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Guerra dei dazi, Huawei riduce la produzione di smartphone? L’azienda smentisce

Il colosso cinese finito al centro della guerra commerciale tra USA e Cina starebbe “rivalutando” la propria capacità di raggiungere gli obiettivi di mercato. Di conseguenza, le linee produttive delle fabbriche asiatiche sarebbero state “spente” in attesa di decisioni future.

Aggiornamento 4 giugno 2019, ore 17:20: un portavoce Huawei ha fatto pervenire a PC Professionale il seguente commento in merito alle indiscrezioni riportate nell’articolo: “Huawei smentisce queste dichiarazioni, i nostri livelli di produzione globali sono normali senza alcun aggiustamento significativo in un senso o nell’altro“.

Articolo originale:

Pochi giorni fa, la guerra senza quartiere di Washington contro Pechino a mezzo Huawei sembrava avviarsi verso una sorta di tregua armata con la concessione di una proroga di tre mesi per l’uso di Android sugli smartphone del produttore cinese. E invece, stando alle ultime indiscrezioni, la contesa commerciale e geopolitica scatenata Donald Trump comincia ad avere effetti molto concreti sul business mobile della multinazionale asiatica.

Dal South China Morning Post arriva infatti la notizia di una riduzione significativa nella produzione di smartphone consumer negli impianti di Foxconn, la fabbrica cinese responsabile dell’assemblaggio di buona parte dei dispositivi delle marche più note del mondo – cinesi, americane o di qualsiasi altra provenienza esse siano.

Foxconn

Le linee di montaggio dedicate alla realizzazione di smartphone Huawei sarebbero state “spente”, dice il quotidiano asiatico, in conseguenza della riduzione degli ordini provenienti da Pechino. Secondo quanto dichiarato da Zhao Ming, presidente del brand Honor di proprietà di Huawei, l’obiettivo della corporation di diventare il primo produttore di smartphone al mondo – superando Samsung dopo aver surclassato Apple – entro il 2020 non può ora essere più mantenuto nei termini previsti.

La tregua armata di tre mesi per l’uso continuato della licenza di Android non ha certo favorito il rasserenarsi del clima tra USA e Cina, anzi: in queste settimane c’è stata una vera e propria rincorsa a comportarsi come Google inibendo a Huawei di avere accesso ai design di chip SoC mobile ARM, di vendere i laptop MateBook X Pro sullo store Microsoft e persino ai ricercatori e ingegneri dell’azienda di partecipare alle attività di sviluppo del consorzio IEEE (divieto poi rientrato).

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