Il produttore di PowerDVD lancia un nuovo software che punta molto sulla semplicità d’uso ma non rinuncia a un set di strumenti completo.
Anteprima di Nicola Martello
Articolo tratto da PC Professionale 245 di agosto 2011
A metà giugno Cyberlink ha presentato un software nuovo di zecca: PhotoDirector 2011, rivolto agli appassionati evoluti e dotato di un’interfaccia intuitiva e di numerosi strumenti efficaci e facili da usare. Il prezzo è interessante e include l’aggiornamento gratuito alla prossima release, che CyberLink conta di rilasciare piuttosto rapidamente. Leggi tutto
Grazie a questo straordinario risultato la saga supera il miliardo di dollari di fatturato complessivo. Leggi tutto
Xye è un gioco a puzzle per Linux e Windows, ispirato da quello chiamato Kye. L’obiettivo del gioco è raccogliere tutte le gemme nascoste in ogni livello, evitando trappole e mostri e risolvendo enigmi. Nel programma è incluso un editor per creare nuovi livelli di gioco.
Nitro PDF Reader è un buona alternativa ad Adobe Reader e integra anche una stampante virtuale per la creazione di Pdf.
Anteprima di Filippo Moriggia
Articolo tratto da PC Professionale 245 di agosto 2011
Nitro PDF Reader è uno dei lettori di file Pdf alternativi ad Adobe Reader più interessanti sul mercato. Con il rilascio della versione 2.0 questo pacchetto è uscito ufficialmente dalla fase beta ed è migliorato ulteriormente, sia sul fronte delle prestazioni, sia su quello delle funzionalità. Leggi tutto
Come provare velocemente nuovi pezzi musicali, o almeno avere un’idea generica di come suonerebbero anche se non sono presenti tutti i musicisti che dovrebbero suonarli? Risolvere questo problema è un po’ più facile con Impro-Visor, software sviluppato appositamente per musicisti jazz (ma utilizzabile anche con altri generi) che vogliano effettuare prove del genere, o avere un accompagnamento per esercitarsi.
Rockstar Games e Team Bondi hanno annunciato oggi che L.A. Noire: The Complete Edition sarà disponibile per Windows PC, Steam, e OnLive l’8 Novembre 2011 in America e l’11 Novembre 2011 in Europa. Leggi tutto
Ci è appena arrivato il Sony Tablet S, e lo abbiamo spacchettato per voi. Poi lo proveremo e realizzeremo anche il video per segnalarvi le caratteristiche più significative e le prestazioni. Buona visione
Per i piccoli uffici, le stampanti e multifunzione a getto d’inchiostro promettono alte prestazioni e costi contenuti rispetto alle laser di fascia bassa. In questo articolo mettiamo a confronto quattro unità di ultima generazione con una tipica Mfp laser a colori.
Fino a un po’ di anni fa il mondo del printing era diviso in due macro-categorie: da un lato la stampa a getto d’inchiostro, dall’altro la stampa laser, la prima adatta per l’uso domestico, la seconda per l’ufficio.
Nonostante l’evoluzione tecnologica abbia via via reso più sfumati questi confini (almeno nella fascia bassa del mercato), nella percezione comune è sopravvissuto il preconcetto secondo cui stampanti e multifunzione inkjet sarebbero inadatte per l’uso professionale a causa della costruzione meno robusta, della modesta velocità e dei costi elevati dei materiali di consumo, mentre le periferiche laser sarebbero strumenti di lavoro affidabili, veloci e con costi di gestione contenuti. Se quest’ultima idea è ancora condivisibile quando riferita a contesti aziendali di grandi dimensioni, è invece più discutibile quando si parla di piccola e media impresa, studi professionali e microattività. Almeno da quando sul mercato, alcuni anni fa, sono state introdotte le cosiddette business inkjet, una classe di prodotti progettata come alternativa alle laser di fascia entry e medio-bassa. Una tipica stampante o multifunzione di questo tipo rappresenta una soluzione interessante per tanti aspetti, non ultimo quello economico: ha una costruzione e una meccanica robusta che tollera carichi di lavoro moderatamente impegnativi, dispone di cassetti per la carta più capienti e usa cartucce d’inchiostro ad alto rendimento per garantire autonomia elevata e bassi costi d’esercizio; include le interfacce di rete Ethernet e Wi-Fi per essere a disposizione del gruppo di lavoro, ha spesso il duplex per la stampa automatica in fronte/retro e, nel caso di una Mfp, un alimentatore automatico di documenti per velocizzare la scansione e la copia di originali multipagina.
In questo articolo abbiamo voluto mettere a confronto una tipica multifunzione laser a colori di fascia medio-bassa e quattro nuove unità a getto d’inchiostro per l’ufficio. Due di queste sono di formato A3+, proposte a un prezzo di listino 4-5 cinque volte inferiore a quello di una corrispondente unità laser e quindi molto appetibili da agenzie e uffici marketing e di grafica pubblicitaria con un budget limitato.
