Android 9 Pie sistema operativo Google

Android 9 Pie, lo smartphone su misura

La nona edizione del sistema operativo di Google ora studia il comportamento dell’utente grazie all’intelligenza artificiale. Lo slogan? “Su misura per te”.

Sono passati dieci anni esatti dalla prima versione ufficiale di Android, avvenuta tre anni dopo l’acquisizione da parte di Google del sistema operativo con il robottino verde come mascotte. Com’è noto, nel corso degli anni le versioni sono state battezzate in ordine alfabetico prendendo spunto dai nomi di dolci. Il “totodolce” anche questa volta ha partorito i nomi più fantasiosi, tra cui addirittura “Pistacchio”, ma alla fine, dopo Nougat e Oreo, ha vinto qualcosa di molto più semplice e generico: Android 9 Pie (torta). 

Annunciato a marzo, Android 9 Pie è stato rilasciato la prima settimana di agosto. Attraverso un post sul blog ufficiale, lo staff ha diffuso un dato interessante: sono state circa 140.000 le persone che hanno accettato di provare la prima versione beta di Android 9. Lo slogan con cui è stata accompagnata è “Tailored to you” ovvero “Su misura per te”. Infatti nella nuova versione troviamo una serie di funzioni personalizzabili (che verranno arricchite ed espanse in seguito), tra cui Batteria Adattiva, Luminosità Adattiva, le Slices e le App Actions, che vedremo meglio nelle prossime pagine.

Android 9 Pie, la struttura rimane quella di Oreo

Le novità apportate non stravolgono la struttura di Oreo, che anzi viene perfezionato, anche se l’interfaccia subisce qualche evidente modifica. Su Android 9 Pie troviamo delle funzioni già viste su prodotti di Samsung e Huawei, come ad esempio la possibilità di gestire due fotocamere contemporaneamente (qui Multi Camera) o attivare la modalità Non Disturbare. Quest’ultima in particolare fa parte del programma Digital Wellbeing ovvero “benessere digitale” che vede in Apple il brand aprifila tra le case che intendono assistere l’utente nel responsabilizzare e contenere l’utilizzo dei dispositivi elettronici, che spesso sfocia in un vero e proprio abuso. 

Se la parola chiave che verte attorno al nuovo Android è “adattabilità”, l’artefice di tutto è l’IA, intelligenza artificiale. Abbiamo visto come negli ultimi tempi siano stati prodotti processori modellati apposta per sostenere questa tecnologia, che le case costruttrici di smartphone hanno cominciato a sfruttare nelle operazioni fotografiche. Su Android 9 Pie, l’IA dovrà anche migliorare e ottimizzare le funzioni, i consumi e le performance, dopo aver studiato il comportamento e le abitudini dell’utente. Si tratterà di uno studio particolarmente approfondito e possibile attraverso il machine learning (apprendimento automatico); lo si noterà dalle stesse App Actions. Android 9 Pie infatti sarà in grado di consigliare e anzi, predire, la prossima attività che si è soliti lanciare dopo averne impiegata un’altra precedentemente. Il machine learning sarà sempre più efficiente grazie al miglioramento delle Api Neural Networks che sono state introdotte da Google su Android 8.1.

Gesture a tutto campo

Ampio raggio d’azione è stato dato alle gesture, sempre più presenti e che in un prossimo futuro potrebbero diventare fondamentali per un utilizzo più immediato del dispositivo. Potenzialmente, l’intero telefono diventa sensibile quasi come fosse un sensore o, perché no, una vera e propria pelle. Basti pensare che stringendo il telefono (in questo caso il Pixel 2 XL), si attiva Google Assistant e sfiorando il sensore d’impronte verso il basso, si attiverà il pannello delle notifiche; al contrario, verso l’alto, si può richiudere. 

Android 9 Pie è già presente su Google Pixel, Pixel XL e la seconda generazione di entrambi i modelli e su Essential Phone. Tutti gli altri dispositivi i cui brand hanno partecipato al programma Beta, vedranno arrivare gli aggiornamenti entro la fine dell’autunno. Insieme ad Android 9 Pie è stata rilasciata anche la nuova versione “Go” destinata agli smartphone e tablet entry level con specifiche tecniche modeste. Per testare la prima versione di Android 9 Pie, tuttora in aggiornamento, abbiamo utilizzato un Google Pixel 2 XL; la nostra prova è quindi “su misura” per questo dispositivo. (… continua sul numero 331 di PC Professionale)

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