Privacy

FaceApp, il fenomeno virale che mette a rischio la privacy

Le elaborazioni “neurali” dei volti di FaceApp sono tornate di moda sui social ed è scattato l’allarme: milioni di inconsapevoli utenti stanno regalando i loro dati biometrici a un’azienda russa. La politica americana chiede all’FBI di intervenire.

FaceApp è una app mobile in circolazione dal 2017, un piccolo, mefitico tool di elaborazione grafica che promette di applicare filtri alle foto degli utenti (che si tratti di selfie o meno) restituendo, grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale, una versione più giovane, anziana o di sesso opposto del soggetto ritratto nell’immagine. In questi giorni la app è tornata a circolare in maniera virale sui social network, e sono scattati nuovi allarmi per la privacy: gli utenti che stanno volontariamente regalando preziose informazioni biometriche ad aziende private di cui farebbero bene a diffidare.

La nuova circolazione virale di FaceApp riguarda in particolare il filtro di aging della app, con la proliferazione ossessiva, compulsiva e assolutamente pervasiva (su Facebook, Twitter e siti di quotidiani italiani alla ricerca del clic facile) di un flusso senza fine di volti invecchiati postati da utenti comuni, personaggi famosi e influencer attivi nel remunerativo business dei social-like.

FaceApp

FaceApp è un tool sviluppato dalla Wireless Lab, una società con sede in Russia che, stando ai termini di servizio della app, acquisisce una sorta di diritto di sfruttamento “perpetuo” delle foto generosamente caricate dagli utenti sui server della corporation. Con FaceApp la privacy fa insomma a farsi benedire, e milioni dei suddetti utenti si sono dimostrati ben felici di regalare i loro volti, le loro immagini e potenzialmente i loro dati biometrici alla russa Wireless.

La nuova esplosione virale di FaceApp ha scatenato un nuovo allarme sui rischi per la riservatezza, con il senatore americano Chuck Schumer che ha persino chiesto a FBI e Federal Trade Commission (FTC) di avviare un’indagine sulla app e le possibili conseguenze sulla sicurezza nazionale USA derivanti da eventuali “cyber-ostilità” di parte una potenza straniera contro i cittadini statunitensi.

FaceApp Ferragnez
I “ferragnez” in versione FaceApp, impossibile farne a meno…

Dal canto suo, intervistato dal Washington Post il CEO di Wireless Lab Yaroslav Goncharov ha dichiarato di non essere interessato ad analizzare le foto degli utenti per addestrare algoritmi di riconoscimento facciale – anche se la mole di informazioni a disposizione di FaceApp e i termini di servizio lo permetterebbero senza problemi. Il governo russo non ha accesso ai dati, rassicura ancora Goncharov, e gli utenti possono sempre scegliere di “richiedere” la cancellazione delle immagini salvate sui server remoti. L’importante è fidarsi. O di arrendersi al fake-futuro senza privacy che è già tra noi.

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