Cronopete porta su Linux la Time Machine di Apple

31 Dicembre 2011 di mfioretti  

Cronopete è gestore di backup periodici per Linux scritto esplicitamente per riprodurre con la massima esattezza possibile aspetto e funzioni della Time Machine di Apple. L’unica complicazione, per il momento, è che il programma è disponibile solo in formato sorgente, quindi va compilato a mano.

Con Turpial il microblogging è più leggero

30 Dicembre 2011 di mfioretti  

Turpial è un client per Twitter e Identi.ca pienamente integrato con i desktop Linux ma scritto in Python, quindi portabile anche ad altri sistemi operativi. Oltre a funzioni base come retweet, messaggi diretti, citazioni e liste, Turpial è capace di ignorare fino a nuovo ordine tutti i messaggi da account che non si vuole seguire, ma solo momentaneamente.

MyNotex, un notebook per Linux nato in Italia

29 Dicembre 2011 di mfioretti  

MyNotex, sviluppato dall’italiano Massimo Nardello, è un programma che facilita stesura e indicizzazione di grandi quantità di note durante riunioni e conferenze, oppure solo per uso personale. MyNotex è anche capace di conservare liste cifrate di password, importare direttamente testi in formato OpenDocument e convertire tutte le note in pagine Html.

Tablet K-101 con Android e Windows 7 in Dual-Boot

24 Dicembre 2011 di kingshopitaly  

Vi riproponiamo questo articolo, per comunicarvi che è sempre più vicino l’arrivo sul nostro shop di un prodotto davvero interessante, un nuovo Tablet davvero appetitoso. Si tratta di un Tablet che al suo interno dispone di Android e Windows, sistemi operativi che funzionano in Dual-Boot. Saremo noi a scegliere se all’avvio vorremo utilizzare un sistema operativo piuttosto che laltro. Per chi fosse interessato, a seguire trovate tutte le caratteristiche tecniche del Tablet in questione:

Un Tablet che sicuramente saprà farsi valere rispetto ai rivali, grazie a delle caratteristiche hardware davvero ottime, condite con due sistemi operativi molto validi, come ad esempio Android, che ci ha dimostrato di saper funzionare su hardware datato e funzionare in maniera eccellente su hardware di ultima generazione. Il punto forte è sicuramente il Dual-Boot, che permette agli utenti di avere un sistema operativo Desktop a portata di mano, caratteristica non di poco conto, vistoche ci permetterà di eseguire tutte le operazione che svolgiamo sui nostri computer. Inoltre troviamo tutte le funzioni principali dei dispositivi Top Gamma, che migliorano sicuramente lesperienza duso del terminale.

Per quanto riguarda la fluidità del terminale, grazie ad una RAM che arriva fino a 2 Giga ad un processore Dual-Core di 1.66 Ghz, il terminale offrirà prestazioni molto valide, e sicuramente ci sarà un supporto al Multitasking davvero funzionale, poichè non avremo un grosso problema per la memoria. Non mancherà in seguito al suo arrivo, la nostra recensione.

Cosa ne pensate?

Quickplot disegna quello che vuoi, anche il suono

24 Dicembre 2011 di mfioretti  

Quickplot è un plotter interattivo per Linux, capace di zoomare a qualsiasi livello voglia l’utente e di mostrare simultaneamente, nella stessa finestra, un numero illimitato di grafici. Come input, Quickplot accetta sia file di testo contenenti numeri o funzioni che audio.

Il sommario di gennaio 2012

23 Dicembre 2011 di panzeri  

Sul DVD

Tutti gli articoli del 2011

di PC Professionale in formato PDF


XenServer 6 – XvpAppliance –
InputDirect – WSCC – MailStore 5 Home

PasteCopy.net – StepS hot Express

.Clicca qui per vedere le novità nel Dvd

In tutte le edicole dal 23 dicembre

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Editoriale
Il 2012 che ci aspettiamo
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First Looks

Hardware

- Asus Rampage IV Extreme, quando l’overclock diventa vocazione
- Un monitor per giocare meglio in stereoscopia
- Hauppauge! HD Pvr: nell’album dei ricordi anche le partite alla console
- Galaxy Note GT-N7000: Samsung lancia l’ibrido smartphone-tablet
- Serie 3 NP300V5A, notebook tuttofare con equilibrio
- Buffalo lancia il Nas tra le nuvole PogoPlug
- Una laser eco-compatibile per casa e ufficio, ML-2955ND
- FKX-MB1520, multifunzione compatta per casa e ufficio
- Fujifilm X100 w X10, un’operazione vintage all’insegna della massima qualità
- BenQ EW2730V, un 27 pollici votato al multimediale

Software

- PowerDirector 10 Ultra: montaggio 3D con CyberLink
- Musica su Internet (e sul cloud) con MAGIX Music Maker MX
- Datacenter al sicuro con vmProtect
- OmniPage 18: l’Ocr si integra con il cloud
- E-mail al sicuro in un clic con il programma gratuito di Deepinvent Software

In profondità

Prove

Dischi allo stato solido
SSD, il miglior upgrade
La prova di tredici modelli di fascia media e alta: come mettere il turbo al vostro desktop o notebook, anche spendendo meno di 200 euro.
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Windows Phone 7.5
La rivincita di Microsoft
L’ultima versione del sistema operativo per smartphone permette alla casa di Redmond di competere ad armi pari con i leader di mercato iOS e Android. Scopriamo le novità introdotte e i primi telefoni disponibili in Italia.
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Monitor
L’IPS diventa economico
I pannelli Lcd Ips sono belli, ma costosi e riservati ai grafici professionisti. È ora di sfatare questo luogo comune, grazieai nuovi modelli consumer dalle buone prestazioni cromatiche e dal prezzo finalmente accessibile.
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Powerline a 500 Mbps
Semplicemente veloci
Sfruttare la rete elettrica di casa o dell’ufficio per i collegamenti Ethernet è facilissimo. E i nuovi dispositivi promettono velocità sempre più alte.
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Sintonizzatori TV
La TV sempre in tasca
È possibile trasformare smartphone e tablet in una comoda estensione della vostra televisione. Ecco come guardare, dentro e fuori casa, i film, i programmi Tv e tanto altro ancora.
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Come fare

Utility
Un tesoro per i power user
Decine e decine di tool potenti ed efficaci, da portare sempre con sé in una chiavetta Usb, e completamente gratuiti! Ecco a voi le utility Nirsoft.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Tecniche di scansione
Dalla carta ai bit
Uno scanner di buona qualità e qualche conoscenza tecnica di base permettono di generare un archivio elettronico che assicura longevità ai documenti cartacei e alle stampe fotografiche e consente la loro rielaborazione e distribuzione in Rete.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Virtualizzazione
Un laboratorio virtuale
Ecco come creare con il software gratuito XenServer di Citrix un potente server di macchine virtuali da utilizzare come laboratorio informatico.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Rubriche

Internet
Come funzionano le Pagine Business di Google+

Posta
Posta Hardware e Software

Sviluppo
Dart: Google lancia un dardo nella rete

Legge e bit
È possibile usare gli smartphone in azienda?

