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Toshiba rende disponibile da aprile 2010 una nuova classe di Hard Disk da 2.5 pollici con interfaccia SAS, per il settore enterprise, da 300, 450 e 600 GB. Con una velocità di rotazione dei piattelli di 10.025 giri/minuto e con particolare cura nel contenimento dei consumi, questi nuovi HD si pongono al top del settore. Ottima la densità di registrazione: ben 595 Mbit/mm^2.
I codecs, come ben sapranno gli u tenti più esperti, richiedono una buona fetta del tempo dedicato agli aggiornamenti del software del pc; è necessario aggiornarli bene e le release sono ormai frequenti quasi come quelli dei drivers video.
Chi vuole può aggiornarli uno ad uno a seconda delle necessità che si presentano di volta in volta, ma spesso per mancanza di tempo ( e magari di pazienza) vorremmo aggiornarli in un sol colpo; nascono cosi i codeck packs, nel web ve ne sono diversi, ma vi consiglio caldamente di provare il K-lite codec pack, è disponibile in tre versioni basic, standard e full ed è fornito con alcuni strumenti molto utili, fra i quali meritano una speciale citazione il G spot codec information, capace di fornire utili informazioni sui codecs necessari per la riproduzione di determinato file multimediale; ed il Codec tweak tool che vi permetterà di ripare, disabilitare, settari tutti i codecs forniti con questo pacchetto, riuscirete cosi a porre riemdio ad eventuali problemi che potrebbero sorgere con una determinata applicazione.
Se volete provarlo cliccate qui.
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Con l’avvicinarsi della data di rilascio di Office 2010 (previsto per Giugno 2010), molti utenti si chiederanno se valga la pena passare alla nuova versione (o direttamente a OpenOffice) e se le nuove funzionalità e migliorie introdotte valgano l’eventuale investimento.
Agli utenti che vogliano farsi un’idea delle potenzialità della suite di applicazioni, Microsoft ha reso liberamente scaricabile un ebook (in inglese) per mostrare le novità (ma non solo) di Office 2010 (e magari invogliare l’utente ad acquistarlo, ovviamente). Il volume inizia con una trattazione degli aspetti comuni degli applicativi (l’interfaccia Ribbon, il Backstage, l’applicazione di effetti a testo e immagini) per poi descrivere le specifiche novità di ognuno.
Il volume è disponibile in formato XPS (qui) o il più consueto PDF (qui).
Rispetto alle funzioni, già numerosissime della precedente release, il programma di punta per la realizzazione di slideshow dell’azienda tedesca, introduce una nuova automazione e interessanti miglioramenti. Leggi tutto
Un pacchetto “all in one” con tutto l’occorrente per difendersi dalle minacce in arrivo da Internet, ma anche per l’archiviazione e la protezione di dati adesso accessibili anche “on the road”. Leggi tutto
Messaggi spediti agli utenti sbagliati. Questa l’ultima defaiance del social network che nei giorni scorsi ha visto diverse centinaia di utenti ricevere messaggi personali di cui non erano i destinatari. Leggi tutto
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Per gli appassionati della saga videoludica di Assassin’s Creed, la casa editrice Sperling & Kupfer ha pubblicato il 23 febbraio il primo romanzo ufficiale dedicato alla serie (giunta al secondo capitolo), ambientato nella Firenze rinascimentale (siamo nel 1476) e che vede come protagonista il diciassettenne Ezio Auditore, membro di un’importante famiglia fiorentina alleata dei Medici, ma costretto a nascondersi per l’Italia in seguito alla cattura dei suoi familiari, accusati di aver complottato contro il governo fiorentino.
Il romanzo – intitolato Assassin’s Creed. Rinascimento e scritto da Oliver Bowden – è già disponibile presso iBS e BOL.
A questo indirizzo Ubisoft (distributrice del videogame cui è ispirato) mette a disposizione dei lettori incerti il primo capitolo (in italiano) del romanzo liberamente scaricabile e leggibile.
Si tratterà davvero di un valido romanzo storico ? Ai lettori l’ardua sentenza; nel frattempo, buona lettura.
