Riconoscimento facciale

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Riconoscimento facciale vietato anche a Portland

Alfonso Maruccia | 14 Settembre 2020

Biometria Privacy

La città di Portland, nell’Oregon, ha deciso di vietare e limitare l’uso del riconoscimento facciale sul territorio. La tecnologia è discriminatoria e viola i diritti umani.

Arriva dalla popolosa città di Portland, nello stato nordoccidentale dell’Oregon, una delle decisioni più significative sull’uso (e il possibile abuso) delle tecnologie di riconoscimento facciale negli Stati Uniti. Agenzie statali e aziende private non potranno più usare il sistema, o potranno farlo solo entro certi limiti, perché la biometria dei lineamenti del volto ha effetti estremamente negativi sulla vita e sulla privacy delle persone.

Portland si unisce dunque a San Francisco e ad altre città americane che, in questi mesi e anni, hanno deciso di imporre limitazioni parecchio stringenti all’uso del riconoscimento facciale sulla popolazione. Il Consiglio Cittadino locale ha votato, all’unanimità, due diverse ordinanze: la prima mette al bando l’acquisizione e l’uso dei sistemi di riconoscimento facciale da parte della città, mentre la seconda proibisce ai soggetti privati di usare i sistemi biometrici nei luoghi ad accesso pubblico.

Riconoscimento facciale (Portland)

L’ordinanza per le agenzie statali ha effetto immediato, mentre quella per i privati entrerà in vigore il primo gennaio 2021. Nello spiegare la decisione, il Consiglio di Portland ha evidenziato i casi documentati di discriminazione a opera del riconoscimento facciale, una tecnologia che funziona bene in casi specifici ma ha effetti devastanti sulle comunità più disagiate e sulle persone di colore.

I residenti e i visitatori di Portland dovrebbero avere la garanzia dell’accesso agli spazi pubblici con una ragionevole aspettativa di “anonimato e privacy personale”, spiegano le ordinanze. Finché le tecnologie biometriche non saranno in grado di rispettare i diritti umani, e la privacy e la libertà di espressione fanno parte di tali principi fondamentali, la città di Portland ha deciso di impedire (o limitare fortemente) l’uso del riconoscimento facciale.

Riconoscimento facciale

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Singapore, il riconoscimento facciale è un affare di stato

Alfonso Maruccia | 29 Settembre 2020

Biometria Privacy Sicurezza

La città-stato di Singapore spinge il turbo sull’adozione della biometrica come sistema di identificazione. I cittadini potranno, su base volontaria, sfruttare il riconoscimento facciale per accedere ai servizi pubblici e privati.

Mentre le città statunitensi fanno sentire sempre più alto il loro dissenso nei confronti del riconoscimento facciale, Singapore va nella direzione diametralmente opposta con un’adozione a livello nazionale. La città-stato del sud-est asiatico adotterà la biometria come sistema di identificazione “universale”, valido sia per accedere al sistema pubblico che a quelli delle aziende private.

La tecnologia adottata da Singapore è quella di iProov, società britannica che sposa un approccio cloud al riconoscimento facciale – o meglio alla “identificazione facciale” come viene descritta dagli interessati. Una tecnologia che secondo Andrew Bud, founder e CEO di iProov, deve garantire la sicurezza dell’identificazione riuscendo a capire la differenza tra un deepfake, una foto e una persona presente in carne e ossa.

Singapore

Singapore è, dopo il Principato di Monaco, il secondo paese più densamente popolato al mondo, e il riconoscimento facciale di iProov dovrebbe svolgere un ruolo centrale nell’economia digitale della nazione. Dopo un primo test effettuato con una banca locale, il sistema è ora in fase di implementazione su tutto il territorio.

Diversamente dal riconoscimento facciale indiscriminato, sottolineano da iProov, l’identificazione facciale di Singapore richiederà il consenso esplicito da parte dell’utente. Il database biometrico sarà in ogni caso sempre nelle mani del governo, con tutti i problemi e i gravissimi rischi di sicurezza che la cosa comporta. Una password compromessa può sempre essere cambiata, mentre i lineamenti del volto sono una costante biologica difficilmente modificabile in chiave di identificazione digitale.