Linux
Risorse Open Source per la posta elettronica

Giochi
The Elder Scrolls V: Skyrim e Battlefield 3

Laboratorio virtuale con Citrix XenServer 6

23 Dicembre 2011 di panzeri  

Ecco come creare con il software gratuito XenServer di Citrix un potente server di macchine virtuali da utilizzare come laboratorio informatico.

di Filippo Moriggia

Grazie alla virtualizzazione oggi è possibile creare con una spesa davvero contenuta un vero e proprio laboratorio software concentrato in un unico Pc. Alcuni mesi fa, sul numero 239 di PC Professionale (febbraio 2011) vi abbiamo spiegato come riuscirci utilizzando il potente e gratuito VMware Hypervisor (trovate l’articolo, in formato Pdf, sul Dvd allegato a questo numero della rivista). Oggi vi mostreremo invece come creare un laboratorio software virtuale sfruttando Citrix XenServer, anch’esso offerto in una versione completamente gratuita.

Citrix XenServer presenta molti vantaggi, ma anche alcuni svantaggi, rispetto a VMware Hypervisor. Il primo, decisamente importante, è dato dalla disponibilità anche nella versione gratuita di alcune funzioni che VMware riserva a chi acquista la versione commerciale. XenServer poi dispone di un ottimo client che gira su Windows e permette di amministrare con facilità uno o più server virtuali, monitorando le risorse in modo centralizzato.

Un altro vantaggio significativo è la compatibilità con l’hardware. L’hypervisor di Citrix, XenServer, a differenza di VMware Hypervisor, riconosce senza difficoltà buona parte dell’hardware che si trova tipicamente installato sui computer desktop, anche economici, comprese le schede di rete e i controller dei dischi. Dunque – nonostante supporti meno macchine di fascia server rispetto a VMware – può essere usato su hardware più economico e più facilmente reperibile. Purtroppo XenServer ha anche qualche aspetto negativo rispetto alla soluzione di VMware: è meno diffuso (quindi è più difficile trovare risorse gratuite di supporto in caso di problemi), supporta un numero decisamente inferiore di sistemi operativi e richiede l’uso della paravirtualizzazione per ottenere il massimo dalle distribuzioni Linux.

L’hardware necessario

Non è difficile selezionare l’hardware utilizzabile con XenCenter. È però importante seguire alcune linee guida e valutare alcuni componenti con attenzione.

Innanzitutto è importante utilizzare sistemi ben ventilati, che non abbiamo problemi di dissipazione anche rimanendo accesi 24 ore su 24. Non serve un computer di ultimissima generazione, ma è indispensabile che il processore sia compatibile con le tecnologie di virtualizzazione Amd-V e Intel VT. Si può trovare un elenco dettagliato delle Cpu che supportano Intel VT all’indirizzo http://ark.intel.com/VTList.aspx. Purtroppo Intel ha rilasciato persino alcuni processori quad core e alcuni Core 2 Duo privi di Intel VT, ma fortunatamente tutta la serie di processori Core i la integrano. Amd non fornisce un elenco simile, ma tutte le versioni recenti dei processori prodotti dall’azienda californiana dispongono di Amd-V, con la sola eccezione delle Cpu Sempron. Non sempre le funzionalità Intel Vt e Amd-V sono attivate di default nel Bios del computer, dunque è importante ricordarsi di effettuare una verifica prima di rinunciare all’installazione. Uno strumento gratuito per Windows che consente di controllare se il processore supporta queste tecnologie è SecurAble di Gibson Research. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

Dalla carta al bit: tecniche di scansione

23 Dicembre 2011 di panzeri  

Uno scanner di buona qualità e qualche conoscenza tecnica di base permettono di generare un archivio elettronico che assicura longevità ai documenti cartacei e alle stampe fotografiche e permette la loro rielaborazione e distribuzione in Rete.

di Marco Martinelli

Gli scanner sono apparecchi di uso comune. Periferiche a funzione singola o parte di una stampante multifunzione, permettono di digitalizzare documenti cartacei, immagini, stampe fotografiche e pellicole per scopi di archiviazione, copia e rielaborazione. In questo articolo approcciamo l’argomento più dal punto di vista pratico che tecnologico, fornendovi alcuni consigli utili per ottimizzare l’acquisizione dei diversi tipi d’immagine in cui ci si può imbattere a casa o nel lavoro d’ufficio.

Tipi di scanner

Non tutti gli scanner sono uguali, ma tutti sono dispositivi di input che “fotografano” un originale bidimensionale per crearne un’immagine digitale a mappa di bit. Abbiamo usato il termine fotografare perché l’azione di uno scanner e quella di una fotocamera sono simili sul piano tecnologico, anche se si realizzano con processi e meccanismi diversi. In entrambi i casi, e semplificando al massimo, la luce riflessa da un soggetto è catturata da un elemento fotosensibile (pellicola o sensore) per riprodurne la sua immagine. Nel caso della fotografia digitale e della scansione, le onde luminose che raggiungono i fotorecettori del sensore sono convertite in segnali elettrici d’intensità corrispondente e un circuito di conversione analogico/ digitale le trasforma in informazioni binarie per comporre l’immagine bitmap dell’originale. A differenza della fotografia, in cui il soggetto è catturato attraverso una singola esposizione di durata più o meno istantanea, nella scansione la superficie del soggetto è virtualmente scomposta in linee, acquisite e digitalizzate in modo sequenziale dall’alto verso il basso.

Sul mercato esistono diverse tipologie di scanner, ognuna delle quali è adatta più delle altre ad assolvere a esigenze specifiche: ci sono gli scanner a piano fisso, per pellicole (film scanner), a rullo di trascinamento (sheetfed) e i modelli portatili. Dovremmo aggiungere anche gli scanner a tamburo (drum scanner), ma questi apparecchi, estremamente costosi, sono utilizzati per l’acquisizione ad altissima risoluzione solo in ambiti professionali ad alta produttività ed esulano dallo scopo di questo articolo.

Lo scanner a piano fisso, o flatbed, è il tipo più comune e versatile, disponibile come dispositivo stand-alone oppure integrato in una stampante multifunzione. È costituito da tre elementi fondamentali: un coperchio superiore rivestito all’interno di un cuscino di materiale riflettente, una lastra di vetro su cui si colloca l’originale e un gruppo di scansione sottostante, formato da un sensore di cattura e da una sorgente di luce bianca, generalmente una lampada fluorescente a catodo freddo o allo xeno, posta su un carrello scorrevole.

Uno scanner a piano fisso è utilizzato per acquisire originali riflettenti piani, come fotografie, illustrazioni, pagine singole di documenti e riviste, supporti delicati o a bassa grammatura che potrebbero altrimenti essere danneggiati o non gestiti da apparecchi di diverso tipo. In molti modelli sul mercato, queste funzionalità primarie sono espanse tramite due accessori, normalmente forniti di serie e mutuamente esclusivi. Il più utile per l’attività dell’ufficio è l’alimentatore automatico di documenti (Adf, automatic document feeder), componente che velocizza l’acquisizione di pagine multiple processando in rapida sequenza fino a 50 fogli a facciata singola o doppia, se dotato di modulo fronte/retro. La seconda funzione ausiliaria è l’acquisizione di pellicole: ciò richiede che il coperchio dello scanner incorpori una sorgente di luce supplementare per illuminare dall’alto le trasparenze.

