di 99 dollari, contro i 149 dollari del modello wireless.
Tablet e smartphone: doppietta del produttore coreano all’insegna di Android. Leggi tutto
Il programma LinkChecker è un validatore di link che funziona su riga di comando, attraverso un browser oppure con una sua interfaccia grafica da desktop (quella mostrata nella figura a lato). Con LinkChecker si può verificare automaticamente la correttezza dei link di tutte le pagine di un sito Web, non importa in quante cartelle sia diviso, e salvare i risultati in diversi modi, per qualsiasi tipo di analisi. Il programma è in grado di generare mappe grafiche dei siti oppure di scriverle in formati, come Csv o Sql, adatti all’inserzione in database e fogli elettronici.
Miro, di cui è appena uscita la versione 4.0, è un’applicazione Open Source che punta a fornire gli stessi servizi di iTunes a molti più utenti, a partire da quelli degli smartphone con sistema operativo Android di cui abbiamo appena parlato sulla rivista. Con Miro si possono sincronizzare e condividere collezioni musicali o installare applicazioni collegandosi direttamente a Amazon MP3 Store, Amazon Android App Store o Android Market. È disponibile anche un convertitore per file video ai formati più adatti a telefoni cellulari.
Wi-Fi Mobile Mouse fa parte di una nuova linea di accessori presentata all’HP Personal Computing Accessories Forum 2011 di Cannes. Leggi tutto
Quella di Microsoft è l’ultima delle grandi e costose acquisizioni nell’IT. Non tutte profittevoli.
di Giorgio Panzeri
Otto miliardi e mezzo di dollari, circa sei miliardi di euro. Questa è la straordinaria cifra versata da Microsoft per comprare Skype con un’operazione finanziaria che non si vedeva da tempo nel settore dell’informatica. Leggi tutto
Su DVD: Ashampoo Photo Commander 8 – Ubuntu 11.04 a 32 e 64 bit – PhotoPlus X4 Starter Edition
Clicca qui per scaricare il Pdf con le descrizioni dei programmi più interessanti presenti sul Dvd.
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Editoriale
Acquisizioni a suon di miliardi di dollari
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In profonditàSmart TV
Il televisore intelligente
Le “smart” Tv promettono di offrire il meglio di due mondi: la facilità d’uso di un televisore e la versatilità di un computer. Vediamo insieme se questa promessa è stata mantenuta.
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Notebook
AMD Fusion per i notebook
Arrivano i portatili con la nuova piattaforma AMD dove Cpu e Gpu si fondono in un unico componente. Abbiamo provato i primi modelli disponibili sul mercato
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GPS
Navigatori GPS guidare è ancora più semplice.
I nuovi dispositivi satellitari per l’assistenza alla guida sono sempre più economici, completi e affidabili. Sette Pnd sotto i 150 euro in prova.
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Schede madri
Le schede madri per Sandy Bridge
Una panoramica di 13 prodotti di fascia intermedia e alta per le più moderne piattaforme Intel Core.
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Fotografia
Fotografia: i trend tecnologici
Non esiste uno strumento universale nel mondo fotografico, ogni esigenza richiede un prodotto dedicato. Cerchiamo di fare luce sui reali bisogni e sulle caratteristiche che i nuovi trend del mercato fotografico stanno evidenziando.
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Pendrive
Super velocità per i pendrive
Lo standard Usb 3.0 inizia a diffondersi a macchia d’olio. Ecco in prova le prime soluzioni per l’archiviazione veloce ultraportatile.
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Google Docs
La suite per ufficio si sposta nel cloud
Google Documenti è una suite di produttività gratuita e funzionale. Lavora nel cloud e per usarla serve soltanto un browser Web. Scopriamone insieme i pregi e i difetti.
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iPad Apps
Datemi un’app e vi solleverò il mondo
È passato poco più di un anno dal lancio, e iPad è ormai entrato nella nostra cultura. Le “apps” disponibili sono tante, forse troppe: ecco una carrellata delle migliori.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo
- AMD Radeon, grafica potente per tutti
- Das e Usb 3.0 finalmente insieme
- Doppia coppia Western Digital: 750 Gbyte per notebook
- AMD quad core a briglie sciolte
- LG, lo smartphone moltiplicato per due
- Il piccolo notebook di Fujitsu si evolve con Sandy Bridge
- Router wireless in punta di dita
- Cybook, l’e-book reader con touch screen
- NEC SpectraView Reference 301, la perfezione in taglia extralarge
- L’home theater Full Hd acquista la terza dimensione
- Arriva la console Nintendo per il 3D senza occhialini e portatile
- Con AverMedia la Tv viaggia sulla rete, per arrivare anche sull’iPad
- Phaser 6500, stampe a colori in ufficio con la qualità Xerox
- Il super mouse con 17 tasti per i videogiocatori più evoluti
- PowerDVD, un media player a 360 gradi
- Una nuova veste per Firefox
- MAGIX MP3 deluxe 17 la musica a portata di clic
- Dal volantino alla brochure con PagePlus X5
- I servizi di streaming via Web: arrivano gli over the top
- La mia impresa online.it un progetto per portare le pmi in rete
- Posta Hardware e Software
- Legge Bit
- Libri
- Farsi una posizione con Android
- Continua l’avanzata di Google Android
- Ottimo sequel, anche 3D per lo sparatutto di Crytek
Lo standard Usb 3.0 inizia a diffondersi a macchia d’olio. Ecco in prova le prime soluzioni per l’archiviazione veloce ultraportatile.