Si tratta dei modelli ThinkPad X201, ThinkPad X201s e ThinkPad X201t a cui si aggiungono le due workstation portatili W701 e W701ds. Leggi tutto
La nuova versione del famoso portale di Digital Delivery anche in versione per i computer Apple? La discussione si è aperta sul forum ufficiale. Leggi tutto
Articolo di Davide Piumetti
Con la rapida diffusione delle Tv ad alta definizione, diffusione accelerata nell’ultimo periodo dal passaggio obbligato alle trasmissioni televisive in digitale terrestre con una conseguente spinta al cambio del televisore, sono emerse nuove possibilità per l’intrattenimento domestico.
I nuovi apparecchi televisivi con ingresso audio video digitale Hdmi e supporto all’alta definizione, pur essendo ancora poco sfruttati dalle grandi aziende televisive che continuano a trasmettere tutti i programmi nella definizione standard (se non con qualche eccezione sulla Tv satellitare a pagamento), possono accogliere flussi esterni in maniera molto semplice, offrendo uno sbocco naturale ai contenuti multimediali personali generati dagli utenti stessi. La considerevole crescita della quantità (e della qualità) del materiale digitale autoprodotto come fotografie e filmati, uniti alla grande disponibilità di musica e video in formato digitale e alla scomodità di visualizzazione di tali elementi sullo schermo di un Pc o notebook, permette chiaramente l’apertura di un nuovo interessante mercato per dispositivi in grado di conciliare le esigenze di molti.
Negli ultimi anni sono apparsi più volte nuovi prodotti di intrattenimento audio/video da collegare al televisore che permettevano di godere in ambito prettamente domestico dei file multimediali preferiti. I cosiddetti media player o dischi multimediali di prima generazione consistevano nella pratica di un semplice disco esterno Usb con associate delle uscite audio/video che ne rendevano possibile la connessione alla Tv.
L’idea di base, quella di poter fruire dei propri contenuti multimediali personali sul televisore di casa, ha suscitato un interesse notevole nella cerchia dei più appassionati, tanto da riempire molto rapidamente gli scaffali della grande distribuzione di modelli dotati delle medesime caratteristiche. Come spesso accade nel mondo informatico i primi modelli mostravano però limiti tecnologici divenuti evidenti con il passare del tempo, grazie anche alle richieste degli utenti che avrebbero preferito dispositivi che meglio si integrassero e interagissero con quanto già in loro possesso. Valutando uno scenario reale si notano subito i limiti di dispositivi del genere: per caricare nuovi file è necessario scollegare il prodotto dal televisore, connetterlo tramite Usb al desktop o al notebook trasportandolo magari in un’altra stanza con tanto di alimentatore e, dopo il passaggio dei file, ripetere l’operazione inversa. Il procedimento, per quanto semplice, è evidentemente scomodo e sicuramente migliorabile. I produttori, viste anche le richieste del pubblico, hanno lentamente modificato la propria strategia arrivando a proporre dispositivi evoluti che superassero questa limitazione. Una delle categorie che va per la maggiore oggi, raggiungendo una praticità sconosciuta ai modelli presenti sul mercato lo scorso anno è quella dei media player senza disco.
[Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 228, in edicola dal 26 febbraio]
Articolo di Filippo Moriggia (ha collaborato Lorenzo Lazzeri)
Abbiamo messo sul banco di prova le principali distribuzioni Linux per uso desktop per capire quali progressi ha compiuto negli ultimi mesi questo sistema operativo open source e vedere come si comporta con le architetture hardware più recenti. Nei test, come leggerete, è emerso che le distribuzioni prese in esame hanno fatto molti passi in avanti ma anche – paradossalmente – qualcuno indietro.
È nettamente migliorato, ad esempio, il riconoscimento dell’hardware: pur avendo utilizzato per le prove un notebook e un desktop entrambi di ultima generazione, basati sulle più recenti architetture Intel e Amd, non ci siamo scontrati con particolari problemi, neppure nel riconoscimento di schede di rete, webcam e moduli Bluetooth. Le distribuzioni Linux valutate dispongono di una buona dotazione di software e permettono di essere immediatamente operativi, di preparare documenti, navigare su Internet, scaricare la posta elettronica e guardare le immagini scattate con la fotocamera. Non è altrettanto facile, e in qualche caso è diventato ancora più difficile, utilizzare Linux per ascoltare il proprio archivio di Mp3, vedere un Dvd o un video DivX. Alcune delle distribuzioni della rassegna richiedono infatti complesse procedure di configurazione per riuscire a gestire e riprodurre i principali formati audio/video proprietari, e non sempre il successo è garantito.