Per verificare produttività, funzionalità, qualità dell’output, autonomia e costi d’esercizio, nel corso delle prove di laboratorio delle cinque unità abbiamo prodotto una quantità di stampe molto superiore al solito. E abbiamo ottenuto risultati interessanti.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011
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Editoriale
30 anni di PC, 20 anni di PC Professionale
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo
In profonditàLa storia
Trenta di questi anni
La storia dell’informatica moderna vista e vissuta in prima linea con passione, ma anche con un occhio critico verso le diverse forme di applicazione nella vita quotidiana.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo
LCD PC
All-in-one: il futuro del desktop
Sempre più produttori, seguendo l’esempio di Apple, spingono verso sistemi completamente integrati nella cornice dello schermo. Sarà veramente questo il domani dei desktop?
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Smartphone
Fenomeno 3D
Dopo cinema, televisione e videogiochi, è la volta dei telefoni cellulari: i nuovi dispositivi possono generare e visualizzare contenuti tridimensionali, senza bisogno di occhiali. Moda passeggera o standard del futuro? Scopriamolo analizzando i primi terminali LG e HTC.
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Internet
Browser per tutti i gusti
Abbiamo analizzato le funzionalità dei principali browser Web, per aiutarvi a scegliere quello più adatto al vostro modo di navigare e lavorare.
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Fotografia
Digitali tuttofare
Le “bridge” stanno attraversando oggi una seconda giovinezza grazie alle ottiche ultra zoom i qualità elevata e ai sensori ad alta sensibilità. Il tutto offerto a prezzi ancora più abbordabili.
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Software
La musica è diventata liquida
L’audio digitale può essere spostato da un supporto all’altro, con la stessa facilità con cui si travasa un liquido. Scopriamo vantaggi e svantaggi della “musica liquida”.
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Stampanti
Metti una ink jet nel tuo ufficio
Per i piccoli uffici, le stampanti e multifunzione a getto d’inchiostro promettono alte prestazioni e costi contenuti rispetto alle laser di fascia bassa. A confronto quattro unità di ultima generazione con una tipica Mfp laser a colori.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo
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Internet
The Sims Social conquista gli utenti di Facebook
Posta
Posta Hardware e Software
Smau a Milano
Sviluppo
Chrome NaCl: passami il sale che gioco sul web
PC Tech
BapCo Sysmark 2012: nuovo benchmark di riferimento
Linux
Strumenti Open Source per creare libri elettronici
Giochi
Dirt 3: guidare sempre al limite senza perdere il controllo
La musica digitale può essere spostata da un supporto all’altro, con la stessa facilità con cui si travasa un liquido. Scopriamo vantaggi e svantaggi della “musica liquida”.
Negli ultimi anni l’avvento dei formati digitali ha rivoluzionato il modo di ascoltare la musica. La capillare diffusione dei lettori Mp3, l’abitudine a utilizzare il computer anche come player musicale e l’arrivo di riproduttori di musica digitale pensati in modo specifico per la connessione al tradizionale impianto stereo hanno fatto sorgere negli appassionati l’esigenza di svincolarsi da supporti fisici come i Cd, per poter disporre della propria musica nella maniera più libera possibile.
I file digitali soddisfano perfettamente questa esigenza, dato che possono essere spostati da un supporto di memorizzazione all’altro con estrema facilità, un po’ come l’acqua può essere travasata senza fatica da un contenitore a un altro. Non a caso, da qualche anno si parla, anche sulle riviste di alta fedeltà, di “musica liquida”: un neologismo tutto italiano, sempre più diffuso. In queste pagine compiremo una veloce carrellata sull’evoluzione dei sistemi di ascolto della musica, per poi concentrarci sulle caratteristiche specifiche di un sistema digitale per la memorizzazione e la riproduzione dell’audio digitale. Vedremo quali sono i vantaggi (e gli svantaggi) della musica liquida, quasi sono i formati che vengono utilizzati per memorizzare i file audio e i programmi utili per creare e gestire al meglio una “audioteca liquida”.