Di Davide Piumetti
Da quando l’informatica è entrata a far parte della vita (lavorativa prima e quotidiana poi) la capacità di trasferire dati su supporti esterni, scambiandoli con colleghi, amici o conoscenti, è stata una delle attività più importanti. Trasferire dati utilizzando un supporto esterno non era però semplice come oggi: i due sistemi dovevano infatti poter leggere il medesimo supporto, condizione che inizialmente non era diffusa quanto oggi. L’archiviazione portatile ha infatti avuto negli anni un’evoluzione costante e parallela a quella dell’hardware interno dei personal computer, portando alla creazione di alcuni standard che hanno segnato le rispettive epoche. Negli anni ’80 e ’90 la scena era dominata rispettivamente dai floppy disk e dai Cd, che permettevano di spostare tra i vari computer dati senza che essi fossero in diretta connessione tra loro.
Nel 2000, complice una prima diffusione dello standard Usb 1.1 (rettificato alla fine del 1998) e contestualmente a una prima fase di sviluppo delle memorie flash allo stato solido, giunse sul mercato il primo dispositivo appartenente alla nuova generazione: IBM, innovando come suo solito, produsse infatti la prima pendrive Usb.
Il mercato, accogliendo con favore un dispositivo di memoria piccolo, compatto, semplice da utilizzare, riscrivibile e funzionante tramite il principio del plug&play (ai tempi era una rarità che una periferica funzionasse semplicemente inserendola nel Pc), venne pian piano invaso dalle cosiddette “chiavette Usb”.
I primi modelli avevano capacità di pochi megabyte, con tagli classici molto diffusi di 8, 16 o al massimo 32 Mbyte. Una tale capacità può sembrare oggi ridicola, ma paragonata a dischi rigidi da un paio di Gbyte al massimo non si discosta in percentuale rispetto ai rapporti in essere di oggi. Su quei pochi Mbyte, che rappresentavano comunque una dozzina di floppy disc, potevano comunque essere archiviati centinaia e centinaia di documenti, rappresentando un ottimo archivio portatile in un’era in cui lo standard Mp3 non aveva ancora creato le classiche tracce audio da 3-4 Mbyte da scambiare con gli amici. I primi modelli avevano connessione Usb 1.1, con velocità di circa 150 Kbyte/s; tale valore permetteva di riempire una chiavetta da 32 Mbyte in circa 4 minuti, un tempo più che ragionevole. Quando in seguito le capacità divennero più elevate, con 128, 256 o 512 Mbyte lo standard Usb 1.1 non fu più sufficiente: attendere fino a 60 minuti per scrivere 500 Mbyte di dati era davvero troppo.
Lo standard Usb 2.0 risolse il problema e diede il via alla corsa alle pendrive che ci ha accompagnato fino a oggi, quando i modelli più capienti arrivano a ospitare 256 Gbyte di dati. L’Usb 2.0, con la sua velocità di 480 Mbit/s teorici (60 Mbyte/s) raggiunge, visti gli overhead introdotti dallo standard, nella realtà circa 35 Mbyte/s, riportandoci virtualmente indietro di 10 anni, impiegando fino a 2 ore per riempire una chiavetta da 256 Gbyte, e comunque decine di minuti per trasferire file oggi comuni.
Tanto per fare un esempio spostare su una chiavetta Usb 10 puntate di una qualunque serie Tv, di dimensione solitamente fissata a 350 Mbyte, richiede poco più di un quarto d’ora, un tempo che oggi, finalmente, è possibile ridurre drasticamente.
L’arrivo in massa dello standard Usb 3.0 (5 Gbit/s teorici e circa 3,2 reali, che equivalgono a ben 400 Mbyte/s), presente su tutti i notebook di nuova generazione, sulle schede madri prodotte da quest’anno in avanti e comunque disponibile tramite adattatori, permette di rinvigorire il mercato, proponendo a prezzi allettanti pendrive di dimensioni notevoli e velocità di trasferimento davvero elevate.