Le autorità singaporiane sono in ogni caso convinte della validità del sistema biometrico di iProov, e intendono promuovere il suo utilizzo presso gli uffici di pagamento dei tributi, gli istituti bancari, per l’accesso alle aree portuali sicure e altrove. Le aziende interessate ad adottare il sistema dovranno rispettare una serie di requisiti minimi stabiliti dal governo, il principale dei quali consiste sempre nella necessità che l’utente dia il suo consenso per la scansione del volto.

Riconoscimento facciale

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A Detroit, il riconoscimento facciale fallisce nel 96% dei casi

Alfonso Maruccia | 3 Luglio 2020

Biometria

Per ammissione della stessa polizia cittadina, il riconoscimento facciale usato a Detroit identifica i soggetti sbagliati nel 96% dei casi. Quasi tutti coinvolgono persone di colore.

Ora come mai in passato, il riconoscimento facciale è al centro del dibattito politico negli USA e non solo. Alcune grandi città statunitensi hanno deciso di vietare l’uso della discussa tecnologia, le aziende specializzate bloccano la fornitura del sistema alle autorità e in molti criticano la tendenza della biometria a presentare caratteristiche classificabili come puro e semplice razzismo.

Anche a Detroit si discute di riconoscimento facciale, con giudizi abbastanza impietosi per la qualità della tecnologia che è possibile basare sui dati ufficiali forniti dal corpo di polizia cittadino. Per stessa ammissione del capo della Polizia di Detroit James Craig, l’uso esclusivo del riconoscimento biometrico porta a una identificazione incorretta nel 96% dei casi.

Riconoscimento Facciale a Detroit

La tecnologia di riconoscimento facciale usata dalla polizia di Detroit è sviluppata dalla società DataWorks Plus, ed è per stessa ammissione di Craig quasi completamente inaffidabile. Nonostante questo fatto, gli agenti continuano ad adottare il sistema come parte integrante delle loro indagini e interrogano tutti i soggetti falsamente identificati dal suddetto sistema.

Peggio ancora: sui 70 casi in cui il riconoscimento facciale è stato già impiegato nel corso del 2020, 68 riguardavano persone di colore. Il disastro biometrico di Detroit era appunto salito agli onori (o all’umiliazione) delle cronache proprio nel caso di Robert Julian-Borchak Williams, mal-identificato e arrestato ingiustamente solo per il colore della sua pelle. La nuova politica della polizia di Detroit dovrebbe servire a evitare casi del genere, spiega ancora Craig.

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Anche Amazon e Microsoft contro l’abuso del riconoscimento facciale

Alfonso Maruccia | 12 Giugno 2020

Amazon Biometria Microsoft

Dopo la ferma presa di posizione di IBM, Amazon e Microsoft si sono aggiunte al coro di chi chiede una profonda riforma nell’uso della tecnologia. Sono a rischio i diritti umani di tutti.

La recente mossa di IBM contro l’abuso del riconoscimento facciale ha fatto evidentemente rumore, e ora altri due grandi protagonisti del business tecnologico si sono mossi nello stesso solco tracciato da Big Blue. Amazon e Microsoft hanno deciso, secondo parametri differenti, di non vendere più la loro tecnologia di identificazione biometrica alle forze dell’ordine a stelle e strisce.

La situazione negli USA si fa sempre più incandescente, il presidente Trump soffia sul fuoco di una guerra civile strisciante tra bianchi e neri e i corpi di polizia locali hanno adottato strumenti avanzati come il riconoscimento facciale per identificare i manifestanti. Ma i produttori dei software specializzati hanno oramai preso coscienza della pericolosità della tecnologia, soprattutto nello scenario sempre più degradato della politica e della brutalità poliziottesca degli Stati Uniti.

L’elenco dei succitati produttori include Amazon, che ha ora deciso di mettere in pausa per un anno la fornitura della sua tecnologia di riconoscimento facciale alla polizia USA. Il colosso di Jeff Bezos evoca ancora una volta l’intervento del Congresso, con la ratifica di leggi specifiche indirizzate a evitare l’abuso dei sistemi biometrici a scopo razziale.

Una moratoria a tempo indefinito è stata invece decisa da Microsoft, che per bocca del presidente Brad Smith ha confermato l’intenzione di non vendere più il software di riconoscimento facciale alla polizia. Finché una legge federale non sarà in vigore, i cops statunitensi non potranno più accedere alle tecnologie biometriche di Redmond. Ora la palla passa ai Rappresentati di Capitol Hill.

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