Un po’ di storia dell’Hi-Fi
La musica liquida è solo l’ultima evoluzione vissuta dal settore dell’audio Hi-Fi (High-Fidelity, Alta Fedeltà), che nel corso degli anni ha conosciuto diversi cambiamenti in fatto di tecniche di registrazione e di memorizzazione. La storia dell’Hi-Fi inizia con l’introduzione nel 1948 del disco Lp (Long-Playing, Lunga Durata) in vinile, a 78 oppure a 33,33 giri al minuto. I suoni vengono registrati sotto forma di ondulazioni delle pareti di un solco, inciso nel vinile, che procede a spirale dal bordo esterno del disco verso il centro. Sempre nel 1948 appaiono i primi nastri magnetici, dapprima sotto forma di bobine di grosso diametro (fino a 25 cm circa), in seguito sostituite nel mercato consumer dalle Compact Cassette, introdotte da Philips nel 1963 e assai più pratiche (ma dalla qualità audio decisamente inferiore). Entrambi i supporti – disco e nastro – sono di tipo analogico e fino al 1979 sono stati gli unici mezzi di diffusione della musica registrata. In quell’anno Philips presenta il primo disco ottico audio digitale, che grazie alla collaborazione con Sony nel 1982 è diventato il Compact Disc Digital Audio (Cd Audio) che tutti ben conosciamo.
Il Cd ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, dapprima nel settore dell’audio e poi in quello dell’informatica. Il disco ottico è stato innovativo non solo per le tecniche di memorizzazione e di lettura utilizzate, basate su laser, ma anche perché era il primo supporto consumer capace di contenere musica in formato digitale, assai più resistente alle problematiche del mondo analogico. Rispetto alle controparti analogiche, come il nastro o il disco in vinile, il Cd offre infatti una gamma dinamica maggiore, una risposta in frequenza più estesa e perfettamente lineare, un rumore di fondo praticamente inaudibile e una diafonia ridottissima.
Per contro, il suono digitale è spesso criticato per la sua “freddezza” e la sua “asprezza”, difetti in genere dovuti alle modalità di registrazione e ai limiti intrinseci sia del processo di digitalizzazione sia di quello di riconversione da digitale ad analogico al momento della riproduzione.
Proprio per eliminare questi difetti, Sony e Philips presentano nel 1999 il Super Audio Cd (Sacd), a cui fa seguito l’anno successivo il Dvd Audio, formalizzato dal Dvd Forum. Sia pure con metodi profondamente diversi, entrambi i formati sono stati pensati per migliorare l’esperienza di ascolto della musica digitale, esperienza che gli appassionati più esigenti non hanno mai trovato completamente soddisfacente con i Cd. La causa principale è il metodo di digitalizzazione, che risente dei limiti tecnologici dell’epoca in cui il Cd è stato sviluppato. L’audio del Cd è codificato in Pcm (Pulse Code Modulation), con una frequenza di campionamento di 44,1 kHz e con una profondità di 16 bit, fattori che garantiscono una risposta in frequenza di 20 – 20.000 Hz e una dinamica di 96 dB.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011
Le bridge stanno attraversando oggi una seconda giovinezza grazie alle ottiche ultra zoom di qualità elevata e ai sensori ad alta sensibilità. Il tutto offerto a prezzi ancora più abbordabili.
A differenza delle fotocamere mirrorless, novità dell’era digitale, le bridge hanno le loro radici nel passato, quando ancora si scattava a pellicola. Nate negli anni ottanta queste fotocamere si proponevano come ponte – da cui il nome – tra le compatte e le reflex. Ai tempi chi cercava uno strumento piccolo e leggero doveva indirizzarsi su una “punta-e-scatta”, mentre chi preferiva la qualità e le possibilità di intervento manuale, così come la scelta della focale di scatto più idonea, aveva nella reflex l’unica possibile soluzione per le proprie esigenze.
La bridge si presentava come trait-d’union: soluzione compatta ma in grado di coprire l’escursione focale di un intero parco ottiche reflex. Con il passaggio al digitale le bridge non sono scomparse e si sono ritagliate, seppur con alterne fortune, una nicchia di mercato. La loro sopravvivenza è stata però messa in dubbio all’arrivo delle reflex entry-level. I vantaggi che offrivano le bridge erano infatti oscurati dai contro: poco meno compatte delle reflex, ma con una qualità modesta se raffrontate a queste ultime. E anche sotto l’aspetto prezzo non erano più così competitive. Pur sotto la pressione delle reflex entry level, le bridge hanno saputo evolversi, limando i contro e perfezionando i pro. Il sensore, vero e proprio tallone d’Achille, è stato completamente rivoluzionato, mentre il punto di forza, ovvero l’ottica, è stato ulteriormente potenziato. Oggi le bridge meritano finalmente il loro nome, colmando davvero il gap tra i due mondi e offrendo un potenziale creativo impossibile da eguagliare sia con una tradizionale compatta che con una reflex. Ma vediamo come si è raggiunto questo risultato.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011
Abbiamo analizzato le funzionalità dei principali browser Web, per aiutarvi a scegliere quello più adatto al vostro modo di navigare e lavorare.