Avendo a disposizione 16, 32 o addirittura 64 Gbyte stipati nello spazio di un accendino è possibile portare strettamente con sé un incredibile quantitativo di dati, avendo in pratica sempre a disposizione, ovunque ci si trovi, la maggior parte dei propri documenti importanti, delle fotografie, dei video; senza dimenticare ad esempio i progetti di lavoro di grandi dimensioni, le presentazioni o i database. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 243 – giugno 2011
Non esiste uno strumento universale nel mondo fotografico, ogni esigenza richiede un prodotto dedicato. Cerchiamo di fare luce sui reali bisogni e sulle caratteristiche che i nuovi trend del mercato fotografico stanno evidenziando.
Di Valerio Pardi
Il mercato della fotografia si può definire in salute. L’anno scorso, a livello mondiale, le vendite di apparecchiature fotografiche sono tornate a crescere dopo un 2009 che, per la prima volta negli ultimi tempi, aveva mostrato un preoccupante rallentamento. I dati registrati dalla società di ricerche GfK parlano infatti di un 2010 conclusosi con oltre 140 milioni di fotocamere digitali vendute, un numero superiore anche all’ottimo 2008. L’inizio del 2011, con le dovute limitazioni dovute ai mercati finanziari di tutto il mondo, promette comunque risultati altrettanto positivi. Una conseguenza anche dalla continua spinta innovativa tecnologica offerta dai principali brand del settore. In un simile panorama è quindi relativamente facile perdere di vista quali siano le reali novità introdotte nei nuovi modelli e quali siano invece le caratteristiche che vanno ritenute indispensabili in una fotocamera digitale moderna. Nell’articolo che segue cercheremo quindi di delineare i trend e le tecnologie che stanno caratterizzando l’attuale produzione di fotocamere digitali e successivamente quali di queste siano davvero utili per ottenere i risultati fotografici sperati.
I trend della fotografia digitale
Iniziamo subito con una delle caratteristiche tecniche più controverse: la risoluzione del sensore. Dallo scorso anno possiamo finalmente dire addio alla corsa ai Mpixel, corsa che ha caratterizzato il mercato fotografico digitale fin dalla sua nascita a fine anni ‘90. In quel periodo le fotocamere, anche professionali, utilizzavano sensori da 1 a 2 Mpixel e, comprensibilmente, erano auspicabili modelli a risoluzione maggiore. Invece ai nostri giorni, in cui anche la più economica delle compatte entry level offre una risoluzione di almeno 10 Mpixel, avere due modelli dalle caratteristiche simili, che differiscono solo per qualche milione di pixel, è insignificante: infatti sul fronte della qualità finale, questo influisce in maniera assolutamente marginale. Oggi possiamo contare su sensori con risoluzioni comprese, per la maggior parte, tra i 10 e i 14 Mpixel, valori che garantiscono eccellenti valori di dettaglio e che mantengono le dimensioni dei file entro limiti accettabilissimi per i lavori di postproduzione.
Rimanendo nel campo dei sensori un altro trend che sta, via via, affermandosi riguarda la tecnologia utilizzata. I modelli Cmos sono ormai la maggior parte dei sensori utilizzati nelle fotocamere digitali e hanno di fatto superato la tecnologia Ccd, la prima che ha dato vita alla fotografia digitale moderna. Con il tempo la tecnologia Cmos si è rivelata molto più economica da produrre e la continua ricerca ha permesso prima di eguagliare le prestazioni, e poi anche di superare le potenzialità di un tradizionale sensore Ccd. L’ultima evoluzione dei sensori Cmos li definisce “retroilluminati” e consente di ottenere sensori con una sensibilità maggiore e con un rumore digitale inferiore a parità di dimensioni e di risoluzione complessiva.
Il sensore, da solo, però non contribuisce totalmente alla qualità delle immagini prodotte dalla fotocamera. Un’altra caratteristica, spesso poco considerata, ma che influisce pesantemente sul risultato finale, è lo sviluppo di particolari processori per l’elaborazione del segnale in uscita dal sensore che gestiscono i principali aspetti che andrà ad assumere l’immagine finale. Non è un segreto, infatti, che lo stesso sensore venga utilizzato da diversi brand con risultati qualitativi, spesso, anche molto differenti. È importante quindi valutare anche il tipo di processore utilizzato poiché questo andrà ad influire sul risultato quanto, se non addirittura di più, dell’obiettivo o del sensore montato sulla fotocamera.
L’obiettivo è il terzo aspetto fondamentale che va a determinare direttamente il risultato qualitativo delle immagini. Lo zoom, ovvero l’obiettivo a focale variabile, è diventato lo standard, sia che si tratti di una fotocamera compatta, sia di una reflex. I produttori stanno espandendo le potenzialità di questi obiettivi proponendoli con escursioni focali sempre maggiori senza inficiarne la qualità. Trovare una compatta, anche entry level, con uno zoom 3x è diventato quasi difficile. Oggi infatti si parte da un “minimo sindacale” di 5x. Ciò espande notevolmente la versatilità della fotocamera. Ma è un altro l’aspetto che si sta affermando sempre con più vigore e che offre un’ecletticità ancora superiore ai nuovi obiettivi: la focale minima grandangolare o supergrandangolare. Fino a poco tempo fa, infatti, una fotocamera compatta veniva proposta con ottiche con focali grandangolari equivalenti a quelle di un 35 o, nei casi migliori, 28mm. Ciò significa poter inquadrare angoli di campo rispettivamente di 64 o 76 gradi, non certo esuberanti.
