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Intel, nuovi fondi contro la crisi dei 14 nanometri

Santa Clara interviene ufficialmente confermando le indiscrezioni di queste settimane sui problemi produttivi dell’azienda, promettendo fondi maggiorati per garantire le forniture di chip a un mercato PC in ripresa. E i 10nm? Ci sono stati “progressi”.

Il fatto è noto da settimane grazie a indiscrezioni e fonti non ufficiali: Intel deve al momento affrontare un grosso problema nella produzione delle sue potenti CPU x86 per computer, nei prossimi mesi la corporation statunitense non sarà in grado di garantire una fornitura di chip sufficiente ai produttori OEM e quel che è peggio il passaggio al nodo produttivo di nuova generazione (10 nanometri) accumula ritardi su ritardi. Tutto vero, ammette ora il management, e nuovi investimenti sono in arrivo per tentare di attutire i contraccolpi di una produzione che non riesce a stare al passo con un mercato in crescita.

Stando alla “lettera aperta” indirizzata a clienti e partner da Bob Swan, CFO e attuale CEO ad-interim di Intel dopo l’abbandono di Brian Krzanich, le stime sul numero dei PC commercializzati sono tornate finalmente a crescere dopo anni di segno meno costante. La richiesta di sistemi commerciali e (soprattutto) per il gaming ha messo pressione alle fabbriche produttive di Intel, una pressione che Swan dice verrà affrontata come merita nel corso del prossimo futuro.

In particolare, il CEO ad-interim parla di un aumento dei fondi investiti in sviluppo da 14 a 15 miliardi di dollari, con il miliardo aggiuntivo che verrà impiegato per incrementare la realizzazione di CPU a 14 nanometri negli impianti produttivi localizzati negli Stati Uniti (Oregon, Arizona), in Irlanda e in Israele.

Come già emerso dalle indiscrezioni di queste settimane, Intel conferma di voler dare priorità alla produzione di CPU Xeon e Core – vale a dire i chip a più alto margine di profitto indirizzati ai potenti sistemi server e ai PC consumer di fascia alta o medio-alta. Swan rilascia anche una breve nota di aggiornamento sul nodo a 10nm, parlando genericamente di “progressi nei rendimenti” coi wafer di silicio e confermando l’adozione di massa del nuovo processo produttivo entro il 2019.

Il CEO pro-tempore di Intel ringrazia poi partner OEM e clienti per la fiducia accordata ai prodotti dell’azienda in un mercato “sempre più competitivo”, un riferimento neanche tanto velato alle recenti performance commerciali e tecnologiche di una rediviva AMD.

L’eterna “Cenerentola” delle CPU x86 è infatti più in forma che mai, i chip basati su architettura Zen/Ryzen hanno ottenuto un successo di pubblico e critica quasi senza precedenti nella storia della corporation (se si escludono i gloriosi Athlon di alcuni lustri fa) e gli analisti già parlano di una conquista del 30% di un mercato ora ancora saldamente nelle mani di Intel.

Stando ai dati forniti dal negozio tedesco Mindfactory.de, la slavina AMD avrebbe in realtà già cominciato a intaccare il business x86 di Chipzilla: a settembre 2018, il numero di processori venduti da AMD ha superato quelli di Intel con un 65% contro il 35%. La differenza nei ricavi è invece molto più contenuta (52% contro 48%) grazie ai costi crescenti delle sempre meno disponibili CPU Core di Santa Clara.

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