Supercomputer cinese Tianhe-2

Guerra dei dazi USA-Cina, colpiti anche i supercomputer

Le tariffe imposte da Donald Trump sulle importazioni dalla Cina continuano a fare furore, e anche le aziende coinvolte nel business del supercomputer entrano nella lista nera di Washington. FedEx, nel frattempo, fa causa al governo federale.

Nella guerra dei dazi tra USA e Cina scoppiata per volontà di Donald Trump non sono coinvolti solo smartphone e laptop; anche il settore del computing ad alte prestazioni (High Performance Computing o HPC) è caduto vittima delle decisioni di Washington, con l’aggiunta di cinque diverse organizzazioni cinesi alla lista nera dei soggetti a cui viene negato l’accesso alle tecnologie statunitensi.

Le cinque organizzazioni (Hygon, Chengdu Haiguang Integrated Circuit, Chengdu Haiguang Microelectronics Technology, Sugon, Wuxi Jiangnan Institute of Computing Technology) sono coinvolte a vario titolo nel business dei supercomputer, un settore in cui la Cina ha in questi anni guadagnato parecchie posizioni emergendo come uno dei paesi più attivi nello sviluppo di nuovi super-sistemi.

Dazi USA-Cina

La stragrande maggioranza dei supercomputer cinesi – e anche di quelli in giro per il resto del mondo – è attualmente basata sull’uso delle potenti CPU Intel (il 95,6 dei sistemi presenti nella lista TOP500), mentre in 125 macchine sono presenti le GPU della californiana NVIDIA; in entrambe i casi, le aziende finite sulla blacklist di Washington non potranno più accedere ai componenti basilari per la creazione di nuove macchine di classe HPC.

Hygon, una delle aziende coinvolte nel nuovo bando, è tra l’altro coinvolta nella produzione dei processori Dhyana, CPU basate sulla tecnologia x86 di AMD che non potranno contare sull’accesso alla nuova architettura Zen 2 sempre a causa della guerra dei dazi di Trump.

Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping dovrebbero incontrarsi al prossimo vertice G20 organizzato in Giappone, occasione in cui molti prevedono (o meglio sperano) ci sarà modo di stringere un accordo in grado di risolvere la disputa economica tra USA e Cina. In attesa di novità su questo fronte, FedEx ha deciso di fare causa al governo americano: i dazi imposti da Washington costringono il corriere a controllare ogni singolo pacchetto spedito verso la Cina, un compito a quanto pare “impossibile” da portare a termine e potenzialmente in violazione del Quinto Emendamento della Costituzione USA sul rispetto dei principi del giusto processo.

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