Oggi i produttori tendono a fornire ottiche sempre più grandangolari, equivalenti a un 25mm o 24mm e anche meno, che si traduce in un ampliamento del campo inquadrato a ben oltre gli 80°. Una caratteristica molto apprezzata soprattutto nelle foto in interni o per gruppi di persone. Una tale peculiarità, non va ad inficiare le potenzialità tele dell’ottica, poiché l’escursione focale si è estesa anche da quel lato. Adesso possiamo trovare non solo fotocamere con ottiche sempre più versatili, ma anche di qualità migliore.
Un filone completamente controcorrente ma che sta riscuotendo un discreto consenso tra il pubblico, è quello delle fotocamere con ottica molto luminosa (< f/2). Si tratta di fotocamere che mirano a sfruttare appieno la sensibilità dei nuovi sensori accoppiandoli a ottiche dalla luminosità elevata, sacrificando l’escursione focale. In alcuni casi si arriva addirittura a scegliere la strada dell’ottica a focale fissa, indubbiamente meno versatile ma in grado di offrire prestazioni ottiche e possibilità di ripresa in condizioni di luce scarsa altrimenti impossibili. Un altro aspetto essenziale, quando si utilizzano sensori e processori d’immagine di qualità elevata, è poter contare su tutti gli anelli della catena che siano all’altezza, obiettivo compreso. Avere un sensore da 14 o anche più megapixel diventa inutile se l’obiettivo a cui è accoppiato non riesce a risolvere dettagli sufficienti a sfruttare tutti i pixel del sensore stesso. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 243 – giugno 2011
Una panoramica di 13 prodotti di fascia intermedia e alta per le più moderne piattaforme Intel Core.
Di Michele Braga
La progressiva integrazione all’interno del processore delle funzioni prima delocalizzate nei componenti elettronici del chipset ha progressivamente fatto perdere di vista l’importanza che la scheda madre riveste all’interno di una configurazione Pc. Come abbiamo sottolineato più volte sulle pagine di PC Professionale, è proprio questo componente a definire la fisionomia del sistema e le combinazioni di componenti hardware che possono essere adottate. Mentre il mercato dei processori è di tipo evolutivo e si muove spinto dalla necessità di offrire prestazioni sempre più elevate attraverso l’incremento del numero dei core di calcolo, della frequenza operativa e il passaggio a un processo produttivo più raffinato, quello delle schede madri ha un andamento discontinuo che coincide con i salti generazionali dei processori. L’introduzione della nuova generazione di processori Intel basati sulla microarchitettura Sandy Bridge ha dato il via allo sviluppo di linee di schede madri dedicate, dalle più economiche alle più costose, in grado di mettere in risalto le caratteristiche delle nuove unità di calcolo in differenti scenari operativi. La realizzazione di un sistema basato sui processori Intel Core di questa generazione passa attraverso la sostituzione della scheda madre per questioni legate al socket, ora a 1.155 contatti, alle specifiche dei circuiti di alimentazione e alla possibilità di sfruttare il comparto grafico integrato all’interno del silicio della Cpu. Per un’analisi approfondita delle caratteristiche dell’architettura Sandy Bridge rimandiamo alla lettura dell’articolo pubblicato sul numero 239 di febbraio di PC Professionale.
In questa occasione esaminiamo un campione dell’attuale offerta di piattaforme; sottolineiamo che i primi lotti di schede madri messi in commercio sono stati richiamati a seguito di un difetto, messo in luce dalla stessa Intel, a carico del controller Serial Ata e risolto con la recente revisione B3 dei chipset. Sebbene l’azienda di Santa Clara abbia speso 1 miliardo di dollari per ritirare dal mercato e sostituire tutte le vecchie versioni vendute o ancora in commercio, consigliamo di verificare che il modello da voi scelto monti un chipset B3.
I chipset per Sandy Bridge
Prima di passare alle schede madri, analizziamo quelle che sono le caratteristiche peculiari dei chipset offerti da Intel e utilizzati per allestire piattaforme indirizzate all’utenza consumer di fascia alta, a quella dei sistemi compatti, piuttosto che quelli destinati al mondo aziendale.