Negli ultimi tre anni il mercato dei browser ha vissuto un’evoluzione senza dubbio straordinaria. Un’evoluzione dovuta in primo luogo a una concorrenza sempre più accesa, che vede protagoniste società del calibro di Google, Apple e Microsoft. Una spinta molto forte l’ha data senza dubbio anche il fermento provocato dalla fase di transizione verso l’Html 5, il linguaggio di markup attualmente in fase di definizione che rappresenta di fatto il futuro del Web. Ma forse il vero motivo per cui il mercato dei browser si sta evolvendo così rapidamente, e raccoglie un interesse così ampio, è ancora un altro. Ora che Internet e il cloud stanno diventando la piattaforma applicativa dominante, il browser è sempre più un componente chiave, destinato a prendere di fatto il posto di un sistema operativo ridotto a mero strumento per l’interazione con l’hardware.
In questo articolo mettiamo a confronto le versioni più recenti dei principali browser, valutandone pregi e difetti. Per decidere se un browser è migliore di un altro non basta misurarne le prestazioni con un benchmark. Bisogna considerarne l’usabilità, le funzionalità più avanzate, valutare la compatibilità con i siti Web meno recenti, analizzare le potenzialità offerte da estensioni e componenti aggiuntivi.
Anche tenendo in considerazione tutti questi fattori, è difficile identificare un vincitore assoluto: del resto ogni utente ha abitudini differenti e naviga o cerca informazioni in modo diverso. Solo voi, dopo aver letto nelle pagine che seguono i punti di forza e di debolezza dei prodotti recensiti, potrete decidere quale sia quello più adatto al vostro modo di usare Internet. Per fornirvi un quadro il più chiaro possibile vi presenteremo anche, per ciascun browser, alcune estensioni capaci di migliorare o potenziare in modo significativo l’esperienza di navigazione.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011
Dopo cinema, televisione e videogiochi, è la volta dei telefoni cellulari: i nuovi dispositivi possono generare e visualizzare contenuti tridimensionali, senza bisogno di occhiali. Moda passeggera o standard del futuro? Scopriamolo insieme analizzando i primi terminali LG e HTC.
Il fascino della stereoscopia è innegabile: quando osserviamo per la prima volta un’immagine che acquista profondità davanti ai nostri occhi, lo stupore che proviamo ha qualcosa di fanciullesco, lo stesso che si può sperimentare assistendo a un ben congegnato gioco di prestigio. Spesso, però, questa sensazione non dura a lungo: bastano pochi minuti perché l’entusiasmo iniziale lasci il posto a un interesse più distaccato e quindi, al di là di qualche acuto sporadico (magari provocato da una scena particolarmente accattivante di un film), tutto sembri irrimediabilmente “normale”.
È proprio l’attrattiva effimera delle stereoscopia uno dei motivi principali per qui questa tecnica, che nasce nella metà del 1800, ha avuto nel corso della storia picchi di successo seguiti da periodi di totale disinteresse da parte del mercato. Dopo una prima ondata di film negli anni Cinquanta, e l’esplosione degli “occhiali 3D” degli anni Settanta e Ottanta, l’interesse è andato via via scemando sino al clamore provocato dal lungometraggio Avatar del 2009, a cui sono seguite numerose iniziative per portare il 3D stereoscopico al cinema, sui televisori domestici e in ambito videoludico.
Anche gli smartphone questa volta sono stati colpiti dall’epidemia del 3D: il primo modello in grado di gestire immagini stereoscopiche è stato presentato da LG al Mobile World Congress di Barcellona lo scorso Febbraio; commercializzato in Italia a luglio, l’Optimus 3D è stato seguito a distanza di poco più di un mese dalla controparte HTC, l’EVO 3D.
Al di là di alcuni modelli Sharp prodotti per il mercato giapponese e delle voci insistenti che ipotizzano un prossimo terminale prodotto da Samsung, i due dispositivi LG e HTC sono attualmente gli unici smartphone disponibili in Italia che permettono non solo di visualizzare immagini e filmati in 3D, ma anche di scattare foto e registrare video tridimensionali tramite la doppia videocamera integrata. I contenuti 3D catturati possono essere riprodotti direttamente sul telefonino, visualizzati su un televisore compatibile o inviati su YouTube, che supporta la visione stereoscopica.
Vista la natura portatile degli smartphone, sia HTC sia LG hanno scelto di adottare la tecnica autostereoscopica per la riproduzione di contenuti 3D; con questo termine si intende un metodo di riproduzione che non richiede l’utilizzo di occhiali da parte dello spettatore. Il vantaggio principale rispetto alle altre tecnologie presenti sul mercato è chiaramente quella di non richiedere alcuna periferica per la visione dei contenuti, mentre il principale limite è l’obbligo da parte dell’utente di osservare il display da un ben preciso angolo di vista; basta il minimo spostamento laterale per compromettere la visione stereoscopica a cui subentra un fastidioso effetto di interferenza e sfocatura.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011
Dopo My Body Coach 2 e Hunter’s Trophy, ecco arrivare un altro entusiasmante che permette di allenarsi e mantenersi in forma direttamente da casa, senza tralasciare una componente principale: il divertimento. Leggi tutto
Sempre più produttori, seguendo l’esempio di Apple, spingono verso sistemi completamente integrati nella cornice dello schermo. Sarà veramente questo il futuro dei sistemi desktop?