Con nessuna delle distribuzioni provate siamo poi riusciti a riprodurre un disco Blu-Ray: la cifratura che viene utilizzata su questi supporti per proteggere i contenuti non è facilmente superabile e perciò è indispensabile l’uso di un prodotto commerciale. Mentre per Windows ne esistono parecchi, non ce ne sono ancora per Linux.
Per i nostri test abbiamo deciso di prendere in considerazione solo le edizioni a 64 bit (anche se con una importante eccezione). Ormai questa piattaforma è matura e i quantitativi sempre più generosi di Ram disponibili sui nuovi Pc la rendono quasi una scelta obbligata. Una versione a 32 bit oggi è consigliabile solo a chi vuole sfruttare un computer con una dotazione limitata di memoria, come un Pc datato e difficilmente espandibile oppure un netbook. A proposito di Netbook: nelle pagine che seguono, oltre alle recensioni delle cinque distribuzioni oggetto dei test (Debian, Fedora, Mandriva, OpenSUSE e Ubuntu), trovate anche un riquadro in cui vi presentiamo due distribuzioni sviluppate appositamente per questi dispositivi. (…)
[Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 228, in edicola dal 26 febbraio]
Articolo di Simone Zanardi
Le reti domestiche sono sempre più orientate alla multimedialità. È la conseguenza diretta non solo del passaggio ai nuovi formati digitali, ma anche e soprattutto dei modelli di diffusione che sfruttano Internet per veicolare, in modo più o meno legale, filmati, musica e foto; e se Internet si sta rapidamente trasformando nel network multimediale per eccellenza, è lecito e logico attendersi una tendenza analoga anche da parte delle reti locali, soprattutto in ambito consumer, dove l’utente non è certo attirato all’acquisto dalle funzioni di sicurezza o dall’affidabilità. I produttori di dispositivi di rete hanno così scoperto la nuova gallina dalle uova d’ora, dopo che il wireless ha ormai esaurito la sua spinta prorompente.
La prima vittima delle “reti multimediali” potrebbe essere proprio il re, sino a pochi mesi fa incontrastato, della casa digitale: il personal computer. Con la progressiva scomparsa del desktop tradizionale a favore di Pc portatili, sulle Lan rimane infatti vacante l’ambito ruolo di “server domestico”, ovvero la risorsa centrale dove poter immagazzinare dati e, soprattutto, la propria libreria multimediale. Il sostituto naturale del computer in questo ambito è il Nas (Network Attached Storage), un dispositivo che offre tutto quello che si potrebbero chiedere a un home server: spazio di archiviazione, possibilità di accesso da remoto, e oggi condivisione dei contenuti audio e video su tutta le rete. I Nas domestici di ultima generazione integrano numerose funzioni multimediali, a partire dai server iTunes e Upnp AV, passando per servizi che al multimedia sono strettamente legati, come la possibilità di effettuare download da Internet in modo indipendente o la facoltà di creare e condividere album fotografici sul Web.
Se il Nas è in grado di fornire contenuti audio e video alla rete, per poter usufruire di tali contenuti senza ricorrere al personal computer è indispensabile un media extender. Questi dispositivi si collegano alla televisione o all’impianto Hi-Fi di casa e permettono di riprodurre i file audio e video presenti in rete. Nella maggior parte dei casi sfruttano il protocollo Upnp AV, ma alcuni modelli integrano gli stessi protocolli di condivisione utilizzati daille macchine Windows, Mac OS e Linux per accedere a qualsiasi disco in rete.
Tra Nas e media extender vi è poi la struttura di rete. In ambito domestico è ancora raro trovare domicili con cablaggio Ethernet a collegare i vari locali; le alternative sono rappresentate dall’onnipresente wireless e dalle Powerline, che sfruttano la rete elettrica per veicolare i dati informatici.
[Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 228, in edicola dal 26 febbraio]
Articolo di Marco Martinelli
Secondo l’ultimo rapporto trimestrale di Idc, il settore delle periferiche di stampa è in crisi a livello mondiale, mostrando un trend negativo che rispecchia quello del mercato dell’Information technology in generale. Tra tante percentuali in rosso ce n’è però una in controtendenza: quella relativa alle unità multifunzione, una categoria di periferiche che incontra sempre più i favori degli utenti sia in ambito business sia consumer.