Tra tutti i chipset disponibili, quello Intel P67 è l’unico che richiede necessariamente l’utilizzo di una scheda grafica di tipo discreto in quanto non implementa il collegamento Fmi (Flexible Media Interface) necessario a sfruttare la grafica integrata nell’architettura Sandy Bridge. Le piattaforme che usano questa soluzione sono indirizzate agli utenti di fascia più alta, in generale videogiocatori, per i quali una grafica integrata non sarebbe sufficiente. Questo chipset è anche l’unico che permette di intervenire in manuale e in modo sensibile sui parametri operativi dell’intera piattaforma per eseguire l’overclock dell’unità di calcolo e delle memorie.
Il chipset Intel H67 è quello pensato per le configurazioni di fascia medio-alta capaci di sfruttare sia la grafica integrata del processore sia una scheda discreta. L’utilizzo di una scheda grafica esterna determina la disattivazione automatica di quella presente nel processore. Rispetto al chipset P67 manca la possibilità di eseguire l’overclock spinto delle unità di classe K, quelle con moltiplicatori sbloccati. Entrambi questi chipset supportano sei porte di collegamento Serial Ata, quattro delle quali di tipo Sata II e due di tipo Sata III. Alla base dell’offerta di chipset per il settore consumer troviamo il modello Intel H61 indirizzato ai prodotti più economici e pensato per configurazioni compatte. Le piattaforme realizzate attorno a questo componente permettono di sfruttare la grafica del processore o una esterna; a differenza dei modelli di classe superiore il numero di linee Pci Express è inferiore, così come è diversa la configurazione dei controller Serial Ata: rimangono i quattro canali Sata II, mentre non sono presenti quelli Sata III. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 243 – giugno 2011
I nuovi dispositivi satellitari per l’assistenza alla guida sono sempre più economici, completi e affidabili. Sette Pnd sotto i 150 euro in prova.
Di Simone Zanardi
Come ogni anno, con l’estate alle porte molti di noi si apprestano ad acquistare un navigatore satellitare per auto che possa assisterli alla guida nella strada verso le vacanze. A differenza di qualche anno fa, però, il mondo dei Pnd (Personal Navigation Device, dispositivi portatili per la navigazione) è stato ormai completamente sdoganato e chiunque abbia frequentato i reparti di elettronica di consumo di un supermercato o di un negozio specializzato sa cosa è un Gps e come funziona.
I prezzi sono progressivamente scesi, e dal punto di vista dell’utente finale questa non può che essere una notizia positiva. Anche la scelta del dispositivo si è fatta più semplice: in primo luogo perché la tecnologia è più matura e quindi è sempre più difficile trovare un navigatore realmente scarso, e poi perché si sono notevolmente ridotti i competitor sul mercato, che ha così lasciato spazio a brand specializzati o comunque con una solida esperienza nel settore della navigazione Gps.
In questo numero abbiamo deciso di proporvi una prova comparativa di Pnd sotto i 150 euro con cartografia europea; si tratta quasi sempre dei dispositivi entry level commercializzati dalle aziende, ma non per questo privi di tutte le funzioni di base realmente necessarie per fornire una buona esperienza di guida assistita. A una cifra tutto sommato ridotta (e che facilmente può scendere ancora di una o due decine di euro sfruttando le offerte dei volantini) potete insomma acquistare un navigatore solido, completo e con mappe aggiornabili in modo semplice.
Il mercato
Il mercato dei Pnd sta vivendo una fase di declino; come abbiamo più volte ricordato su queste pagine la concorrenza degli smartphone con Gps integrato da un lato e dei dispositivi integrati per auto dall’altro sta stringendo di assedio i navigatori portatili, che pagano i costi sempre più ridotti dei componenti (oggi aggiungere un modulo satellitare ad uno smartphone comporta un incremento di prezzo minimo) e una maggiorare maturità del settore automotive. Secondo uno studio pubblicato lo scorso aprile da ABI Research, il mercato dei Pnd è destinato a un calo del 50% entro il 2016, mentre per lo stesso anno gli utenti di applicazioni Gps per smartphone saliranno a 500 milioni. Questa fase è già iniziata, se è vero che due giganti del settore come Garmin e TomTom hanno entrambi annunciato un calo del mercato Pnd previsto tra il 10 e il 20% già nel 2011. Proprio Garmin sostiene inoltre che il prezzo medio subirà una contrazione del 5-10%, una buona notizia per l’utente finale ma una pessima tendenza per i produttori.
Secondo tutti gli analisti l’unica strada che le aziende hanno davanti a sé per uscire da questa situazione è tornare a proporre prodotti innovativi. In questo senso la chiave di volta sembra rappresentata dai cosiddetti Pnd connessi, ovvero gli apparati che integrano un modulo cellulare per dialogare direttamente con la Rete e fornire così servizi e contenuti aggiornati in tempo reale. Il problema dei Pnd connessi è al momento il prezzo, ancora elevato, e il fatto di dover “far digerire” agli utenti l’idea di un abbonamento annuale a un servizio a pagamento. Al di là di queste problematiche, secondo ABI Research i Pnd connessi rappresenteranno il 40% dell’intero mercato entro il 2016.