Il capostipite, commercialmente parlando, è stato nel 1998 il sistema iMac G3di Apple. Quel prodotto, ai tempi rivoluzionario, sancì il primo successo commerciale per un computer completamente integrato, all-in-one, nel quale tutti i componenti sono inclusi nello stesso involucro. Colorato, semplice, prestante e poco ingombrante (per l’epoca), questi i fattori chiave di iMac.
Prima di allora erano stati prodotti altri sistemi simili, sia da Apple sia da altri produttori, ma nessuno aveva mai avuto il successo di quel modello. Da quel momento Apple iniziò a commercializzare i propri desktop solamente in formato all-in-one (i PowerMac e i MacPro sono considerate workstation di tutt’altro livello prestazionale), credendo fermamente in un progetto che impiegò anni a giungere a compimento, con la piena maturazione ottenuta solo molto tempo più tardi e di cui possiamo apprezzare appieno i frutti solo oggi.
Il passaggio fondamentale è avvenuto con la transizione dai monitor Crt, che permettevano ai produttori di “nascondere” agevolmente l’hardware al loro interno (viste le dimensioni), e i nuovi schermi Lcd, che imponevano sfide tecnologiche ben superiori ai progettisti. Negli anni i sistemi si sono evoluti sempre più, con i produttori del mondo Pc non troppo entusiasti del settore, perlomeno fino agli ultimi 2 anni. Con l’evoluzione tecnologica che ha portato i componenti di stampo notebook (spesso scelti per questi sistemi viste le ridotte dimensioni e le stringenti limitazioni di consumo e calore) ad avere prestazioni paragonabili alle controparti desktop e gli innegabili successi commerciali di Apple con i propri sistemi iMac molti attori del mercato hanno però deciso di entrare anche in questo segmento. Oggi rappresenta infatti sempre più uno degli sbocchi futuri del mondo desktop, per via del risparmio evidente in termini di spazio e della semplicità d’uso e manutenzione richieste.
La moderna necessità di un personal computer domestico si scontra infatti con le complicazioni spesso inutili derivate dai sistemi assemblati di tipo tradizionale, che offrono grandi possibilità di manovra, aggiornamento e sostituzione dei componenti implicando però complicazioni di vario tipo, dalla gestione dei driver alla necessità di conoscere il funzionamento di molti elementi interni del Pc, azioni che risultano spesso sconosciute alla maggior parte degli utenti che si affidano invece a sistemi all-in-one già preconfigurati.
Molti nuovi utenti, appartenenti a ogni fascia sociale e con le età più disparate, non desiderano di certo tutte le complicazioni di un Pc tradizionale. Visto il successo del modello notebook, con sistemi “chiusi” e supportati direttamente dai produttori, che assicurano nuovi driver testati per la specifica configurazione ed ecosistemi software studiati per quel preciso modello, risulta perciò naturale l’evoluzione dei sistemi desktop in questi all-in-one, seguendo (seppur senza sbandierarlo ai quattro venti) l’esempio di Apple che propone da tempo con successo sistemi di questo tipo.
Nel seguito andremo ad analizzare alcune soluzioni dei maggiori produttori nazionali e internazionali presenti sul nostro mercato, valutando alcuni modelli specifici che ogni casa ha scelto di proporci in prova. In questo caso non è ovviamente possibile provare fisicamente tutte le combinazioni possibili (svariate centinaia), ma solo i modelli principali. La maggior parte dei sistemi è offerta dai produttori anche con piccole modifiche riguardanti la sezioni grafica (per chi vuole giocare in maniera migliore) oppure in termini di capacità disco e memoria. Sta poi alle precise esigenze dell’utenza scegliere la configurazione più adatta all’ambito d’uso predefinito. Tutte le considerazioni generali fatte sui modelli in prova devono dunque essere prese con le dovute attenzioni: se il sistema risultasse per voi quasi perfetto, ma con qualche elemento assente, è possibile che il produttore offra anche quell’accessorio. Una delle derive del settore, solo parzialmente giustificabile, è la proposizione di schermo di tipo touch sui dispositivi all-in-one. L’utilità di questo sistema di controllo, su schermi da 23” e oltre difficilmente collocabili in altri luoghi se non su una scrivania, è discutibile. Utilizzare le mani per comandare uno schermo posto verticalmente di fronte all’utente è stancante, poco ergonomico e per nulla pratico, soprattutto avendo a disposizione mouse e tastiera. Per qualche applicazione, soprattutto ludica, è interessante, ma altrimenti di difficile utilizzo prolungato nel tempo.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011
La storia dell’informatica moderna vista e vissuta in prima linea con passione, ma anche con un occhio critico verso le diverse forme di applicazione nella vita quotidiana.