Le chiavi del successo sembrano potersi riassumere nelle doti di versatilità e sinergia delle funzioni, affiancate nella maggioranza dei casi da un rapporto qualità/prezzo molto favorevole.
Una Mfp moderna svolge più compiti in uno spazio ridotto e l’integrazione delle componenti in un unico apparecchio facilita il lavoro individuale e di gruppo, aumentando la produttività. La competitività di questi prodotti cresce grazie anche alla riduzione dei prezzi di listino da un lato e all’incremento delle prestazioni dall’altro: una periferica di questo tipo non è più, come in passato, solo alla portata di aziende di medie dimensioni, ma lo è ora anche di piccoli uffici e studi professionali che hanno la necessità di realizzare documenti di alta qualità.
In questa rassegna abbiamo messo a confronto sei unità fra le più rappresentative del mercato, selezionate in base a tre semplici criteri: impiego di un motore di stampa laser/Led a colori a passaggio singolo, connettività Ethernet di serie, prezzo d’acquisto non superiore a 700 euro (Iva inclusa). Prima di addentrarci nella disamina dei singoli prodotti, vale la pena elencare alcuni punti che rientrano nei parametri di valutazione di una multifunzione e che sono importanti per scegliere il modello più adatto alle proprie necessità.
Un componente discriminante è il fax: delle sei macchine provate, cinque lo offrono nella configurazione standard e si candidano pertanto come scelta preferenziale se si ha la necessità di usare in modo intensivo questa funzione. L’unico a esserne sprovvisto è il modello di Canon, che ne compensa la mancanza includendo di serie il modulo duplex per la stampa automatica in fronte/retro, accessorio che contribuisce a ridurre drasticamente i costi associati alla stampa. Tutti i modelli provati hanno anche un alimentatore automatico di documenti (Adf), indispensabile per velocizzare la scansione di originali multipagina. Non manca nella maggioranza dei casi una porta Usb frontale, utilizzata per il salvataggio delle scansioni su un supporto di archiviazione esterno e per la stampa diretta di documenti Pdf e immagini.
La scelta ponderata di una multifunzione deve necessariamente comprendere un’attenta valutazione dei costi di gestione e del carico di lavoro medio previsto nella normale attività lavorativa. Come vedremo, i costi di stampa possono variare anche in misura sensibile: per esempio, la Oki MC360 si è rivelata estremamente concorrenziale tanto nella stampa monocromatica quanto a colori, diversamente dalla Brother MFC-9320CW, il cui costo pagina in quadricromia è piuttosto elevato.
Chi prevede volumi di stampa moderati dovrebbe prestare attenzione alla dotazione iniziale dei consumabili, che raramente assicurano la stessa autonomia dei ricambi standard: in questo senso brilla la Lexmark X544n, offerta con quattro toner a piena capacità (2.500 copie in nero e 2.000 a colori). Al contrario, le cartucce di prima fornitura dei modelli di Oki e Canon lasciano l’utente a secco, rispettivamente, dopo sole 500 e 800 copie.
Tra le unità provate, la Color LaserJet CM2320nf di HP ci è sembrata la più completa per l’ottima integrazione tra hardware e software. Tutti i modelli testati, però, hanno fornito prestazioni e risultati di buon livello, differenziandosi per i dettagli e le funzionalità che abbiamo evidenziato nelle singole recensioni e il cui peso dovrà essere valutato in base alle specifiche esigenze produttive.
[Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 228, in edicola dal 26 febbraio]
Nel Dvd presente con la rivista
Cinque distribuzioni Linux a 32 e 64 bit
• Debian 5.03
• Fedora 12
• Mandriva One 2010
• openSUSE 11.2
• Ubuntu 9.10
Programmi completi
• Ashampo Magical Defrag 2
• DVD Slideshow GUI
Linux
Cinque distribuzioni per il desktop
Passare da Windows a Linux non è facile e le tante distribuzioni rischiano di confondere le idee. Per fare chiarezza abbiamo esaminato pregi e difetti dei prodotti più interessanti.
Discuti con l’autore dell’articolo
Grafica
Video HD da apprezzare sul PC
L’alta definizione ha ormai soppiantato i vecchi formati. Come ottenere il meglio dai personal computer con grafica integrata.