La maggioranza degli scanner piani acquisisce solo pellicole 35 mm in strisce di negativi e diapositive intelaiate, solo pochi modelli di fascia superiore trattano anche il medio formato. Per ogni tipo di pellicola supportato, a corredo dello scanner sono fornite apposite guide in cui gli originali vanno inseriti prima di essere disposti sul piano di vetro. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

Un tesoro per i Power User

23 Dicembre 2011 di panzeri  

Decine e decine di tool potenti ed efficaci, da portare sempre con sé in una chiavetta Usb, e completamente gratuiti! Ecco a voi le utility Nirsoft.

di Simone Macchi

Molti amministratori di sistema, addetti dell’assistenza tecnica o del reparto IT aziendale, ma anche semplici utenti evoluti ne avranno almeno sentito parlare: sono le utility NirSoft, una sterminata collezione di tool gratuiti realizzata e aggiornata dallo sviluppatore israeliano Nir Sofer, che insieme alla suite Windows Sysinternals di Microsoft rappresenta probabilmente la più importante serie di strumenti diagnostici per chi lavora con sistemi Windows. Si tratta di utility che svolgono (in maniera quasi sempre eccellente) un solo compito, senza concessioni all’interfaccia utente e spesso neppure con una particolare attenzione alla semplicità d’uso. Insomma: tool perfetti per power user come i lettori di PC Professionale!

Basta un rapido sguardo al sito www.nirsoft.net per rendersi conto della notevole raccolta di strumenti che Nir Sofer ha costruito nel corso degli anni: sono presenti centinaia di applicazioni, con le funzioni più diverse, realizzate spesso per risolvere problemi e rispondere a esigenze particolari. Difficilmente, quindi, questi programmi verranno usati tutti i giorni, ma è comunque utile averli sempre a portata di mano: nel caso in cui dovessero servire, sono strumenti che possono “salvare la vita” a un computer e far risparmiare molte ore di lavoro a chi lo sta usando. Inoltre, grazie al programma gratuito Wscc (Windows System Control Center), che vi presentiamo più avanti, reperire, installare e mantenere sempre aggiornata la collezione delle utility Nirsoft è semplicissimo. Non c’è quindi più nessuna scusa: basta un pen drive Usb, anche non particolarmente nuovo o capiente (tutta la collezione può essere memorizzata anche negli ormai preistorici modelli da 64 Mbyte) e qualche minuto di tempo per avere sempre a disposizione una potentissima cassetta degli attrezzi software. Prima di iniziare a scoprire le gemme nascoste in questa collezione, un’avvertenza: alcuni di questi programmi possono essere utilizzati anche per scopi illeciti (scoprire le password altrui, ottenere accesso a informazioni riservate, e così via); per questo motivo, alcuni antivirus sicurezza li classificano come potenzialmente pericolosi e di default ne impediscono l’installazione. Questo non significa che contengano malware, ma soltanto che devono essere utilizzati in modo consapevole.

Mail PassView

I sistemi di memorizzazione delle password all’interno dei programmi di posta elettronica sono comodi, poiché permettono di evitare l’inserimento delle credenziali d’accesso ogni volta che ci si vuole collegare per controllare la casella di e-mail. Questa comodità però può diventare un grosso problema quando ci si appresta a cambiare computer, oppure quando per qualsiasi altro motivo dovesse essere necessario configurare l’accesso alla posta con un programma diverso, oppure con un altro device. Quasi sempre, infatti, tutte queste informazioni non vengono ricordate, anche perché le norme di sicurezza consigliano di utilizzare password diverse per ciascun provider utilizzato. Mail PassView risolve questo genere di problemi, mostrando informazioni complete su tutti gli account di posta elettronica configurati dall’utente corrente in una moltitudine di client: si va dalle applicazioni più diffuse (Outlook, Windows Mail, Mozilla Thunderbird) ai programmi storici del settore (Eudora, Outlook Express, Netscape 6 e 7) per arrivare a utility come Gmail Notifier, Google Desktop, Google Talk, MSN/Live Messenger o Yahoo! Messenger.

Il funzionamento del programma è molto semplice: è sufficiente avviare l’utility e attendere qualche istante, dopodichè nella finestra principale saranno mostrati tutti gli account trovati: per ogni elemento si potranno visualizzare non soltanto username e password, ma anche tipo di account (Pop, Imap, Smtp e così via) e indirizzi remoti, raccogliendo tutte le informazioni necessarie per configurare l’accesso alla posta. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

La TV sempre in tasca

23 Dicembre 2011 di panzeri  

È possibile trasformare smartphone e tablet in una comoda estensione della vostra televisione. Ecco come guardare, dentro e fuori casa,i film, i programmi Tve tanto altro ancora.

di Michele Braga

I risultati di una recente ricerca Gartner hanno messo in luce il tasso d’interesse e di crescita dei mercati legati ai terminali mobili. Le vendite globali nel corso del solo terzo trimestre del 2011 hanno raggiunto quota 440 milioni di unità, con una crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente. Stringendo l’analisi agli smartphone si osserva una crescita di vendite del 42% rispetto allo stesso trimestre del 2010. Il dato sulla piattaforma scelta dagli utenti evidenzia una sostanziale parità tra Apple iOS e Google Android, quest’ultima in forte crescita, con il terzo incomodo, ovvero Microsoft, che può oggi far forza su un rinnovato e competitivo Windows Phone.

Nel quarto trimestre dell’anno fiscale 2011, chiuso lo scorso 24 settembre, Apple ha registrato la vendita di 17 milioni di iPhone e di 11 milioni di iPad; a questi numeri si sommano le vendite del nuovo iPhone 4S, che nei soli primi tre giorni è entrato nelle tasche di 4 milioni di utenti. Samsung, con oltre 24 milioni di smartphone venduti all’utente finale nel terzo trimestre 2011, Htc e LG sostengono la piattaforma Android, principale rivale di quella iOS della casa della mela morsicata.

Queste cifre forniscono un quadro molto chiaro della direzione presa dal mercato, ma anche senza esaminare i numeri è sufficiente guardarsi intorno per strada, al supermercato e persino a scuola per comprendere l’entità dell’esplosione del fenomeno “mobility” che, oggi più che mai, parla di smartphone e tablet.

I servizi raggiungibili da un terminale mobile, con il supporto di un accesso a Internet attraverso una connessione Wi-Fi o un piano tariffario ad hoc del proprio operatore telefonico, sono ormai tantissimi, mentre la navigazione Web e l’utilizzo delle e-mail sono funzioni di base presenti in tutti i dispositivi già a partire dalla fascia medio-bassa.

Tra le tante possibilità di utilizzo dei terminali mobili abbiamo scelto di analizzare i prodotti e i servizi che permettono di guardare la televisione sia all’interno delle mura domestiche sia all’esterno sul proprio dispositivo smartphone o tablet. Il primo dato con il quale ci siamo scontrati è lo squilibrio con il quale sono supportate le piattaforme: i terminali Apple sono quelli che godono del maggiore supporto sia dal punto degli accessori hardware sia da quello del supporto software. La grande diversità tra i terminali che utilizzano Android, sebbene questa piattaforma dimostri un elevato tasso di crescita in termini di quote di mercato, ostacola i produttori di accessori che si focalizzano così su iPad, iPhone e iPod Touch. Questi sono caratterizzati da un singolo connettore comune di collegamento hardware e da una piattaforma software unica senza possibilità di personalizzazioni. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

Powerline a 500 Mbps, semplicemente veloci

23 Dicembre 2011 di panzeri  

Sfruttare la rete elettrica di casa o dell’ufficio per i collegamenti Ethernet è facilissimo. E i nuovi dispositivi promettono velocità sempre più alte.

di Simone Zanardi

I lettori di PC Professionale conoscono da tempo le Powerline Communications (Plc); per i più distratti o per chi si è perso qualche numero di troppo, ricordiamo che con questo termine si indica una tecnologia grazie a cui si possono sfruttare le prese elettriche di casa per creare collegamenti di rete senza dover stendere nuovi cavi all’interno delle canaline dell’abitazione. Perché utilizzarle? Innanzitutto, per evitare di dover intervenire sull’impianto di distribuzione preesistente, operazione che sulla carta non presenta particolari difficoltà, ma che spesso si rivela più che ardua se non si dispone della corretta attrezzatura o, ancora peggio, se l’impianto ha qualche anno di troppo o non è stato pensato per cablaggi futuri. Anche i più appassionati cultori del fai-da-te che si sono cimentati nell’impresa sanno che nonostante i migliori propositi spesso si deve ricorrere a un elettricista specializzato per trovare la quadratura del cerchio quando si tratta di stendere nuovi cavi tra i diversi locali dell’edificio.

