Facebook Flickr, nuova unità di tempo

Facebook, super-multa europea dopo la violazione degli account?

In seguito alla grave breccia di sicurezza subita da Facebook a settembre, le autorità europee potrebbero ora presentare il conto nel pieno rispetto delle norme del GDPR.

Alle indagini interne di Facebook sulla breccia di sicurezza identificata nelle scorse settimane potrebbero presto aggiungersi le indagini europee, e le autorità di Bruxelles sono a quanto pare già pronte a far valere le nuove regole comunitarie sulla protezione dei dati personali. Il social network in blu rischia una multa salatissima e multi-miliardaria.

A quanto si apprende grazie alle informazioni fornite dalla Commissione irlandese per la Protezione dei Dati, infatti, dei 30 milioni di account coinvolti nell’attacco da parte di ignoti cyber-criminali – una cifra ridotta rispetto ai 50 milioni indicati in precedenza da Facebookil 10% appartiene a utenti presenti sul territorio europeo.

GDPR

Le nuove regole sulla protezione dei dati personali entrate in vigore nei mesi scorsi – comunemente note come GDPR – garantiscono agli utenti europei una protezione che non ha forse eguali nel mondo, stabilendo che i suddetti dati personali rappresentano un “diritto fondamentale” e imponendo alle aziende tecnologiche che vogliono fare business nel Vecchio Continente misure stringenti e obblighi non derogabili.

Stando alle norme del GDPR, ad esempio, le aziende colpite da una breccia di sicurezza che coinvolge dati personali devono comunicare il problema entro 72 ore dall’individuazione. Un obbligo probabilmente violato da Facebook nel caso dell’attacco in oggetto, e per cui Bruxelles potrebbe comminare alla corporation statunitense una multa pari al massimo al 4% dei suoi ricavi annuali.

Tenendo in considerazione il volume di affari registrato nel 2017 ($40 miliardi), Facebook potrebbe trovarsi costretta a pagare $1,63 miliardi – e senza nemmeno l’agio di una lunga indagine da parte dei commissari di Bruxelles. Per ora le parti in causa non commentano, anche se dalla Commissione Europea si evoca la disponibilità di “strumenti forti” utili a disciplinare le corporation che non proteggono i dati degli utenti come sembra aver fatto Facebook in queste settimane.

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