Discuti con l’autore dell’articolo
Notebook
Le novità di inizio anno
L’introduzione delle Cpu Arrandale con grafica integrata e la disponibilità delle prime soluzioni 3D possono cambiare (in meglio) il modo di utilizzare il portatile. Una rassegna delle soluzioni più interessanti e innovative.
Discuti con l’autore dell’articolo
Mediacenter
La Tv diventa multimediale
La prova comparativa di 14 lettori multimediali da collegare al televisore per accedere ai contenuti su dispositivi Usb o in rete. Senza disco interno.
Discuti con l’autore dell’articolo
Networking
I mattoni della casa digitale
Server Nas e media extender permettono di distribuire contenuti multimediali sulla rete domestica, senza scomodare il Pc. In prova cinque soluzioni complete.
Discuti con l’autore dell’articolo
Stampanti multifunzione
Tutto ciò che serve in ufficio
Le sei laser a colori che abbiamo provato hanno un prezzo accessibile, sono veloci, stampano documenti a colori di qualità professionale. Sotto i settecento euro.
Discuti con l’autore dell’articolo
Internet
Collaborare on-line
Il Web è una piattaforma ideale per collaborare e condividere risorse tra più persone. In questo articolo vi presentiamo i servizi più utili ed efficienti per lavorare in team on-line.
Discuti con l’autore dell’articolo
Discuti con gli autori dei First Looks
Componenti e sistemi
• Radeon HD 5670, 5570 e 5450 Gpu DirectX 11 sotto i 100 euro
• Schede madri pronte per Clarkdale
• Dischi allo stato solido: oltre l’ottimo (link articolo di supporto)
• Il Phenom II X4 965 che consuma meno
• Apple iMac 27 pollici: sempre più grandi e veloci
Mobility
• Toshiba Satellite T130: il campione di autonomia
• MiniMind di Mindtech, smartbook da 99 Euro
Networking
• Linksys WRT320N: Wi-Fi dual-band targato Cisco
• 50 euro per un router Adsl: Asus punta sulla semplicità
Periferiche
• Ai test il Kindle DX con Global Wireless
• Epson Stylus SX510W, la multifunzione per chi ha fretta
• Panasonic FP8, fotocamera ultracompatta e super tecnologica
• Exilim G1 resiste a tutto, senza perdere in eleganza
• FineReader 10 e OmniPage 17: il computer impara a leggere
• Interfaccia più elegante per MAGIX Audio Cleanic
• Gli scatti in ordine con Digital Foto Maker 9
• MaxiVista 4 è pronto per Microsoft Windows 7
• Una raccolta di codec gratuiti e open source
Inchiesta
• Il compenso è davvero equo?
Internet
• La posta elettronica si apre ai social network
Sviluppo
• Creare un’applicazione Air con Html e JavaScript
• Videocorso Microsoft Expression Blend 3: completiamo l’applicazione
Linux
• Sicurezza dei desktop Open Source
Giochi
• Dark Void ci trasporta in una dimensione parallela
Articolo di Francesco Caccavella
Il Web è sempre di più una piattaforma per distribuire applicazioni e servizi. Il settore in cui questo modello trova la sua massima espressione è certamente quello delle applicazioni per collaborare, comunicare e condividere risorse. Sono applicazioni connaturate all’idea stessa della rete: basti pensare alla posta elettronica, la forma più immediata di collaborazione e comunicazione on-line, nata quasi in contemporanea con lo sviluppo dei primi nodi Internet.
Proprio per questa loro natura, i servizi di collaborazione disponibili sul Web sono moltissimi e coprono un ampio raggio di impieghi: dalla comunicazione in tempo reale con video, voce o testo alla condivisione di documenti; dalla scrittura collaborativa di un documento o di un foglio di calcolo alla gestione in gruppo di eventi, attività e progetti.
