Apple sta tramando qualcosa e, date le notizie di questi giorni, potrebbe trattarsi di qualcosa di davvero grosso.
Dagli Stati Uniti Facebook lancia l’allarme a non accettare il seguente invito: “Visit http://www.facebook.com/l/4253f;http://f… in quanto si tratta di un sito di phishing.
I messaggi che circolano, e che il social network sta cercando di bloccare in queste ore, arrivano da un mittente che si presenta con il nome di un amico o di una persona che compare nell’elenco dei vostri contatti, e contengono questa tipologia di testo: Hello; “Visit http://www.facebook.com/l/4253f;http://f… . 
Accettando di collegarsi al dominio fbaction.net si viene indirizzati a un sito che imita in tutto e per tutto la pagina di login di Facebook nella speranza che l’utente inserisca il proprio user name e password. Se così avviene, si dà l’accesso ai propri contatti e vengono inviati altri messaggi di phishing a nuove persone. Come ha dichiarato Facebook al blog tecnologico TechCrunch, il dominio è già stato incluso nella blacklist ed è stato posto fuori linea, evitandone la condivisione tra gli utenti. Anche le password che sono state rubate saranno resattate e nel frattempo sono stati avvisati gli Internet Service Provider coinvolti nel caso.
Non è la prima volta che Facebook finisce nel mirino degli attacchi di phishing: a marzo un’indagine di Phishtank, ripresa ieri dal Washington Post, metteva il sito al settimo posto nella classifica delle destinazioni Internet più prese di mira dal phishing, dopo le “regine” PayPal, eBay e Google.
Panda Security annuncia la prima versione beta di Panda Cloud Antivirus, il primo software antivirus gratuito basato sulle tecnologie di tipo cloud-computing.
La notizia è stata data da Yahoo! la scorsa settimana: Geocities,
un pezzo di storia del web, a fine anno cesserà di esistere.
Chi ha qualche anno di Internet alle spalle ricorderà sicuramente il servizio di web hosting gratuito creato a metà degli anni 90 e che all’apice della sua popolarità, nel 1999, venne acquisito da Yahoo! per oltre 3 miliardi di dollari.
GeoCities permetteva a chiunque, senza disporre di particolari competenze tecniche, di creare e gestire una pagina web personale, classificando queste ultime per “Neighborhoods” (ovvero per distretti, cioé aree tematiche, ad esempio i siti di fantascienza, di cinema, ecc.)
Difficile dire un numero esatto di quante pagine web ospitesse Geocities, ma al culmine del successo si parlava di oltre tre milioni di siti. 
Ora con la decisione di terminare il servizio, si pone il problema di non perdere un patrimonio informativo e, perchè no, un pezzo importante della storia di Internet. Così il sito Archive Team, specializzato nel backup dei dati, attraverso il suo canale IRC ha lanciato un appello e si è messa al lavoro per fare un mirror di Geocities, il più possibile completo.
Milioni di file, se pur delle dimensioni di poche decine di kilobyte, sono stati “grabbati” come si dice in gergo informatico in sole 48 ore, tanto da far dire con orgoglio al responsabile di Archive team nel suo blog “che tutto ciò che era stato pubblicato su Geocities dal 1999 a oggi è stato salvato”. Con certezza oltre 200.000 siti i cui dati sono stati replicati sotto altri domini. Per chi avesse una pagina web su Geocities l’invito è naturalmente a farsi un backup perché non è detto che qualcun altro lo faccia al posto vostro.
La parabola di Geocities è il simbolo del tramonto di un’era di Internet soppiantata dall’avvento dei blog e dei social network che offrono spazio a volontà per pubblicare pagine e interagire con altri utenti sul web.
La decisione di Yahoo! se pur legittima, è stata comunque comunicata un po’ in sordina, rimandando per giunta a dopo l’estate, ogni dettaglio su come salvare i propri dati. E a quanto sembra l’azienda non pare intenzionata a fornire strumenti di back-up, se non invitando i propri utenti a passare ai suoi servizi di web hosting a pagamento.