Da questo punto di vista, le Powerline offrono una semplicità di installazione estrema: nella maggior parte dei casi è sufficiente collegare due o più adattatori Plc alla rete elettrica e agganciarvi quindi i computer o gli altri dispositivi di rete tramite il tradizionale cavo Utp. Non serve altro: la connessione è subito disponibile, con trasmissioni cifrate e un firewall naturale costituito dal contatore elettrico che impedisce ai vicini di intercettare le comunicazioni.

C’è chi pensa che l’alternativa migliore al cablaggio tradizionale è rappresentata dal Wi-Fi. Nella maggior parte delle situazioni le reti Wlan (Wireless Local Area Network) costituiscono in effetti una soluzione ideale per chi non vuole o non può stendere i cavi. Vi sono però delle problematiche non indifferenti legate alle trasmissioni radio: innanzitutto, il segnale può essere bloccato o disturbato, impedendo l’accesso alla rete Wi-Fi da determinati locali o zone della casa o dell’ufficio. Un esempio classico è la taverna o lo scantinato, ma non sono infrequenti delle “zone morte” anche negli appartamenti che si sviluppano su un singolo piano. Inoltre, le reti wireless offrono generalmente un canale meno stabile, con cali di prestazioni subitanei, ad esempio dovuti alle già citate interferenze. Si tratta spesso di episodi sporadici e di breve durata, ma che possono essere particolarmente fastidiosi se state guardando un film in streaming o conversando con qualcuno su una linea VoIP. Le Powerline forniscono tipicamente un canale più stabile, con un throughput a varianza minima e quindi particolarmente adatto allo streaming. Inoltre, non subiscono attenuazioni improvvise in base alla conformazione dell’unità abitativa, presentando semmai un calo progressivo delle prestazioni all’aumentare della distanza tra gli apparati.

Le Powerline sono insomma un’alternativa alle tradizionali Ethernet e alle sempre più diffuse reti locali senza fili, ma spesso sono utilizzate fianco a fianco alle tecnologie concorrenti per creare una struttura più versatile ed efficiente: cavo, Wi-Fi e rete elettrica insieme costituiscono una terna in grado di soddisfare le esigenze della maggior parte degli utenti, anche le più particolari. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

Powerline: i prodotti provati

Devolo dLAN 500 AVplus
D-Link DHP-P501AV
Netgear XAVB5001
Sitecom LN-507
Sitecom LN-509

Powerline a 500 mbps: come abbiamo eseguito le prove

Per valutare le prestazioni delle soluzioni forniteci abbiamo predisposto un ambiente di test domestico che prevede la comunicazione tra due personal computer (entrambi basati su sistema operativo Microsoft Windows 7) in collegamento diretto tramite una coppia di adattatori Powerline.

Le misure sono eseguite con IPERF ( http://ast.nlanr.net/ Projects/Iperf/ ), lo stesso strumento che adottiamo per i test di dispositivi wireless; si tratta di un software client/server in grado di registrare il throughput su connessioni Tcp e Udp e quindi disponibile alle applicazioni reali. Tutti i test sono stati eseguiti in configurazione standard dei dispositivi, senza impostare cioè alcuna regola particolare in termini di Quality Of Service, ma con la cifratura Aes attiva. Per ciascuna coppia di prodotti il test è stato ripetuto differenti configurazioni topologiche, lasciando cioè fisso uno dei due adattatori e variando la posizione del secondo apparato.
La posizione A prevede che entrambi gli adattatori siano collegati a due prese dello stesso frutto elettrico, quindi a distanza praticamente nulla. Un secondo test (posizione B) è invece effettuato utilizzando due prese poste ai capi opposti della stessa stanza, con una distanza il linea d’aria complessiva di 7 metri circa. La terza posizione (C) prevede invece che il secondo dispositivo sia collocato in una stanza attigua, con le prese coinvolte distanti circa 15 metri). Da ultimo, la posizione D porta gli adattatori a una distanza in linea d’aria di poco meno di 25 metri. Per ogni postazione abbiamo effettuato due test: nel primo caso abbiamo avviato una trasmissione di dati in una singola direzione (single-duplex); nel secondo, la comunicazione simulata è bidirezionale (full-duplex), sfruttando quindi il canale Tcp/IP in entrambe le direzioni. Al di là dei risultati dei singoli prodotti, i test evidenziano come la tecnologia a 500 Mbps offre un effettivo vantaggio rispetto allo standard HomePlug AV a 200 Mbps. Quest’ultimo registra tipicamente velocità reali nell’ordine dei 60-70 megabit al secondo, mentre la nuova architettura Qualcomm permette di superare tranquillamente i 100 Mbps a corto raggio. Quando la distanza tra i terminali aumenta la differenze si fa meno significativa, con i prodotti a 500 Mbps che si ri-attestano su throughput di poco superiori alle soluzioni HomePlug AV. Da questo punto di vista l’investimento in prodotti di ultima generazione va valutato attentamente: la tecnologia Qualcomm è totalmente retro-compatibile con HomePlug AV, ma il prezzo dei nuovi modelli è superiore a quello dei dispositivi a 200 Mbps che che offrono comunque velocità reali e stabilità quasi analoghe a medio e lungo raggio. Altra interessante considerazione riguarda le due modalità di test: tutti i prodotti hanno evidenziato prestazioni superiori nella comunicazione aggregata full-duplex; questo significa che le trasmissioni uni-direzionali non sfruttano appieno le potenzialità delle Powerline anche se, soprattutto in ambito domestico, sono certo le più frequenti.
Per quanto concerne poi la stabilità del segnale, salvo rare eccezioni (i dispositivi Sitecom a corto raggio, che comunque offrono velocità medie molto elevate) si può notare come le oscillazioni di banda siano molto limitate rispetto al classico comportamento delle reti Wi-Fi. Da questo punto di vista le Powerline si confermano come la soluzione ideale in alternativa al cablaggio tradizionale quando si tratta di trasportare streaming in tempo reale, ad esempio per la fruizione di video e musica. Non è un caso che molti produttori spingano la tecnologia proprio in ambito Home Theater, dove i cali sporadici di segnale wireless possono rendere la riproduzione di audio e video in rete poco confortevole.
Nel corso delle prove abbiamo cercato di riprodurre fonti di interferenza che potessero attenuare il segnale Plc: in realtà lavastoviglie, lavatrici, asciugacapelli e televisori al plasma non hanno recato alcun disturbo (chiaramente non collegati alle medesime prese degli adattatori). L’unico calo di prestazioni su tutti i prodotti si è verificato quando abbiamo intenzionalmente collegato alla medesima ciabatta un dispositivo Plc e un alimentatore per telefoni cellulari. In questo caso le prestazioni sono calate del 30% circa. È stato sufficiente utilizzare due prese a muro separate per risolvere il problema. Ricordiamo infine che dispositivi Ups o taglia-frequenza o semplici ciabatte filtrate possono ridurre le prestazioni delle Plc o bloccarle del tutto. Come regola generale è opportuno collegare gli adattatori a una presa a muro, sfruttando eventualmente la presa passante del dispositivo per l’aggancio in cascata di una ciabatta con altri dispositivi elettrici collegati.

