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NVIDIA: il business delle GPU è in crisi

La corporation californiana preannuncia una trimestrale più dura del previsto, con il business delle schede acceleratrici discrete che rallenta a causa dell’incertezza economica ma anche per il disinteresse degli utenti per i nuovi prodotti.

Con largo anticipo sui dati trimestrali in via di diffusione il prossimo mese di febbraio, NVIDIA ha inviato un insolito messaggio agli investitori comunicando la compressione delle aspettative aziendali. Quello attuale è un momento di crisi, per la vendita delle GPU discrete, e la colpa non è (soltanto) dei fattori esterni o della guerra commerciale tra Donald Trump e la Cina.

Nella lettera inviata agli azionisti, il CEO di NVIDIA Jensen Huang parla di un quarto trimestre fiscale che si chiuderà probabilmente con ricavi complessivi di circa 2,2 miliardi di dollari, una riduzione del 19% rispetto alle precedenti stime di $2,7 miliardi.

NVIDIA GeForce ray-tracing

Nel giustificare il nuovo prospetto negativo del business, Huang cita prima di tutto la contrazione dell’economia globale “soprattutto in Cina”: la guerra a colpi di dazi commerciali tra la Casa Bianca di Donald Trump e Pechino avrebbe insomma impattato negativamente sulla vendita di GPU NVIDIA, e i potenziali acquirenti in ambito Data Center e IA hanno preferito ritardare gli acquisti in attesa di tempi migliori.

Il dato forse più negativo – e preoccupante – per il business di NVIDIA è però un altro, e riguarda l’accoglienza riservata dai potenziali clienti alle nuove GeForce RTX: le GPU che dovrebbero rivoluzionare l’intero settore della grafica 3D grazie al ray-tracing in tempo reale (e non solo) hanno fatto registrare vendite molto al di sotto delle aspettative, certo non aiutate dai prezzi troppo alti e dalla scarsa disponibilità di giochi progettati per sfruttare le caratteristiche esclusive dell’architettura Turing.

GPU

Quello registrato nel quarto trimestre dell’anno fiscale è il secondo, importante calo del business delle GPU discrete subito da NVIDIA, un’azienda che nei mesi scorsi ha già dovuto fare i conti con lo scoppio della bolla delle criptomonete e il conseguente accumulo di scorte di prodotti invenduti nei magazzini.

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