Samsung Galaxy Z Flip

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Galaxy Z Flip, la “conchiglietta” di Samsung si spacca e si buca che è un piacere

Alfonso Maruccia | 18 Febbraio 2020

Samsung Smartphone

Quello che molti prevedevano si è prontamente verificato: lo smartphone pieghevole Galaxy Z Flip di Samsung è un concentrato di difetti tecnologici impacchettati come prodotto extra-lusso. Samsung si difende provando a rimescolare le carte.

Gli smartphone con display pieghevole sono destinati a essere un prodotto di nicchia per gli anni a venire, ma colossi come Samsung credono fermamente nell’appeal della nuova categoria di dispositivi. Galaxy Z Flip, il nuovo smartphone extra-lusso presentato solo pochi giorni or sono, sembra ampiamente corroborare l’idea che i gadget pieghevoli non sono ancora pronti per il mercato di massa.

Samsung Galaxy Z Flip è un telefonino “a conchiglia” che costa la bellezza di €1.520, ed è ragionevole pensare che per quel prezzo il dispositivo riesca quantomeno a operare come da manuale; alcuni tra i “fortunati” che hanno già acquistato il prodotto, invece, si sono ritrovati tra le mani delle cornici che si distaccano dopo un solo giorno di utilizzo o, peggio ancora, il famigerato display pieghevole che va in frantumi dopo la prima piega.

Il peggio, per gli early adopter ricchi e senza paura e le reazioni a caldo al debutto di Galaxy Z Flip, arriva però da un nuovo video “distruttivo” di JerryRigEverything: il famoso Youtuber ha messo alla prova il presunto schermo di vetro ultrasottile che copre la superficie pieghevole della conchiglia, scoprendo che in realtà il display è ricoperto da uno strato di plastica che offre ben poca resistenza a graffi, tentativi di foratura e improvviso aumento di temperatura.

Il display di Galaxy Z Flip è fatto di plastica, ha accusato JerryRigEverything, e Samsung si è sentita in dovere di rispondere ufficialmente alle accuse descrivendo una sorta di “sandwich” in cui uno strato protettivo (evidentemente di materiale plastico) ricopre il vetro sottostante. Lo strato di plastica non offre alcuna protezione ai graffi, e comunque non spiega la facilità con cui “Jerry” ha potuto bucare il display danneggiando la matrice di pixel sottostante.

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