I prodotti in prova
Come accennato, abbiamo concentrato questa rassegna su dispositivi dotati di cartografia europea e proposti a un prezzo di listino inferiore ai 150 euro. Questa scelta è dettata dall’idea di proporvi navigatori abbordabili ma comunque competitivi per quanto concerne la navigazione di base. La richiesta di sistemi con copertura dell’intera Europa (o perlomeno dei paesi occidentali) è dovuta alla tendenza che molti produttori hanno a non commercializzare più Pnd con sola cartografia regionale. Io ogni caso se il modello in prova è disponibile anche con sole mappe Italiane, nella recensione potete trovare il prezzo di questa seconda versione. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 243 – giugno 2011
Arrivano i portatili con la nuova piattaforma AMD dove Cpu e Gpu si fondono in un unico componente. Abbiamo provato i primi modelli disponibili sul mercato.
Di Pasquale Bruno
I primi mesi del 2011 hanno visto una frenata nelle vendite di Pc portatili. Secondo l’istituto di ricerca Gartner, la crescita prevista per l’anno in corso si fermerà intorno al 10%, pari a 390 milioni di unità, a dispetto delle stime iniziali valutate al 15%. Un valore in positivo ma decisamente più basso di quanto registrato negli anni passati, dove la crescita era su cifre del 30-40%. All’interno di questo mercato sono i piccoli netbook che stanno soffrendo di più. Quest’anno le vendite di netbook potrebbero fermarsi a 25 milioni di unità circa; gli analisti di Microsoft valutano un calo delle vendite prossimo al meno 40% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. I motivi di questo andamento sono molteplici. Da una parte ha influito senz’altro il successo dei tablet Pc, che hanno guadagnato popolarità a discapito dei netbook. Sempre secondo Gartner, per il 2011 sono previsti 50 milioni di tablet venduti nel mondo, che dovrebbero diventare 103 milioni l’anno prossimo e 154 nel 2013. Gli operatori telefonici, nazionali e non, hanno colto al balzo questo trend investendo molto in questi prodotti e spostando coerentemente le loro strategie di marketing. Soltanto pochi mesi fa i netbook 3G e le chiavette Internet erano il principale fulcro delle proposte delle compagine telefoniche per il web in mobilità. Un altro fattore è stata la scarsa capacità di adeguamento dei netbook alle accresciute esigenze multimediali. La potenza di calcolo fornita è rimasta sostanzialmente la stessa dal 2008 a oggi e non ha saputo far fronte con efficacia ai nuovi sistemi operativi, all’alta definizione e ai contenuti avanzati che nel frattempo sono apparsi su Internet. Troppo bassa la velocità, troppo piccolo il display, troppo limitato il sistema operativo; per inciso, stiamo parlando della piattaforma più diffusa, basata su Intel Atom e Windows 7 Starter.
Terzo e importante punto, la soglia d’ingresso per i notebook economici da 15 pollici si è abbassata ulteriormente. Con meno di 500 euro è possibile portare a casa un vero Pc portatile, molto più versatile, potente e comodo da usare rispetto a un netbook, che può essere proficuamente utilizzato per lavorare o per studiare e su cui si possono vedere i film in formato Hd. Se non si hanno particolari esigenze di mobilità perché accontentarsi di un netbook, che va bene giusto per navigare su Internet, quando spendendo poco di più si può avere un portatile da 15” molto più sfruttabile?
La risposta di AMD
È proprio in questo contesto che va a inserirsi la nuova piattaforma mobile AMD Fusion, annunciata al Consumer Electronic Show di Las Vegas a gennaio. Nota con il nome in codice Brazos, è il primo risultato di un ambizioso progetto basato sull’integrazione tra Cpu e Gpu su un unico pezzo di silicio. Tramite questo approccio si possono ridurre gli ingombri, aumentare le prestazioni e l’efficienza dei vari blocchi funzionali, diminuire i consumi e semplificare la costruzione delle schede madri. Una lunga serie di vantaggi che sono una manna proprio per i computer portatili, molto sensibili ai concetti appena espressi. Un aspetto importante della piattaforma Brazos è il passaggio al processo produttivo a 40 nanometri, indispensabile per riuscire a implementare al meglio le richieste di un sistema moderno propri in termini di consumi e prestazioni. La fusione (da qui il nome Fusion) tra Cpu e interfaccia grafica ha portato a coniare un nuovo acronimo, Apu (Accelerated Processing Unit), che caratterizza le nuove unità di calcolo.