Un viaggio editoriale cominciato 20 anni fa, più precisamente nel maggio del 1991, quando PC Professionale si presentò per la prima volta in edicola con l’obiettivo di diventare per i propri lettori una guida critica e costruttiva alle tecnologie e ai tanti strumenti informatici che in quegli anni cominciavano a invadere il mercato. Cogliamo quindi l’occasione di questo anniversario per ripercorrere attraverso i principali fatti storici e le nostre copertine questi fantastici 30 anni di progresso tecnologico che sono il frutto diretto della terza rivoluzione industriale, quella che ha dato vita all’elettronica, alla scienza moderna e che, nel lontano 1969, ha portato per la prima volta l’uomo sulla Luna.
La passione e la competenza verso la tecnologia, passata e attuale, sono tratti distintivi di tutte le persone che hanno partecipato e partecipano tuttora alla realizzazione di PC Professionale. Sono elementi essenziali che ci avvicinano ai nostri lettori e la linfa vitale che ci spinge a studiare e sviscerare le tecnologie come se fossimo ancora sui banchi di scuola, a esaminare e provare in modo diretto i prodotti mese dopo mese.
Siamo anche noi dei consumatori di tecnologia e in quanto tali ci piace capire come funzionano gli oggetti dei quali ci circondiamo e come poterli sfruttare per soddisfare le nostre esigenze o, spesso, più semplicemente i nostri sfizi. La possibilità di essere in prima linea ci permette di vedere tecnologie in anteprima, di essere spettatori privilegiati nei laboratori dove la tecnologia diventa prodotto, ma soprattutto ci fornisce quei contatti e quelle fonti dirette che ci permettono di reperire e verificare le informazioni per potervi raccontare come si evolve il mondo dell’informatica e dei numerosi dispositivi che ci portiamo appresso ogni giorno.
I 30 anni che andremo a ricordare possono essere divisi in tre decadi dai tratti ben distinti e diversi tra loro. La prima, quella che copre gli anni ‘80, è stata l’era dei pionieri, di coloro che prima di guardare al profitto pensavano a realizzare un sogno: catapultare il mondo moderno nell’era digitale e futuristica anticipata da romanzi e film di fantascienza quali 2001 Odissea nello spazio, Blade Runner e serie Tv come Star Trek. All’epoca era difficile cogliere l’entità del progresso e degli sviluppi tecnologici conseguiti nel corso di pochi anni o addirittura di pochi mesi, tanto è vero che furono in molti, anche menti brillanti, a non comprendere la profondità e le dimensioni del cambiamento in atto. In molti campi l’impatto fu così forte che a distanza di poco tempo fu altrettanto difficile ricordare o addirittura immaginare come fosse stato possibile lavorare senza l’ausilio tecnologico al quale siamo abituati oggi. La seconda, quella che va dai primi anni ’90 fino all’inizio del nuovo millennio, può essere considerata senza troppi timori il periodo d’oro dell’era informatica: tutto ciò che arrivava sul mercato era qualcosa di realmente nuovo, mai visto e utile. La quantità di tecnologie e di idee degli anni antecedenti avevano preparato un terreno estremamente fertile: lo sviluppo nelle tecniche di lavorazione del silicio avevano raggiunto uno stadio sufficiente da permettere un margine di guadagno economico anche su prodotti per il grande mercato di massa. La Silicon Valley, in California, si era trasformata nel centro nevralgico in cui confluivano aziende solide, start up e studenti freschi di università con l’intenzione di realizzare qualcosa di grande. La vicinanza fisica permise da un lato l’interazione diretta e costruttiva tra persone, società e fondi finanziari, mentre dall’altro diede vita a una concorrenza spietata che condusse a ritmi di lavoro incessanti. Per chi volesse conoscere com’era la Silicon Valley degli anni ’80, quali erano le persone che hanno cambiato e plasmato il mondo dei personal computer vi consigliamo la visione di un film: I pirati della Silicon Valley, la storia di come si sono intrecciati i sogni e le vite del co-fondatore di Apple (Steve Jobs) e del co-fondatore di Microsoft (Bill Gates).