Monitor: l’Ips diventa economico

23 Dicembre 2011 di panzeri  

I pannelli Lcd Ips sono belli, ma costosi e riservati ai grafici professionisti. È ora di sfatare questo luogo comune, grazie ai nuovi modelli consumer dalle buone prestazioni cromatiche e dal prezzo finalmente accessibile.


di Nicola Martello

La maggior parte dei monitor Lcd installati nelle case e negli ambienti di lavoro impiega pannelli a cristalli liquidi di tipo Tn (Twisted Nematic), relativamente economici e veloci nel rappresentare le immagini in rapido movimento. La tecnologia Tn ha però due gravi difetti, che anni di miglioramenti tecnologici non sono riusciti a eliminare: la scarsa fedeltà cromatica e la variazione nei colori e nella luminosità quando si sposta il punto di osservazione. Mentre per verificare il primo problema serve un occhio attento e una sonda colorimetrica, constatare il secondo è facilissimo. Stando davanti a un display Lcd di tipo Tn, che mostra un’immagine con un buon numero di colori (la foto di un paesaggio o un ritratto va benissimo), ci si sposta lentamente di lato e in direzione verticale, tenendo lo sguardo fisso sullo schermo.

ra osservare un’inversione dei colori. Se invece lo spostamento è orizzontale si può osservare che le tinte variano, tendendo in genere al giallo. Questa alterazione cromatica generalmente non dà fastidio a chi usa applicativi di tipo Office, dove le tinte non sono molto importanti, ma crea seri problemi a tutti quelli che, per lavoro o divertimento, devono visualizzare e elaborare foto o video. A seconda di come ci si siede davanti al monitor, infatti, si vedono a schermo colori diversi e, per esempio, una foto calibrata correttamente può apparire troppo chiara o troppo scura oppure con dominanti inaspettate. È evidente che una situazione di questo tipo è inaccettabile per i professionisti che lavorano con i colori e non è un caso che i grafici siano rimasti a lungo fedeli ai vecchi Crt, per abbandonarli con riluttanza solo quando sono apparsi i primi display Lcd liberi da questi difetti.

La tecnologia che ha permesso di produrre pannelli Lcd cromaticamente accurati si chiama Ips (In-Plane Switching) ed è stata sviluppata da Hitachi nel 1996. Un monitor Ips mostra tinte che variano molto poco al cambiare dell’angolo di visione, inoltre la fedeltà cromatica è elevata. Di contro la velocità di risposta dei cristalli liquidi non è il massimo e soprattutto con i primi pannelli il contrasto e la luminosità erano piuttosto bassi. Miglioramenti tecnologici successivi hanno permesso di superare quasi completamente questi limiti, ma i pannelli Ips sono sempre stati nettamente più cari delle controparti Tn e il prezzo elevato ha limitato al settore professionale la diffusione della tecnologia Ips. Recentemente però anche questo ostacolo si è ridotto, a tal punto da consentire ai produttori di proporre display Ips a prezzi accessibili, non molto superiori a quelli di schermi Lcd Tn di pari dimensione. Il costo della tecnologia Ips è sceso grazie a nuovi processi produttivi e all’impiego di pannelli di questo tipo in dispositivi elettronici di grande diffusione, come Tv, smart phone e tablet. Si è creato così un circolo virtuoso che ha permesso di abbassare i costi grazie alle economie dovute alla produzione su larga scala.

Uguale fortuna non ha avuto l’altra principale tecnologia degli Lcd, la Va (Vertical Alignment), implementata nelle versioni Mva (Multi-domain Vertical Alignment) e Pva (Patterned Vertical Alignment). Pannelli di questo tipo sono usati in alcuni monitor professionali e televisori ma il loro numero è oggi molto ridotto rispetto agli apparecchi Ips. Le prestazioni degli Lcd Va sono complessivamente migliori dei Tn ma il prezzo è comunque elevato e non è mai partita una produzione su larga scala come con gli Ips. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

Monitor IPS provati nel test

AOC i2353Fh
Asus ML229H
Dell U2312HM
Lenovo ThinkVision LT2452pwC
LG IPS 225V
Philips 237E3QPH

Monitor IPS: come abbiamo eseguito le prove

Per le prove di laboratorio abbiamo impiegato un desktop con Windows 7 Professional a 32 bit e con una scheda video AMD FirePro V8750, impostata in modo da produrre segnali video alla risoluzione nativa del monitor e con 32 bit di profondità colore.
Tutti i monitor sono stati lasciati accesi per almeno 30 minuti prima di cominciare i test e le calibrazioni. Per le valutazioni cromatiche abbiamo usato diverse immagini campione, le schermate generate dai programmi DisplayMate  www.displaymate.com) e Monitors Matter (www.benchmarkhq.ru/english.html), film in Dvd e in Full HD da Blu-ray, e il gioco World of Warcraft. Abbiamo anche adoperato un media extender Syabas Popcorn Hour A-200 e una PlayStation PS3 di Sony, entrambi collegati via Hdmi. Nel caso il monitor non disponesse di una porta di questo tipo, siamo ricorsi a un adattatore Dvi-Hdmi. Queste periferiche ci hanno consentito di verificare la compatibilità dei display con la cifratura Hdcp e con le varie risoluzioni video e le diverse cadenze previste per l’Alta Definizione. Dopo una prima taratura manuale, eseguita con le regolazioni disponibili nei menu Osd, e una conseguente valutazione, abbiamo impiegato il sistema di calibrazione LaCie blue eye pro Proof Edition per ottenere un profilo colore Icc. I valori di calibrazione sono stati: gamma 2,2, temperatura colore 6.500K e luminosità 120 cd/m2. Una volta attivato profilo Icc abbiamo ripetuto tutti i test con le schermate, per giudicare i miglioramenti ottenuti.
Per misurare i consumi abbiamo collegato il cavo elettrico dei monitor a un wattmetro, rilevando il carico in watt quando i display mostravano una tipica schermata di Windows, un’immagine completamente nera e una completamente bianca. Abbiamo anche verificato i consumi con i monitor in standby e spenti.

