Nuovo aggiornamento per Google Chrome con la versione beta 64.

Chrome bloccherà l’advertising. Ma solo quello “intrusivo”

Google ha deciso di dichiarare guerra alla pubblicità invasiva, fasulla o più in generale malevola e ostile nei confronti degli utenti. Il blocco scatterà a dicembre, e i webmaster avranno un mese di tempo per redimersi.

Con l’arrivo di Chrome 71, futura release del browser prevista per questo dicembre, Google erigerà una vera e propria barriera contro l’advertising fasullo, truffaldino o potenzialmente malevolo. Una mossa destinata a cambiare radicalmente il Web e il business pubblicitario, anche se la tagliola non scatterà immediatamente e gli admin potranno correggere il corso prima di finire nella blacklist del browser.

Quello che Google pianifica di fare con Chrome 71 è di mettere al bando le cosiddette esperienze intrusive, ovvero l’advertising e gli altri elementi presenti in una pagina Web che veicolano messaggi fasulli – chat, notifiche, finestre di dialogo del sistema – “aree di click impreviste”, phishing, reindirizzamento automatico del browser, malware o software indesiderati (PUP).

Chrome, Advertising intrusivo

Chrome 71 analizzerà tutti i contenuti di una pagina Web, senza curarsi di distinguere tra iframe, player video e risorse locali, e qualora identificasse una delle succitate esperienze intrusive metterebbe al bando il sito responsabile.

Ai webmaster verrà concesso un mese di tempo per eliminare gli elementi intrusivi, e già oggi è possibile verificare la presenza di potenziali violazioni della nuova politica con un apposito Web tool. Qualora lo volessero, gli utenti finali potranno bypassare gli eventuali blocchi per visitare anche i siti finiti in blacklist.

Google è da tempo impegnata nel contrasto dell’advertising progettato per danneggiare o peggiorare sensibilmente l’esperienza utente sul Web, e l’arrivo di Chrome 71 segnerà in tal senso un cambio di passo davvero notevole: il browser proprietario di Mountain View (basato sul progetto open source di Chromium) è in assoluto il più usato, su desktop come su mobile (Android), e una decisione così drastica da parte della corporation è inevitabilmente destinata a condizionare l’interno Web con il relativo mercato dell’advertising.

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