La stessa varietà di forme si osserva sia nei produttori sia nei profili commerciali: ci sono piccole applicazioni sviluppate da agili start-up con meno di venti dipendenti e suite complete vendute dalle aziende che hanno fatto la storia dell’informatica (come IBM, Cisco o Microsoft); ci sono applicazioni gratuite, parzialmente gratuite e prodotti costosissimi. Il mercato è ricco di alternative, la maggioranza delle quali indirizzate a gruppi di lavoro, siano essi aziendali, universitari o di altre tipologie. La collaborazione (e la condivisione) in questi ambienti è decisiva: aumenta la produttività, favorisce l’emersione di idee innovative e permette di strutturare l’informazione che altrimenti verrebbe dispersa. Soprattutto in un’epoca di bassa crescita o recessione, favorire tali pratiche permette di sperimentare metodi alternativi, e a basso costo, per generare l’innovazione indispensabile per competere.
Proprio per mettere ordine in questo mare magnum abbiamo selezionato in questo articolo quelli che ci sono sembrati i servizi e le applicazioni più utili per collaborare on-line. Data l’ampiezza del settore, abbiamo dovuto operare delle scelte. In primo luogo abbiamo escluso dalla rassegna i costosi, ma comunque molto diffusi, servizi di collaborazione per grandi imprese (ad esempio Microsoft Sharepoint, Lotus Connections oppure Oracle Beehive) e abbiamo preferito puntare su servizi più di nicchia, adatti a piccole organizzazioni o a gruppi di lavoro indipendenti. In secondo luogo abbiamo sempre scelto servizi in cui fosse presente un piano gratuito, seppur limitato nelle funzioni, o un periodo di prova. Da questo punto di vista non abbiamo avuto particolari difficoltà: il cosiddetto try and buy (“prova e acquista”) è la modalità predefinita per questo tipo di applicazioni, un comodo sistema che permette di scegliere con facilità il prodotto più adatto alle proprie esigenze.
[Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 228, in edicola dal 26 febbraio]
Big Head Games e Zoe Mode “duetteranno” per lo sviluppo del videogioco su Nintendo Wii e DS. Leggi tutto
Un anno fa id Software lanciò Quake Live, una versione browser e completamente gratuita del suo celebre gioco Quake III Arena che ora festeggia il primo anniversario. Leggi tutto
Articolo di Pasquale Bruno
L’annuncio da parte di Intel della nuova architettura Arrandale, avvenuta a gennaio in occasione del CES di Las Vegas, rappresenta una svolta storica nel settore mobile. Per importanza può essere paragonata all’introduzione della piattaforma Centrino nel 2003, che mandò in pensione gli insensati Pentium 4 Mobile, oppure alla presentazione delle Cpu Core Duo, datata 2006, che per la prima volta portò l’architettura dual core nei computer portatili.
Con Arrandale Intel mira a mandare in pensione, del tutto e prima possibile, l’attuale offerta basata su processori Core 2 Duo. È significativo il fatto che tra gli 11 modelli presentati, due sono di tipo Low Voltage e tre di tipo Ultra Low Voltage, destinati quindi ai notebook più piccoli. La strada iniziata già da qualche tempo è quella di condensare all’interno del processore quanti più componenti possibili, a cominciare dall’interfaccia grafica e dal controller per la memoria.
A dicembre 2009 è stata presentata la soluzione PineTrail, destinata ai netbook e dotata proprio di tali caratteristiche. Lo scopo è quello di ridurre gli ingombri, semplificare le schede madri e soprattutto diminuire i consumi elettrici e la produzione di calore. Oggi con Arrandale il cerchio si chiude e Intel potrà offrire soluzioni adatte a tutti i tipi di computer portatile, dal netbook alla workstation portatile, basate su tali importanti e innovativi concetti.
Un nuovo approccio
Per un approfondimento tecnico su Arrandale rimandiamo allo scorso numero di PC Professionale, dove tale architettura è stata analizzata in tutti i suoi aspetti. Qui ci preme evidenziare soprattutto i punti fondamentali per quanto riguarda le piattaforme mobile e le differenze pratiche tra le varie soluzioni.
Arrandale condivide molte delle caratteristiche con la controparte per Pc desktop, chiamata Clarkdale. Entrambi introducono il processo produttivo a 32 nanometri, per la prima volta adottato in una piattaforma mobile. Arrandale è formato da due elementi distinti presenti nel package: un die in tecnologia Westmere, che contiene due core fisici (quattro virtuali grazie alla tecnologia Hyper Threading), ognuno dei quali dotato di tre livelli di cache. È evidente come la complessità della Cpu sia cresciuta, ma non è finita qui. A fianco del die Westmere si trova il die Gmch (Graphics Memory Controller Hub), realizzato però a 45 anziché 32 nanometri, che contiene il sottosistema grafico Intel HD Graphics, l’interfaccia Pci Express e il controller dual channel per memorie di tipo Ddr-3. I due die sono connessi tra loro tramite un canale QPI (Quick Path Interconnect) ad alta velocità, adottato in origine sui Core i7 di fascia alta per il mercato desktop.