La calibrazione
Il sistema di taratura semiautomatica blue eye pro Proof Edition di LaCie ( www.lacie.com 449,00 euro Iva inclusa) è pensato per i professionisti che devono calibrare i propri monitor al fine di ottenere un profilo Icc (International Color Consortium), che consente una rappresentazione dei colori costante nel tempo e rispettosa degli standard cromatici internazionali. Il sistema è semplice da usare grazie a un’interfaccia di tipo wizard, che richiede poche ed elementari operazioni.
La confezione include un Cd-Rom con la sezione software, un sintetico manuale cartaceo e il sensore Usb, che ha l’aspetto di un mouse e che va appoggiato alla superficie frontale del monitor. Per farlo stare in posizione, la superficie di contatto del sensore è ricoperta da ventose, inoltre un contrappeso è attaccato al cavo Usb che dal sensore passa dietro il monitor per poi arrivare al computer.
Il sistema funziona in maniera totalmente automatica con il monitor LaCie 324i, mentre con i display di altre marche – sia Crt sia Lcd – è necessario compiere alcune operazioni manuali preliminari. L’interfaccia consente di impostare i parametri di riferimento, che il sistema cercherà di far raggiungere al monitor tramite il profilo Icc. Questi parametri sono il gamma (da 1 a 3, con incrementi di 0,1), la temperatura colore (da 5.000K a 9.500K con passi di 500K) e infine la luminosità in candele al metro quadrato (cd/m2). Per calibrare i monitor di questa rassegna abbiamo selezionato i valori 2,2 per il gamma, 6.500K per la temperatura colore e 120 cd/m2 per la luminosità.
Il sistema di LaCie effettua verifiche cromatiche anche in base a un processo sviluppato con Ugra, un’associazione per la ricerca e lo sviluppo in campo grafico con sede in Svizzera, ed è in grado di usare un profilo Icc come riferimento per calibrare altri monitor affinché abbiano la medesima resa cromatica. Sono poi disponibili le funzioni per verificare la costanza nel tempo delle prestazioni del display tramite un veloce test e per misurare intensità e colore della luce ambiente. Per questo si applica la conchiglia di protezione traslucida alla base del sensore, lo si appoggia a rovescio sullo schermo e si lancia il software.
LaCie ha in catalogo altri due colorimetri: blue eye pro (389,00 euro Iva inclusa) e blue eye 2 (249,00 euro Iva inclusa). Il primo è uguale alla versione più costosa ma è privo della sezione Ugra. Il modello più economico richiede invece un intervento manuale più esteso durante il processo di calibrazione e di creazione del profilo Icc.

Windows Phone 7.5: la rivincita di Microsoft

23 Dicembre 2011 di panzeri  

L’ultima versione del sistema operativo per smartphone permette alla casa di Redmond di competere ad armi pari con i leader di mercato iOS e Android. Scopriamo le novità introdotte e i primi telefoni disponibili in Italia.

di Pasquale Bruno

La prima versione di Windows Phone 7, annunciata a febbraio 2010, non ha avuto esattamente il successo sperato. Questo nonostante gli sforzi di Microsoft per realizzare un sistema operativo mobile completamente nuovo, finalmente in grado di fornire un’esperienza touch degna di questo nome. Molte le mancanze, un marketplace ancora povero, telefoni che si potevano contare sulle dita di una mano. A poco è servito l’aggiornamento denominato NoDo, apparso all’inizio del 2011, che ha introdotto alcune funzioni ma che ha presentato parecchi problemi di natura tecnica durante l’installazione su diversi smartphone.

Windows Phone 7.5 è la nuova versione su cui Microsoft ripone la massima fiducia e con cui spera di recuperare il terreno perduto rispetto agli altri concorrenti, Apple con il suo iOS e Google con Android. Annunciato a maggio di quest’anno e noto con il nome in codice Mango, Windows Phone 7.5 è un sistema operativo profondamente rivisto su tutti i livelli, dal kernel alle funzionalità cloud, con ottimizzazioni tali da velocizzare al massimo l’interfaccia utente e con oltre 500 funzioni in più.

L’introduzione di nuove funzionalità è proprio il punto cruciale della nuova versione, su cui Microsoft pone particolare accento. Ricordiamo che la prima versione di Windows Phone 7 era priva di multitasking, di possibilità basilari come il copia e incolla del testo, di una decente integrazione con i social network come Facebook.

Ciò che non è cambiata è l’interfaccia grafica, del tutto simile al passato; un fatto che rischia di non rendere subito visibile il lavoro che è stato fatto in profondità e che rappresenta anche il cruccio principale di Microsoft. Proprio per sottolineare la differenza col passato, la nuova versione ha il nome commerciale di 7.5, mentre presso gli sviluppatori è conosciuta come 7.1.

Per risalire la china, Microsoft dovrà convincere bene i mercati e gli utenti: secondo gli ultimi dati di Gartner relativi al terzo trimestre 2011, la quota di mercato degli smartphone con sistema operativo Windows Phone è pari a un risicato 1,5%, contro il 2,7% relativo allo stesso trimestre dell’anno scorso.

Un terreno vincente può essere il mercato professionale, anni fa zoccolo duro dei prodotti con Windows Pocket PC, in seguito dominato da RIM con i suoi Blackberry e oggi colonizzato anche da iPhone e telefoni Android. La piattaforma Microsoft ha tanti vantaggi in questo senso, come la presenza nativa della suite Office, il supporto ai server di posta Exchange, a Sharepoint e ora anche ai servizi basati su cloud di Office 365.

Nel frattempo è cresciuto anche il numero di applicazioni disponibili: il marketplace di Microsoft a novembre contava più di 40.000 titoli, contro i circa 10.000 di febbraio 2011. La disponibilità di app di valore è uno dei punti chiave per il successo di una piattaforma, come Apple ha insegnato; è altresì importante un marketplace funzionale e semplice da usare, con una politica di pagamento alla portata di tutti. Anche da questo punto di vista Microsoft ha lavorato molto e i risultati iniziano a farsi vedere. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

Ssd: il miglior upgrade

23 Dicembre 2011 di panzeri  

La prova di tredici modelli di fascia media e alta: come mettere il turbo al vostro desktop o notebook, anche spendendo meno di 200 euro.

di Davide Piumetti

Per la prima volta nella storia dell’informatica siamo di fronte a un punto di rottura netto con il passato prestazionale dei dispositivi di archiviazione. I dischi allo stato solido rappresentano ormai il futuro del settore permettendo entro qualche anno di avere a disposizione capacità notevoli in grado di ospitare grandi moli di dati e trasferirli a velocità impossibili per i dischi magnetici. Il punto di rottura deriva proprio dalla grandissima differenza prestazionale tra questi due “mondi” tecnologici, con i dischi allo stato solido in grado di offrire velocità di trasferimento in molti ambiti superiori di oltre cento volte rispetto ai vecchi modelli. I dati reali sono impietosi per i “vecchi” dischi meccanici, nei trasferimenti di dati non sequenziali i migliori Ssd offrono tra 200 e 500 Mbyte/s, mentre un disco notebook classico tra 0,6 e 40 Mbyte/s. Il numero di operazioni al secondo effettuabili in lettura casuale offre un dato ancora più impressionante: 56.000 per i migliori Ssd e solo 150 per un disco tradizionale. Nei test che approfondiremo nel seguito un altro dato mostra come passare da un disco meccanico a uno allo stato solido cambi il modo di lavorare: sul nostro sistema di test l’avvio del sistema operativo richiede 58 secondi con un disco tradizionale, e solo 8 con un Ssd di ultima generazione.

Se i dischi magnetici, per via delle latenze meccaniche che li contraddistinguono, hanno sempre rappresentato un grande collo di bottiglia per il restante hardware elettronico; tanto da rendere d’obbligo l’adozione di architetture Raid nei sistemi più potenti come server e workstation, gli Ssd di ultima generazione risolvono completamente il problema, essendo in alcuni casi addirittura frenati dai restanti componenti installati su un comune Pc.