Il motorone di ricerca ha appena rilasciato la versione 1.5 di Android Software Developer Kit (SDK) per lo smartphone HTC G1 (commercializzato in Italia da TIM), l’edizione del software a uso e consumo degli sviluppatori, a cui dovrebbe seguire a stretto giro di Web anche l’aggiornamento del sistema operativo per gli utenti finali scaricabile direttamente sul cellulare. I primi a beneficiarne saranno i tedeschi probabilmente già dagli inizi di maggio. Leggi tutto
Ricordo di aver letto tempo fa i risultati della ricerca di un team inglese di microbiologi della Manchester Metropolitan University che indicava il cellulare come l’oggetto più sporco con cui abbiamo quotidianamente a che fare: un vero e proprio paradiso per batteri e microbi. Leggi tutto
Ispirato all’attesissima pellicola Twentieth Century Fox, è disponibile da oggi in tutti i negozi italiani il nuovo videogioco Activision. Leggi tutto
Il noto social network ha messo on line una pagina dove con l’aiuto di mappe geografiche si può seguire l’evolversi dell’intensità delle discussioni sulla nuova influenza che ha colpito il Messico e alcune aree degli Stati Uniti.
I grafici mostrano la crescita del numero di citazioni delle parole “swine flu” nei post inviati nel Wall di Facebook negli ultimi cinque giorni e sono stati realizzati utilizzando un tool di riconoscimento dei trend di linguaggio disponibile su Facebook. 
Il social network non è l’unico strumento messo in campo sul web per tenere informata l’opinione pubblica in tempo reale sull’emergenza della nuova epidemia. Su Google Maps, ad esempio, negli scorsi giorni sono state pubblicate diverse mappe della diffusione del contagio, continuamente aggiornate dagli utenti stessi, mentre su Twitter si moltiplicavano a dismisura i messaggi, con il risvolto negativo di aumentare inutilmente il panico.
Piaccia o no, come già era accaduto in altre occasioni, Internet e i social network si confermano il media di comunicazione preferito, soprattutto nelle situazioni di emergenza internazionale.
Il Blog Team TechNet Italia informa della disponibiltà del download del Service Pack 2 della suite di produttività Microsoft Office 2007. In questo secondo aggiornamento sono inclusi tutti i fix e gli aggiornamenti rilasciati dopo il primo service pack, e nuove funzionalità precedentemente non annunciate.
Dopo il contenzioso in atto tra Intel e Nvidia sulla produzione di chipset per Cpu Core i7 anche AMD ha dichiarato che, dal prossimo anno, produrrà in maniera esclusiva i chipset per le proprie soluzioni server, togliendo di fatto a Nvidia (e a Broadcom) un altro importante mercato.
Quali sono le funzionalità più utilizzate e ricercate in un telefonino da parte degli utenti? È la domanda che si è posta LG Electronics durante la fase di ricerca e sviluppo del suo nuovo cellulare Arena, così ha commissionato a Ncompass International Omnibus una ricerca ad hoc su un campione selezionato di utenti residenti in Germania, Italia, Olanda, Spagna, Svezia, Francia e Inghilterra. Ecco i risultati. Leggi tutto
Cominciamo con le vostre votazioni:
Tenendo conto delle vostre preferenze e delle nostre, Silwana balza al primo posto. Il lavoro di Silwana è interessante perché non solo si immaginano argomenti particolari, ma anche un nuovo tipo di media per la fruizione dei contenuti. Stessa cosa che ha fatto Bitol, anche se il lavoro di Silwana (oltre ad essere arrivato prima ed essere stato più votato anche da voi) ci ha convinto maggiormente.
Abbiamo deciso di premiare anche altri quattro lavori, quelli di Brebby, Enrichino, Nyer e Olandesevolante (in ordine alfabetico). A loro e a Bitol inviremo il gioco Empire Total War (recensito sul numero di maggio di PC Professionale), mentre a Silwana arriverà il computer silenzioso realizzato nei nostri laboratori.
Complimenti ai selezionati e a tutti quelli che hanno partecipato.
Ecco i lavori selezionati:
Silwana