Brazos presenta alcuni aspetti che potrebbero risultare vincenti nell’attuale situazione del mercato notebook. Uno dei suoi più grandi vantaggi è la scalabilità: nelle sue varie declinazioni può trovare posto nei netbook, nei portatili economici fino a 15”, nei subnotebook e nei nettop. Restano esclusi al momento i notebook di fascia più alta, con prezzi compresi tra 500 e 1.000 euro, ma non si dovrà aspettare a lungo: per la metà dell’anno sono previste le Apu di classe Llano, che offriranno prestazioni molto superiori e potranno essere utilizzate anche nei Pc desktop.
La possibilità di implementare la piattaforma Brazos tanto su netbook quanto su notebook è di vitale importanza in un mercato in rapida evoluzione. Da questo punto di vista la soluzione AMD ha tutte le potenzialità per risultare vincente e per contribuire a dare vitalità alle vendite generali. Oltre alla scalabilità, un altro punto importante è il costo: i prezzi di un notebook con Brazos sono piuttosto invitanti, e l’economicità di acquisto abbiamo visto essere una motivazione fondamentale in questo periodo. Inoltre le soluzioni mobile AMD tradizionalmente riescono a offrire prestazioni grafiche superiori rispetto alla controparte Intel, e possono essere sfruttate per garantire ciò che Atom attualmente nega, cioè la riproduzione di filmati in formato Full Hd. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 243 – giugno 2011
Le “smart” Tv promettono di offrire il meglio di due mondi: la facilità d’uso di un televisore e la versatilità di un computer. Vediamo insieme se questa promessa è stata mantenuta.
Di Nicola Martello
La convergenza tra il mondo della televisione e quello dell’informatica non è certo un concetto nuovo, ma per anni ha faticato a diventare realtà, ovvero un insieme di hardware e di software facile e pratico da usare. In effetti proprio qui sta la difficoltà di questa fusione: la logica di utilizzo di un televisore è molto diversa da quella di un computer. Il primo è semplice da installare e da usare: tipicamente basta collegare i cavi dell’antenna e della corrente, accendere l’apparecchio e lanciare la procedura automatica di sintonizzazione. Dopo pochi minuti la Tv è pronta per funzionare.
ìAl contrario un computer richiede l’installazione dei programmi, la loro personalizzazione e soprattutto la comprensione della loro logica di funzionamento, che, nonostante anni di sforzi in fatto di ergonomia, è ancora molto lontana dal poter essere definita “intuitiva”. Se è vero che un utente di computer non ha problemi a usare una qualsiasi Tv, non è affatto detto il contrario ed è molto difficile che una persona digiuna di informatica riesca a digerire l’idea di una televisione con un’interfaccia e una logica di funzionamento simili a quelle di un computer.
In tempi recenti, con un’accelerazione netta negli ultimi due o tre anni, lo scenario è però cambiato. Da una parte è cresciuto enormemente il numero di persone che usano quotidianamente dispositivi elettronici complessi e dalle molteplici funzionalità. Basti pensare, ad esempio, ai telefoni cellulari evoluti o smartphone, in grado di scattare foto, di riprendere video e di connettersi a Internet. Il contatto continuo con questi dispositivi ha assuefatto gli utenti alle interfacce basate su icone, alle operazioni necessarie per aprire una pagina Web e per inviare o ricevere una e-mail. Dall’altra parte i produttori di cellulari, di Tv, di apparecchi multimediali diversi dai Pc hanno fatto un notevole sforzo per portare nei loro dispositivi le funzioni di base di un computer mantenendo però un’interfaccia abbastanza semplice e sviluppando software che riducono al minimo l’intervento dell’utente nelle fasi di setup e di aggiornamento. Grazie a questi cambiamenti oggi troviamo nei negozi Tv che non si limitano a ricevere passivamente le trasmissioni via etere, con orari e palinsesti fissi, ma assumono in sé le funzioni tipiche di un media extender e tramite servizi ad hoc via Internet guadagnano una versatilità impensabile fino a poco tempo fa. Una smart Tv (il termine è stato coniato da Samsung e subito adottato da tutti, produttori concorrenti compresi) è quindi in grado di leggere i contenuti multimediali caricati in una memoria esterna connessa via Usb o tramite la rete locale Ethernet, di registrare i programmi televisivi (sempre su una memoria esterna, attualmente solo Usb) e di accedere ai siti Web con i quali il produttore della Tv ha stretto un accordo commerciale.
Il tutto avviene grazie a un’interfaccia e a funzioni semplici da usare, più vicine alla logica d’uso di una Tv che a quella di un Pc. Consci del mancato successo dei Media Center di Microsoft, i produttori di Tv hanno infatti capito che per andare avanti lungo questa strada la semplicità d’uso è fondamentale. Quindi le Tv devono essere in grado di impostare da sole il collegamento a Internet (indifferentemente via cavo o Wi-Fi), devono aggiornare il firmware in maniera semiautomatica e devono garantire l’accesso ai servizi Web con il minor numero possibile di clic da parte dell’utente. In pratica, devono avere alcune funzioni tipiche di un Pc, ma gestibili con la semplicità d’uso di un televisore. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 243 – giugno 2011
È passato poco più di un anno dal lancio, e iPad è ormai entrato nella nostra cultura. Le “apps” disponibili sono tante, forse troppe: ecco una carrellata delle migliori.
