Security

Il cloud di Office 365 è “illegale” per uno stato tedesco

Alfonso Maruccia | 17 Luglio 2019

Cloud Microsoft Sicurezza

Le autorità dell’Assia hanno messo al bando l’uso di Office 365 nelle scuole locali. La ragione: il cloud di Microsoft […]

Le autorità dell’Assia hanno messo al bando l’uso di Office 365 nelle scuole locali. La ragione: il cloud di Microsoft viola la privacy degli studenti archiviando i dati sui server americani.

Il commissario alla protezione dei dati per lo stato federale tedesco dell’Assia ha imposto la messa al bando di Office 365 nelle scuole locali, una mossa che è diretta conseguenza del modo in cui Microsoft gestisce i dati degli utenti. Microsoft, dal canto suo, dice di voler “dialogare” con le autorità tedesche.

Com’è noto, diversamente dalla versione classica di Office, Office 365 è una suite di produttività che può essere utilizzata solo dietro il pagamento di un abbonamento annuale. I dati e i documenti degli utenti vengono archiviati sui server cloud di Azure, e allo scadere del suddetto abbonamento sono accessibili solo in modalità lettura fino al rinnovo del servizio.

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Il problema delle autorità assiane nei confronti di Microsoft non è tanto la natura Internet-dipendente di Office 365, quanto piuttosto il fatto che Redmond salva i dati degli utenti sui server localizzati negli Stati Uniti. Tali dati possono quindi essere soggetti all’accesso e al controllo da parte delle autorità USA, e ciò rappresenta una potenziale quanto inaccettabile violazione alla privacy degli studenti tedeschi.

Molte scuole dell’Assia utilizzano già diverse soluzioni cloud, dicono le autorità locali, e in genere tali strumenti non pongono rischi alla riservatezza dei dati. Nel caso di Microsoft la questione è diversa, e il mancato rispetto della privacy riguarda con tutta probabilità anche i servizi cloud “alternativi” come quelli di Google e Apple.

Le autorità tedesche si sono sempre dimostrate particolarmente sensibili ai rischi delle nuove politiche di Microsoft per il cloud, sia che si tratti della privacy degli studenti che della telemetria ossessivo-compulsiva di Windows 10. Nel caso di Office 365, Redmond ha reagito alla messa al bando nell’Assia dicendo di voler collaborare con le autorità rassicurandole sul rispetto delle normative locali.

Google Cloud Print

Servizi

Google Cloud Print, addio dal 1 gennaio 2021

Luca Colantuoni | 30 Dicembre 2020

Cloud Google Stampa

Il servizio Google Cloud Print cesserà di funzionare dal 1 gennaio 2021, quindi gli utenti devono scegliere un’alternativa per la stampa dei documenti.

Come anticipato un anno fa, Google Cloud Print non sarà più supportato dal 1 gennaio 2021. Il servizio per la stampa cloud introdotto nel 2010 si aggiungerà dunque ai numerosi prodotti presenti nel “cimitero digitale” dell’azienda di Mountain View, dove riposa anche Google Play Music, recentemente sostituito da YouTube Music. Google suggerisce alcune soluzioni alternative.

Google Cloud Print era stato sviluppato circa dieci anni fa per offrire la funzionalità di stampa agli utenti che usavano Chrome OS. All’epoca il sistema operativo non supportava le stampanti locali, quindi i documenti dovevano essere inviati ai server di Google. Le stampanti senza scheda di rete potevano accedere ad Internet tramite computer al quale era collegata e sul quale era installato Chrome.

Il servizio è stato successivamente migliorato per supportare ogni sistema operativo, quindi anche Windows, macOS, Linux e Android. A partire dal 2017 è disponibile il supporto nativo per la stampa in Chrome OS, pertanto Cloud Print è diventato obsoleto. Per questo motivo Google ha deciso di interrompere il supporto dal 1 gennaio 2021.

L’azienda di Mountain View suggerisce alle aziende di utilizzare CUPS (Common Unix Printing System) per la stampa con Chrome OS. Nelle pagine di supporto ci sono le istruzioni da seguire per la configurazione del server di stampa e le funzionalità disponibili.

Google comunica inoltre che l’opzione “Salva in Drive” di Chrome verrà rimossa dal 1 gennaio 2021 su Windows, macOS e Linux. I documenti potranno essere salvati in formato PDF su Google Drive dall’anteprima di stampa, ma occorre installare Backup e sincronizzazione o Drive File Stream.

Amazon Luna

Servizi

Amazon Luna disponibile anche su Android

Luca Colantuoni | 16 Dicembre 2020

Amazon Cloud Gaming

Il servizio di cloud gaming Amazon Luna è ora disponibile anche su Android, ma gli utenti devono utilizzare specifici smartphone di Google, Samsung e OnePlus.