Bitol

Brebby

Enrichino

Nyer

Olandesevolante

AMD è la prima azienda produttrice di schede grafiche a proporre all’interno di uno dei propri prodotti un chip costruito con il nuovo processo produttivo a 40 nm, che dovrebbe garantire ampi margini di frequenza e consumi ridotti.
Settantadue anni di storia piemontese, quasi mezzo milione di documenti italiani messi on line (445.382 per la precisione). Il sito Ancestry.it – braccio italiano della rete mondiale di siti genealogici Ancestry che dispone di versioni locali nei principali peasi europei, negli Stati Uniti, Canada, Australia e Cina –ha da poco inaugurato i nuovi archivi storici relativi ai documenti di nascita, matrimonio, morte, cittadinanza, recuperati dai Registri Civili di Casale Monferrato e di altri 77 comuni delle province di Asti ed Alessandria. 
I documenti, fino a ieri conservati presso il Tribunale di Casale Monferrato, coprono l’arco temporale compreso tra il 1866 e il 1937 e contengono qualcosa come quattro milioni di nomi e sono consultabili attraverso ricerche per località, tipo di documento, anno e parola chiave.
L’archivio è accessibile agli abbonati ad Ancestry in tutto il mondo (il costo base di abbonamento è di 9,95 euro all’anno) e permette a chiunque di fare ricerche sulla storia della propria famiglia e sui propri antenati nelle aree sopracitate. Gli atti di nascita ad esempio contengono i nomi di entrambi i genitori, l’età, il luogo di residenza e la professione (ce ne sono più di 100.000 censiti nelle province di Asti e Alessandria), lo stesso vale per gli atti di matrimonio e di morte che contengono informazioni dettagliate. Ancestry.it ha già realizzato un servizio analogo per gli archivi storici di Como e Siena.
La rete mondiale di siti Ancestry (di proprietà della Generations Network) include sette miliardi di nomi all’interno delle sue 28.000 collezioni storiche internazionali fra cui più di 20 milioni di nomi italiani.
Fino ad oggi sono stati creati più di 9.8 milioni di alberi genealogici e inseriti più di 950 milioni di nomi e 16 milioni di fotografie. Nel febbraio 2009 8.7 milioni di utenti hanno visitato almeno uno dei siti Ancestry (fonte ComSCore).
Come preannunciato, ieri Facebook ha aperto la sua piattaforma agli sviluppatori, con il rilascio della Facebook Open Stream API,, ovvero le interfacce di programmazione che consentono di utilizzare i dati contenuti nello stream degli utenti per creare nuove applicazioni.
Tradotto in termini concreti ciò significa che l’insieme di update di status, foto, link e altre informazioni postate dagli utenti nella pagina del proprio profilo, (che viene definito stream) d’ora in poi possono essere messe a disposizione, a discrezione del singolo, di terze parti esterne a Facebook, che potranno utilizzarli per creare nuove applicazioni fruibili poi dai proprietari stessi dei dati. 
E’ la prima volta che Facebook apre lo straordinario patrimonio dell’esperienza d’uso dei propri utenti (200 milioni in tutto il mondo) agli sviluppatori e sugli aspetti più tecnici rimandiamo gli interessati al post specifico pubblicato sul sito.
Ciò che interessa sottolineare e che genera più di un dubbio è il tipo di utilizzo che viene fatto dei dati degli utenti, qualora questi diano il consenso a portare fuori dal sito i propri dati. In gioco infatti, e lo specifica il post pubblicato su Facebook, non ci sono solo le informazioni personali ma anche i post di altri utenti amici pubblicati sul nostro profilo e dei loro amici, e questo indipendentemente dalle impostazioni di privacy che si è scelto di dare ai propri post.
Una volta riutilizzati i dati essi però vengono nuovamente messi a disposizione dei legittimi proprietari, ovvero i membri di Facebook, che da questi servizi possono ottenere strumenti di filtro dei propri post, per evidenziare solo contenuti su un certo argomento o per vedere anche il trend dei post più letti. Un esempio: se si volesse vedere cosa pensano e cosa dicono i membri di Facebook sull’influenza suina, fino ad oggi non era possibile avere un trend unico completo dei post, d’ora in poi invece lo sarà.
Attualmente su Facebook ci sono 660.000 sviluppatori, la mossa di aprire la piattaforma all’esterno dovrebbe consentire al social network di essere più competitiva con sistemi di comunicazione più agili e aperti a tutti come Twitter, uscendo un po’ da quella torre d’avorio che rappresenta il limite di ogni comunità chiusa come i social network.
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