Le caratteristiche chiave degli Ssd sono la rapidità di accesso ai dati e la capacità di gestire senza intoppi anche file suddivisi in porzioni non fisicamente vicine, cosa che per un disco tradizionale risulta difficile per via della latenza nel movimento dei suoi elementi. Dal punto di vista pratico l’esperienza d’uso offerta da un sistema dotato di Ssd o disco tradizionale è molto diversa; un Ssd è in grado di accedere a dati paralleli molto più velocemente, tanto da permettere l’apertura di più programmi insieme senza rallentamenti. Spesso i tentennamenti di un personal computer, che incrementa il proprio tempo di risposta dopo alcuni comandi (come aprire un software, una cartella o salvare un documento) non sono dovuti come si tende a credere alla poca potenza resa disponibile dal processore, ma alle difficoltà di un disco tradizionale.

Utilizzando un Ssd è tutto più fluido, più veloce e con una risposta immediata ai comandi, tanto da far supporre ai più di trovarsi di fronte a un sistema dotato di una potenza elaborativa molto superiore a quella reale. Difficilmente dopo aver provato un sistema dotato di Ssd l’utente sceglierà qualcos’altro in futuro, la percezione di velocità e fluidità è tale da iniziare spesso a chiedersi come si riuscisse a lavorare “prima”.

In queste pagine ci concentreremo sull’analisi dei dischi Ssd di ultima generazione, la prima ad adottare lo standard di connessione Sata 3 da 6 Gbit/s e in grado di spingersi spesso ben oltre i 500 Mbyte/s effettivi. Abbiamo voluto porre l’attenzione su modelli da 120 Gbyte, un taglio sufficiente per la maggior parte degli utilizzi e con costi ormai accessibili. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

SSD: i dischi allo stato solido in prova

Adata S510
Adata S511
Corsair Force 3
Corsair Force 3 GT
Corsair Performance 3 Pro
Kingston Hyper-X
OCZ Agility 3
OCZ Vertex 3
OCZ Vertex 3 Maxiops
Patriot Pyro
Patriot Pyro SE
Patriot Wikdfire
Samsung 830

Metodologia: come abbiamo eseguito le prove sui dischi SSD

Per questa nuova comparativa di Ssd abbiamo parzialmente rinnovato la nostra suite di test. In primis proponiamo il Sysmark 2012, benchmark altamente complesso (una singola esecuzione dura circa 3 ore) che esamina con scenari reali le condizioni d’uso tipiche di un Pc. Il software installa decine di programmi commerciali e li mette alla prova eseguendo compiti veri; abbiamo eseguito quattro benchmark completi per ogni disco, il primo di prova e ottenuto la media dai seguenti tre. In seguito abbiamo misurato il tempo di avvio del sistema operativo, con tutti i programmi installati con un’occupazione di oltre 50 Gbyte, tramite un apposito software. Abbiamo ripetuto la misura dieci volte, scartato il risultato migliore e quello peggiore e fatto la media dei restanti otto. C’è da segnalare come gli Ssd non mostrino grandi discordanze tra un avvio e l’altro, le differenze massime su ogni modello restano solitamente attorno a un paio di decimi di secondo.
Il terzo test riguarda la velocità di trasferimento massima ottenibile in lettura e scrittura, misurata con il benchmark Atto e che si pone come punto di riferimento per le prestazioni del disco. Tutti i risultati seguenti sono da valutare “rispetto a” questi valori massimi, osservando quanto il controller è efficiente nelle varie situazioni non ideali. In seguito ci siamo soffermati sulle prestazioni dei dischi in ambito dati casuali, posizionati cioè in maniera non sequenziale sul disco. Tramite il benchmark IOmeter e profili di test creati direttamente da noi abbiamo verificato le velocità di lettura e scrittura casuali di dati di dimensione variabile da 2 Mbyte a 4 Kbyte; più questo dato è vicino a quello massimo del disco e meglio funzionerà il controller, riuscendo a mettere in pratica tutte le promesse fatte dagli Ssd.
In seguito, con lo stesso test, abbiamo valutato il numero di operazioni di input/output eseguibili in un secondo, effettuando test intensivi di stress disco di oltre 30 minuti.
L’ultimo dato che siamo andati a considerare è la velocità di trasferimento di dati, casuali, con comprimibilità variabile tramite il benchmark AsSsd. Mostriamo la velocità di trasferimento con dati comprimibili al 25, 50, 75 e 100%, in questo caso è interessante notare come cambino (o restino allineate) le prestazioni al crescere di questa variabile.

Il 2012 che ci aspettiamo

23 Dicembre 2011 di panzeri  

Anno nuovo, tecnologia nuova. Cosa ci dobbiamo attendere dal 2012 che inizia in questi giorni?

Il nuovo anno si apre, tecnologicamente, con ottime prospettive. Ci sono all’orizzonte molti cambiamenti, innovazioni hardware e software che popoleranno le nostre scrivanie. Facciamo il punto.

C’è molta aspettativa per il nuovo sistema operativo di Microsoft (non è detto che si chiamerà Windows 8), il primo la cui interfaccia concettualmente parte da uno sviluppo pensato per tablet e smartphone, anche se Microsoft dichiara che funzionerà altrettanto bene sui Pc tradizionali. È una bella prova di coraggio da parte della multinazionale di Redmond, ma è anche una mossa obbligata per poter recuperare il terreno perduto in questi ultimi due anni nei quali Google Android e Apple iOs l’hanno fatta da padrone relegando il sistema operativo di Microsoft per tablet e smartphone (Windows Phone 7.5) a una quota di mercato quasi trascurabile. Avrà successo? Lo vedremo nei prossimi mesi. Intanto abbiamo preparato un approfondimento tecnologico sulle potenzialità di Windows Phone 7.5 con le prove dei nuovi smartphone di Nokia e HTC, a pagina 87.

Da Apple invece ci aspettiamo l’iPhone 5 e l’iPad 3. Quest’ultimo con una risoluzione da record visto che, probabilmente, adotterà la tecnologia retina display dell’iPhone. Ma non è finita qui: i bene informati sostengono che Apple annuncerà anche la iTv, una vera e propria televisione Led/Lcd marchiata mela morsicata. E che dire del MacBook Air da 15 pollici? Tutti ne parlano anche se non c’è nessun annuncio ufficiale: sarà un MacBook Pro leggerissimo ma potente e con schermo di grande dimensione. Sarà anche costoso, nella tradizione di Apple?

E poi c’è Google. Anche se per ora ha risposto ad Apple tramite Samsung (con il Galaxy Nexus) il prossimo anno la multinazionale di Mountain View spingerà sull’acceleratore Motorola. Ricordiamo che Google ha acquistato la divisione mobile di Motorola per qualcosa come 12,5 miliardi di dollari, dimostrando di non avere problemi di liquidità. Ci aspettiamo quindi nuovi e potentissimi googlephonini (magari si chiameranno GoogleMotor o MotorGoogle), ma anche tablet e molte novità sulla GoogleTV. Telefoni con risoluzioni sempre maggiori e schermi perfettamente leggibili anche in piena luce.

