Bitcoin in crisi

Bitcoin è morto, garantisce il milionario ragazzino

Dopo aver incamerato ricavi milionari grazie alla speculazione finanziaria a base di Bitcoin, un teenager con la smania dell’esibizionismo da social parla ora di una criptomoneta defunta. Il mercato è troppo frammentato.

Ad appena 19 anni, Erik Finman ha messo su una piccola fortuna speculando sulla bolla finanziaria di Bitcoin e delle altre monete virtuali: il suo primo investimento in BTC risale a quando aveva 12 anni, con l’acquisto di BTC a $10 grazie ai $1.000 forniti dal nonno. Raggiunto il valore di $1.100 per BTC, Finman ha investito $100.000 in un business didattico on-line e poi ha investito ancora. Oggi il ragazzino-Bitcoin ha un patrimonio di $4 milioni, ma esprime giudizi a dir poco negativi sul futuro delle criptomonete.

In una recente intervista, Finman sostiene senza giri di parole che “Bitcoin è morto”: il mercato della criptomoneta per eccellenza ha raggiunto un livello di frammentazione eccessivo, sostiene Finman, con lotte intestine tra fork e derivati (Bitcoin Cash e compagnia) che spingono in giù il valore dei BTC e dell’intero ecosistema di asset virtuali.

Erik Finman

Monete virtuali senza futuro

Sul lungo termine Bitcoin non ha più speranza, sostiene Finman, che dall’alto dei suoi 4 milioni ama pubblicare foto su Instagram mentre è disteso su un tavolo pieno di banconote. Dollari poco virtuali, in questo caso. Un’altra criptomoneta quasi vicina al tracollo è Litecoin, dice ancora il giovane speculatore, con una perdita di valore del 95% e un destino già segnato da tempo.

Le parole di Finman si aggiungono al coro sempre più critico e negativo che circonda le monete virtuali, un “business” aleatorio che in questi mesi ha conosciuto solo il segno meno: al momento un BTC vale circa 3.000 dollari, ennesimo record negativo di una criptomoneta che solo 12 mesi fa di dollari ne valeva 20.000.

Un business niente affatto virtuale che al momento sta soffrendo a causa di Bitcoin e le altre virtua-monete della bolla finanziaria è quello delle GPU discrete, categoria di prodotto un tempo particolarmente utile per il mining di criptomonete ma che ora prende polvere nei magazzini dei rivenditori. NVIDIA, il maggior produttore di GPU per PC, server e supercomputer, ha perso metà del suo valore in borsa spingendo uno dei suoi maggiori investitori (Softbank Group) a considerare la dismissione delle quote societarie.

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