L’azienda di Seattle ha comunicato che Amazon Luna supporta anche Android. Il servizio di cloud gaming, annunciato a fine settembre e disponibile da fine ottobre (solo negli Stati Uniti), permette di accedere ad un vasto catalogo di giochi tramite Google Chrome. Essendo ancora una versione preliminare è necessario chiedere l’accesso sul sito ufficiale.

Amazon Luna era inizialmente disponibile su PC, Mac, Fire TV, iPhone e iPad. Il servizio di cloud gaming supporta ora anche Android tramite web app (come su iOS). È quindi necessario accedere all’indirizzo www.amazon.com/luna con almeno la versione 86 di Google Chrome. Come indicato nella pagina di supporto, gli utenti devono avere uno specifico smartphone con almeno Android 9 Pie.

Questi sono gli smartphone compatibili (altri verranno aggiunti nei prossimi giorni):

  • Pixel 4 XL
  • Pixel 4a
  • Pixel 4a 5G
  • Pixel 5
  • Samsung Galaxy S10
  • Samsung Galaxy S10+
  • Samsung Galaxy Note 10
  • Samsung Galaxy Note 10+
  • Samsung Galaxy S20
  • Samsung Galaxy S20+
  • Samsung Galaxy S20 Ultra
  • Samsung Galaxy Note 20
  • OnePlus 7
  • OnePlus 7 Pro
  • OnePlus 8
  • OnePlus 8 Pro
  • OnePlus Nord
  • OnePlus 7T
  • OnePlus 7T Pro

Il sito 9to5Google ha verificato il funzionamento anche con il Galaxy Note 20 Ultra. Altri requisiti minimi sono una connessione Internet con velocità di 10 Mbps e un controller Bluetooth (oltre a quello di Amazon è possibile utilizzare quello di Xbox One o PlayStation 4).

Gli utenti possono sottoscrivere l’abbonamento a due canali: Luna+ (5,99 dollari/mese) e Ubisoft+ (14,99 dollari/mese). Non è noto se e quando il servizio sarà accessibile anche in Italia.

Google Account

Internet

Evitare la chiusura di un account Google per inattività

Alfonso Maruccia | 15 Dicembre 2020

Cloud Google Servizi Web

Google ha cambiato la politica di gestione degli account, che ora potranno diventare inattivi e causare la cancellazione dei dati degli utenti. Scopriamo come evitare il sopraggiungere di questa incresciosa situazione.

Anche Google, come Microsoft, ha ora stabilito una policy ben definita per la gestione degli account inattivi. Le promesse del cloud infinito ed eterno sono solo bugie e marketing promozionale, conferma Mountain View senza vergogna, e tocca agli utenti stare attenti a quello che fanno (oppure non fanno) online per evitare di trovarsi con anni e anni di dati cancellati senza (quasi) preavviso.

La nuova politica di Google per gli account inattivi è entrata in vigore assieme alla fine dell’archiviazione illimitata su Google Foto e Google Drive, e come quest’ultima limitazione entrerà in vigore a partire dal primo giugno 2021. L’applicazione concreta della nuova policy non avverrà in ogni caso prima del primo giugno 2023, conferma ora la corporation via mail.

Google Cloud

Per account inattivo, Google intende un account che non ha registrato alcuna attività in Gmail, Drive o Foto per almeno 2 anni (24 mesi). A quel punto, Mountain View si riserva la “possibilità” (quindi la garanzia assoluta al netto delle menzogne del cloud) di cancellare i dati degli utenti. Le stesse regole si applicazioni a chi supera i nuovi limiti dello spazio di archiviazione gratuito (15GB) per due anni, mentre gli abbonati al servizio a pagamento Google One che sono “in regola” con i pagamenti e con il rispetto dei limiti di spazio non saranno interessati dalla norma.

Google dice che invierà opportuna comunicazione all’utente almeno tre mesi prima di procedere alla cancellazione dei dati, fornendo l’occasione di evitare la cancellazione o di scaricare i dati ancora presenti sull’account. La soluzione migliore, almeno dal punto di vista di Google, è ovviamente quella di tornare a usare Gmail, Foto, Drive e gli altri servizi della corporation, e magari di controllare le (nuove) attività tramite l’apposita pagina dedicata.

Una ulteriore possibilità di salvataggio dei dati Google la fornisce quando l’inattività dell’account dipende dal decesso dell’utente, una possibilità che può essere gestita diversamente a seconda della volontà eventualmente espressa dall’utente defunto prima di digitare l’ultimo meme online. L’ideale, in questo caso, sarebbe stabilire un contatto di fiducia a cui Google potrebbe inviare un messaggio per sopraggiunta inattività. In alternativa è possibile decidere che l’account inattivo venga eliminato senza ulteriori richieste a terzi.

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