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È ufficiale: Sony compra Crunchyroll da AT&T

Quella che era solo un’indiscrezione diviene ora realtà: Sony acquisisce Crunchyroll, espandendo ulteriormente la sua posizione nel mercato degli anime e dando ad AT&T la possibilità di tagliare i rami da un business sempre più in difficoltà.

Sony è al momento impegnata nel faticoso lancio di PlayStation 5, ma oltre alla sua nuova piattaforma videoludica la corporation nipponica pensa anche ad altre tipologie di business. Quello degli anime e dello streaming, ad esempio, mercato che Sony intende evidentemente influenzare più da vicino e per cui ha appena acquisito Crunchyroll.

Del fatto che Crunchyroll, protagonista dello streaming di anime con decine di milioni di utenti free e milioni a pagamento, potesse divenire una proprietà di Sony si parla da settimane. Ora l’operazione ha i crismi dell’ufficialità, e Sony si è impegnata ad acquisire il servizio di streaming da AT&T (divisione WarnerMedia) per quasi 1,2 miliardi di dollari.

Crunchyroll logo

Nell’annunciare il passaggio di consegne a Sony, AT&T sottolinea come Crunchyroll serva al momento 90 milioni di diversi appassionati di anime in più di 200 paesi, con più di 3 milioni di abbonati a pagamento e un business che oltre allo streaming prevede app giocose per mobile, manga, eventi, merchandise e distribuzione.

Nel 2021, quando l’acquisizione da parte di Sony dovrebbe andare definitivamente in porto, Crunchyroll entrerà a far parte di Funimation – una joint venture tra Sony e Aniplex. Grazie al nuovo marchio, la corporation nipponica aumenterà il proprio peso nel business verticale dell’animazione made-in-Japan. Non solo per competere con i servizi di streaming concorrenti (Netflix in primis) ma anche per avere un maggiore controllo sull’intera filiera di produzione, localizzazione, distribuzione e commercializzazione del settore.

Dal punto di vista di AT&T, incassare $1,2 miliardi e liberarsi di Crunchyroll sono obiettivi perfettamente in linea con la nuova strategia di snellimento aziendale portata avanti dal management. La megacorporazione statunitense ha mani in pasta dappertutto, ha un disavanzo da centinaia di miliardi di dollari e deve fare i conti con un’emorragia senza fine di abbonati alle Pay-TV.

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