Con il nuovo millennio ha inizio l’era del consolidamento. Dalla metà degli anni ‘90 il fenomeno Internet aveva alimentato in modo eccessivamente euforico il boom della dot-com economy che proprio in concomitanza dell’anno 2000 esplose e ingenerò il panico sui mercati finanziari portando al collasso del Nasdaq. Questo condusse a un periodo di selezione che vide crollare sul campo e sparire nel nulla decine di aziende piccole e grandi. Solo le realtà che nel tempo avevano investito gran parte dei loro utili nella costruzione di un solido patrimonio aziendale basato sulla ricerca e lo sviluppo e su infrastrutture di produzione reali riuscirono a sopravvivere al periodo di forte recessione. Questo fu anche il periodo del cannibalismo tecnologico durante il quale molte aziende acquistarono, a prezzi stracciati, brevetti dalle società morenti. Per raggiungere un punto di stabilità le aziende rimaste costituirono consorzi di collaborazione con lo scopo di definire standard e piani di sviluppo tecnologico tali da permettere la compatibilità tecnologica da un lato e una protezione degli investimenti in ricerca e sviluppo dall’altro.
Passato il momento nero della crisi il settore informatico ha trovato un punto di sostanziale equilibrio e di crescita: Internet e le comunicazioni senza fili hanno avviato il processo di globalizzazione, mentre gli sviluppi nei campi delle fisica del silicio hanno sostenuto la continua evoluzione che oggi ci consegna dispositivi che stanno nel palmo di una mano e che hanno la potenza di decine di computer di qualche anno fa. Molti di noi e di voi rientrano in quella che è considerata la generazione dei migranti o degli immigrati tecnologici, ovvero di coloro che hanno vissuto, da bambini o già adulti, queste tre decadi. Siamo coloro che sono cresciuti in un mondo dominato dalle tecnologie analogiche e che nel corso degli anni hanno adottato e imparato a usare le più moderne tecnologie digitali. Siamo la memoria vivente del cambiamento ancora in atto, mentre le nuove generazioni sono native digitali. Per i bambini e gli adolescenti di oggi è normale che un telefono cellulare abbia una fotocamera integrata e che sia possibile non solo telefonare, ma anche navigare in Internet passeggiando per strada. Con altrettanta naturalezza imparano molto più velocemente di noi immigrati digitali a utilizzare dispositivi come l’iPhone, dove i tasti sono qualcosa di obsoleto e superato.
In queste pagine potrete ripercorrere il vostro viaggio di immigrato digitale oppure, con un po’ di curiosità, scoprire da nativo digitale cosa ha dato vita a tutta la tecnologia della quale oggi difficilmente potreste fare a meno.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011
Il mercato cambia, come cambiano le esigenze degli utilizzatori di prodotti tecnologici. Da vent’anni PC Professionale è al vostro fianco per aiutarvi a capire e consigliarvi.
Trent’anni fa IBM sdoganò il personal computer trasformandolo da oggetto per smanettoni a sistema di elaborazione personale che in pochi anni sarebbe sbarcato su tutte le scrivanie degli utenti aziendali. Agli inizi del 1981 Big Blue si rivolse a Microsoft chiedendo un sistema operativo a 16 bit. Bill Gates e Paul Allen (i fondatori di Microsoft) si resero però subito conto di non essere in grado di scriverne uno in tempi brevi. Allora comprarono la licenza esclusiva del QDOS dalla Seattle Computer Products, pagandole 25.000 dollari. A maggio del 1981 assunsero Tim Peterson, l’autore del sistema operativo, e il 27 luglio pagarono altri 50.000 dollari alla Seattle Computer per avere tutti i diritti del prodotto. Il QDOS divenne proprietà esclusiva di Microsoft. A settembre dello stesso anno il sistema operativo iniziò ad essere venduto con i computer di IBM. Non c’è che dire: quei 75.000 dollari furono il miglior affare della multinazionale di Redmond.
Quanta acqua è passata sotto i ponti! Quante Cpu, chipset, processori grafici, dischi fissi, memorie, monitor, stampanti, notebook, desktop sono stati inventati, sono entrati in produzione, sono stati venduti e sono diventatati obsoleti e sono stati rottamati. Trent’anni sono un’era geologica nel settore informatico. IBM, che ha aperto il mercato del personal computer nel 1981, ventitrè anni dopo, nel 2004, ha venduto alla cinese Lenovo i marchi e le fabbriche produttive di desktop e notebook ed è uscita dal settore dei computer personali concentrandosi su server, mainframe, software e servizi. Di quest’anno sono le esternazioni di due dei principali colossi dell’informatica personale mondiale: Acer che vuole lasciare il mercato di tutti i prodotti a basso margine (settore che ha reso Acer e HP i primi produttori di hardware del mondo) e la stessa HP che con il nuovo amministratore delegato vuole realizzare uno split societario per creare un’azienda indipendente che si occupi della commercializzazione dell’hardware, mentre la capogruppo si occuperà di software e servizi.