Di Daniele Marino
Con buona pace dei numerosi scettici, il tablet di Apple è stato il prodotto informatico di maggior successo del 2010. Le vendite del primo modello, lanciato ad aprile dello scorso anno, hanno raggiunto quota 15 milioni: cinque volte quanto previsto in media dagli analisti di Wall Street, E l’iPad 2, da poco nei negozi, sembra in grado di fare addirittura di meglio. Uno dei motivi, certo non l’unico, di questo successo è la quantità di applicazioni disponibili. In effetti l’App Store è così ricco da mettere in difficoltà chi vi si avvicina per la prima volta. Per questo abbiamo deciso di presentarvi una carrellata di quanto di meglio il mercato ha da offrire agli utenti di iPad e iPad 2: applicazioni – apps, come le chiama Apple – di ottima qualità e a buon mercato. In generale i prezzi delle apps per iPad (ma anche di quelle per iPhone) sono ben più bassi di quelli dei software per PC: nella maggior parte dei casi oscillano tra 1 e 5 euro, e sono poche le applicazioni (o i giochi) che superano i 10 euro. Ecco quindi le nostre proposte, che abbiamo suddiviso in tre grosse categorie: applicazioni da usare in ufficio, a casa o in viaggio.
In ufficio
L’iPad non è un surrogato di un PC, e la sua vocazione non è certo quella di una macchina “da lavoro”. Le applicazioni pensate per l’uso in ufficio sono però numerose, e in certi casi l’iPad può risultare utile, magari anche più di un computer tradizionale (netbook compresi) per le sue caratteristiche intrinseche: l’essere assolutamente portatile e costantemente in una situazione di standby. In termini pratici: tirar fuori l’iPad dalla borsa e avviare un’applicazione è questione di qualche secondo, esattamente come tirar fuori un’agendina dalla tasca o un bloc notes dallo zaino. Ecco alcune delle apps più interessanti per chi vuole sfruttare il suo iPad come strumento di lavoro. Nella lista non troverete una suite per l’ufficio, ma non è una dimenticanza clamorosa! Abbiamo esaminato le principali suite di produttività per l’iPad in un riquadro che troverete nelle prossime pagine.
Tra le applicazioni di produttività, l’agenda è in effetti uno dei primi pensieri, fin dagli albori della diffusione dei dispositivi mobili. Una delle più valide, che integra funzioni sia di calendario sia di “to do” (lista delle cose da fare), è Pocket Informant HD (Web Information Solutions; 11,99 euro), applicazione piuttosto costosa per gli standard dell’App Store ma parecchio versatile e ricca di funzionalità. Dietro una piacevole interfaccia (la metafora dell’agenda ad anelli, un po’ in stile Lotus Organizer per i nostalgici di questo pacchetto) c’è un complesso sistema di gestione di eventi ed impegni, tra cui l’utente si può muovere con il tocco delle dita in modo intuitivo. Tutti gli elementi sono caratterizzati da icone, colori ed altri elementi visuali che contribuiscono a rendere immmediato l’uso del programma. Pocket Informant HD si ispira alla metodologia GTD (Getting Things Done), elaborata da David Allen e spiegata nell’omonimo libro (edito in Italia da Sperling & Kupfer con il titolo “Detto, Fatto!), che prevede la suddivisione dei task in microattività da pianificare su base giornaliera. Tanta complessità non ha purtroppo una controparte desktop che permetta di gestire su PC i propri impegni esattamente come su iPad; è però prevista la sincronizzazione dei dati con i servizi on-line Google Calendar e Toodledo, nonché con Outlook (in quest’ultimo caso serve un add-in che costa 5 dollari Usa).
Un approccio simile, per interfaccia e per filosofia di uso, è quello di Todo (Appigo; 3,99 euro), limitatamente alla gestione dell’elenco di attività. Anche in questo caso il programma è semplice da utilizzare, e prevede interessanti funzioni come la sincronizzazione con iCal su Mac (Pocket Informant utilizza invece un database separato) o con Outlook su PC. Supporta inoltre la sincronizzazione con il servizio on-line Toodledo, oppure con una versione Web (offerta a pagamento dalla stessa Appigo) che garantisce alcuni servizi aggiuntivi come la sincronizzazione over-the-air dei dati via 3G o WiFi. Da notare la possibilità di far interagire l’applicazione con altri software installati sull’iPad: ad esempio con visualizzatori di file come GoodReader (di cui parleremo più avanti), dai quali creare nuove attività in Todo con tanto di riferimenti ai file correlati. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 243 – giugno 2011
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