Con l’integrazione della Gpu nello stesso package della Cpu è stato possibile inoltre applicare la tecnologia Turbo Boost anche al sottosistema grafico. Mantenendo invariato il Tdp (Thermal Design Power) massimo di una Cpu Arrandale, è possibile innalzare la frequenza di clock della Gpu se il processore non è impegnato al 100%, oppure se uno dei due core è inattivo. In questo modo si riesce ad accelerare le operazioni grafiche senza superare il massimo consumo elettrico consentito per un dato processore. La Gpu integrata rappresenta un consistente miglioramento rispetto alla precedente generazione. Presenta ora 12 anziché 10 unità di elaborazione, può funzionare a frequenze leggermente superiori e soprattutto riesce a decodificare due flussi video Hd indipendenti. Inoltre, tramite un aggiornamento della tecnologia Intel Switchable Graphics, il sistema può passare dalla grafica integrata a un eventuale chip esterno in maniera automatica, a seconda del profilo di risparmio energetico impostato oppure del carico di lavoro richiesto alla Gpu.
[Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 228, in edicola dal 26 febbraio]
Articolo di Michele Braga
La fruizione di contenuti multimediali è diventata negli ultimi anni una delle attività svolte con maggiore frequenza da chi utilizza il Pc nel tempo libero, a casa o in mobilità. Basta pensare ai milioni di contatti registrati giornalmente dal portale YouTube per farsi un’idea di come il video sia uno dei fattori dominanti nel panorama globale. Qualche anno fa si parlava dei contenuti digitali in alta definizione come di una tecnologia in fase di sviluppo e di espansione; oggi il digitale in alta definizione è una realtà alla quale non ci possiamo più sottrarre.
Le trasmissioni Tv in formato analogico sono in progressiva dismissione, così come sono scomparsi quasi tutti i dispositivi di acquisizione in analogico per lasciare il palcoscenico a macchine fotografiche digitali, videocamere HD e smartphone con qualità di registrazione sempre migliore. Le emittenti che operano in streaming su Internet sono un fenomeno che, con la diffusione della banda larga, acquista forma e dimensioni sempre più importanti.
In questo scenario sempre in evoluzione il Pc è stato un precursore dei tempi in quanto, grazie alla sua flessibilità d’impiego, disponeva già da tempo delle tecnologie necessarie per riprodurre e rielaborare i contenuti più svariati, con le dovute limitazione imposte dalle emittenti televisive e dai produttori cinematografici.
L’evoluzione tecnologica nel settore informatico ha portato molte novità delle quali, spesso, non siamo a conoscenza o che ormai consideriamo scontate. Chi si è avvicinato al Pc a metà degli anni ’90, periodo durante il quale il Dvd (Digital Versatile Disc o Digital Video Disc) fece la sua prima apparizione, ricorderà come le case produttrici di chip grafici pubblicizzavano con entusiasmo il supporto a tecnologie, come ad esempio la compensazione di moto (motion compensation), dedicate a migliorare la qualità di riproduzione video per avvicinarsi a quella dei primi riproduttori Dvd da salotto.
Grazie alla potenza di calcolo e alla capacità di pilotare risoluzioni elevate il Pc si è affermato come il primo strumento realmente capace di far apprezzare i vantaggi dell’alta definizione. Con il passare degli anni i primi chip grafici si sono trasformati in veri e propri processori d’immagine e oggi contengono al loro interno non solo un motore grafico dedicato alla generazione di immagini sintetiche, ma anche un sottosistema specializzato proprio nella gestione di flussi video.
[Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 228, in edicola dal 26 febbraio]
Intel si appresta a rinnovare la propria proposta top di gamma, offrendo per la prima volta un processore desktop dotato di sei core elaborativi (ma AMD è vicina) costruito a 32 nm e adatto al solo socket LGA1366. Leggi tutto
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