Quindi è la morte del personal computer? No, in realtà siamo alla diversificazione del mercato. Windows 8 potrà girare su notebook, desktop, tablet e smartphone e avrà di default un’interfaccia touch. Come il sistema operativo di Apple. E cosa sono smartphone e tablet se non l’estremizzazione dell’informatica personale? Hanno un processore potente, un sistema operativo avanzato e tante applicazioni da installare per rispondere alle proprie esigenze. Quindi no, il pc non morirà ma si evolverà. E noi saremo i cronisti di questa evoluzione.
Anche per noi il 2011 è un anno importante. Trent’anni fa nasceva il personal computer e dieci anni dopo, a maggio 1991, faceva la sua comparsa in edicola il primo numero di PC Professionale. Si, quest’anno festeggiamo ben vent’anni di presenza in edicola. Come il mercato anche noi siamo cambiati, ci siamo evoluti, perché abbiamo sempre cercato di spiegare le tecnologie emergenti provando in anteprima tutti i prodotti con un processore “inside”. Però, dal 1991 ad oggi abbiamo sempre mantenuto lo steso approccio: professionale e indipendente, con la massima attenzione al nostro lettore. Oggi siamo l’unica rivista in Italia ad avere un laboratorio in grado di fare vere prove di tutti i tipi di prodotto (dai server gli smartphone). Siamo gli unici a riuscire ancora a fare test comparativi. E siamo gli unici a credere ancora che un sistema integrato (rivista su carta, rivista in digitale, Dvd e Internet) possa fornire tutto ciò che serve per informare (e formare) chi opera in questo affascinante settore.
Per festeggiare i nostri vent’anni vi proponiamo un grande concorso, con bellissimi premi da vincere subito grazie ai codici che trovate sui numeri di ottobre e novembre (tutte le indicazioni nelle prossime pagine) e alcuni cambiamenti che renderanno ancora più leggibile il nostro giornale. Innanzitutto abbiamo migliorato la carta, scegliendone una in grado di valorizzare le foto e i grafici. Poi abbiamo realizzato un piccolo restyling grafico, con l’obbiettivo di rendere più fruibili i contenuti. Per questa ragione abbiamo modificato le aperture degli articoli principali e abbiamo spostato i First Looks dal fondo del giornale alle prime pagine, dopo le notizie. Sono poche e piccole cose che però nell’insieme vogliono rendere il giornale più gradevole da sfogliare e più godibile. Vi consiglio, infine, di non perdere l’articolo che abbiamo dedicato ai trent’anni del Pc, una storia che narriamo anche grazie alle principali copertine di PC Professionale. Buona lettura.
In prova un barebone per Cpu Intel di fascia alta progettato per chi vuole unire potenza elaborativa e dimensioni ridotte.
Anteprima di Davide Piumetti
Articolo tratto da PC Professionale 245 di agosto 2011
Shuttle, storico produttore di sistemi barebone ultra compatti, presenta l’ultima evoluzione del proprio prodotto top di gamma per processori Intel, basato sul chipset X58 e dedicato di conseguenza ai modelli Core i7 della serie 900, con caratteristiche di potenza al top del settore. Il prodotto, battezzato Shuttle SX58H7 Pro, è la naturale evoluzione del primo dispositivo adatto a supportare i processori di fascia alta Intel, il modello SX58H7 presentato più di due anni fa. Nel frattempo, nonostante i processori top di gamma Intel si siano evoluti basandosi sullo stesso chipset e sullo stesso socket (LGA 1366), il mondo informatico ha offerto nuove funzionalità, connessioni e potenzialità che un vero sistema top di gamma non può non offrire. Leggi tutto
Al Top Audio Video, la mostra milanese dedicata al meglio della HiFi e video, BenQ ha presentato JoyBee GP2, un proiettore video microscopico, che offre un’alta portabilità, grazie a dimensioni inferiori a quelle di un Mac Mini, un peso intorno a quattro etti e alla possibilità di funzionare con una batteria esterna per un paio di ore.
La lampada a led garantisce semplicità e robustezza, con una durata prevista di 30.000 ore.
Il proiettore ha diverse possibilità di connessione, con connettori Hdmi, mini Usb, Usb drive e Sd card. Inoltre, sul coperchio superiore del proiettore troviamo un dock per iPod. In abbinamento con un iPod classic possiamo godere di parecchie ore di video portatile proiettato in grande formato.
Non si trova ancora documentazione specifica per questo proiettore sul web.
Nel lavoro o nello studio si hanno spessissimo due problemi. Uno è raccogliere tutti i dati rilevanti per l’attività che si sta svolgendo, l’altro presentarli nella maniera più chiara possibile. Su Linux, un buon aiuto per questo secondo lavoro può venire da Reportico, un programma scritto apposta per analizzare dati e presentarli raggruppati in report testuali o grafici, in formato Html, Pdf o Csv.
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