E il 3D? Già nel 2011 abbiamo potuto provare due smartphone con schermo in grado di visualizzare il 3D senza occhialini. Bei prodotti ma che hanno avuto uno scarso riscontro di mercato, a causa dell’elevato prezzo di vendita e soprattutto perché il 3D, con o senza occhiali, affatica la vista. Il 2012 sarà l’anno decisivo per il 3D? Dipenderà molto dal software che sarà reso disponibile: film per le televisioni e giochi per i terminali.

Nel settore della mobilità la morte dei netbook ha aperto la strada ai tablet (o meglio, la crescita del mercato dei tablet ha ammazzato i netbook). Pur essendoci moltissimi modelli con Android e uno solo con iOs, per ora la domanda rimane a favore del prodotto Apple, che continua a dominare il mercato. Ma, come per gli smartphone, le cose potrebbero cambiare. Dipenderà molto dall’offerta dei vari produttori, dai prezzi dei terminali, dall’usabilità delle nuove versioni di Android e, soprattutto, dalla qualità delle applicazioni.

Sempre nel settore della mobilità ci sarà una crescita dell’offerta di ultrabook, i notebook già annunciati a fine 2011 con processori mobile di Intel (ma sempre dual o quad core i5 o i7 in architettura Sandy Bridge) e dischi fissi ibridi o allo stato solido. Notebook non economicissimi ma leggeri e potenti, e con grande autonomia. Perfetti per la mobilità.

Poche novità nel comparto grafico (anche perché Windows 8, o come si chiamerà, per ora pare non richiederà una nuova versione delle DirectX). Ma la rivoluzione nel settore hardware arriverà con l’offerta a prezzi contenuti di dischi fissi allo stato solido. Proponiamo su questo numero la prova approfondita di 13 Ssd da 128 Gbyte, abbastanza economici pur essendo veloci (a pagina 72). Una volta per potenziare il vostro computer, notebook o desktop, vi consigliavamo più memoria, una nuova scheda grafica o magari di cambiare il processore. Oggi basta sostituire il disco fisso con un Ssd, o aggiungerne uno come unità principale per il sistema operativo e i programmi, e il gioco è fatto. Le prestazioni volano e, con la maggior offerta, i prezzi calano. Un bel mix a favore dell’utilizzatore. Insomma, se la crisi ci farà respirare e se il mondo non finirà (come sostengono senza prove scientifiche alcune cassandre rifacendosi alla fine del calendario Maya) il 2012 sarà un anno con grandi evoluzioni, ma non rivoluzioni, tecnologiche. Dodici mesi tutti da scoprire su PC Professionale. Buon anno da me e dalla redazione. Buona lettura a tutti. •

Con Advene, film e canzoni si commentano in gruppo

23 Dicembre 2011 di mfioretti  

Il programma Advene fornisce un’interfaccia con cui gruppi di lavoro, insegnanti e studenti, o semplici appassionati di cinema possono agganciare commenti e note di qualsiasi tipo a video e audio digitali, e poi modificare e condividere i video “annotati” (ipervideo) che ne risultano.

AMD Radeon HD 7970

22 Dicembre 2011 di michelebraga  

AMD anticipa di qualche giorno il Natale per i dettagli della nuovissima Radeon HD 7970, la prima e la più potente scheda grafica a singola Gpu della famiglia di prodotti con architettura Southern Islands. Oggi vi presentiamo una breve anteprima delle caratteristiche del Radeon HD 7970, l’unica della quale possiamo rivelare dettagli in anticipo rispetto alle mosse con le quali AMD cambierà la propria offerta di mercato nei primi mesi del 2012.

In chiusura del 2010, con il lancio della famiglia Northern Islands e dei Radeon HD 6900, AMD aveva introdotto un primo stacco progettuale con il passato; con Southern Islands la distanza diviene ancora più marcata in virtù della profonda rivisitazione del cuore dell’architettura. Dopo un anno di stagnazione per l’intero settore della grafica 3D, soprattutto nella nicchia dei prodotti di fascia alta dedicati ai videogiocatori e agli utenti più evoluti e appassionati, le novità che AMD mette in campo sono veramente tante.

Partiamo dal processo produttivo con il salto dai 40 ai 28 nanometri che ha permesso di stipare nel silicio Tahiti del Radeon HD 7970 ben 4,312 miliardi di transistor. Questa tecnologia produttiva permette al processore grafico di operare alla frequenza di 925 MHz lasciando comunque un notevole margine di crescita; proprio questo margine sarà il terreno di gioco sul quale i partner di AMD potranno sbizzarrirsi con overclock di fabbrica, così da proporre al videogiocatore incallito prodotti più performanti di quello standard.

Sul fronte della memoria segnaliamo l’introduzione del controller con un bus ampio 384 bit (sei canali da 64 bit) che supporta memoria Gddr5 cin frequenza operativa equivalente di 5,5 GHz per una banda passante massima teorica di 264 Gbyte/s.

Abbiamo riassunto in tabella le principali caratteristiche delle schede grafiche AMD e Nvidia più recenti e che rappresentano l’offerta per il segmento più alto del mercato della grafica 3D a Pc.

Un’architettura ricca di novità

Con Southern Islands AMD introduce una nuova generazione di architettura identificata con il nome autoesplicativo Graphics Core Next del quale vi presentiamo lo schema d’insieme rimandandovi alla lettura della prova sul prossimo numero di PC Professionale per un’analisi nel dettaglio.

Il nucleo centrale dell’architettura è costituito da 32 Compute Unit, ciascuna delle quali integra al suo interno 64 stream processors per un totale di 2.048. Proprio qui troviamo una delle novità più interessanti perché i progettisti AMD hanno abbandonato l’approccio Vliw5 e Vliw4, utilizzata rispettivamente per i Radeon HD fino alla serie 6800 e per quelli 6900, a favore di qualcosa di più flessibile e meno strutturato. Una Compute Unit è organizzata al suo interno in 4 unità Simd (Single Instruction Multiple Data), ciascuna delle quali contiene a sua volta 16 stream processor, gestite da uno scheduler programmabile unico. A fianco delle unità Simd sono presenti 4 unità di texture e una struttura di registri e cache completamente ridisegnata per garantire prestazioni elevate non solo con i carichi di lavoro tipici dei motori grafici dei videogiochi, ma anche con applicazioni multimediali, di calcolo, di produttività e scientifici.

Prestazioni, ma con consumi sempre sotto controllo

Tra le tante novità spiccano le nuove tecnologie di controllo e efficienza energetica legate a doppia mandata al vincolo delle prestazioni che, per un prodotto di questo calibro, è il primo obiettivo nella scaletta delle priorità. Ecco quindi che dietro a nomi come AMD PowerTune e ZeroCore Power si celano sistemi di monitoraggio e controllo delle tensioni di alimentazione, delle correnti, dei consumi, delle frequenze e delle temperature senza soluzione di continuità mentre la Gpu è attiva. La frequenza operativa è gestita con estrema granularità così da offrire sempre il massimo delle prestazioni all’interno dei parametri di consumo massimi. Quando il sistema di controllo rileva una situazione di staticità dell’immagini piuttosto che di predisposizione all’ingresso in fase di Idle del sistema ecco che emergono le soluzioni di risparmio energetico: da 24 watt giù fino a meno di 3 watt grazie allo spegnimento effettivo della Gpu, al mantenimento del solo circuito di refresh delle memorie e del controller Pci Express. Tutto questo non solo quando si ha una sola scheda nel Pc, ma anche nel caso di configurazioni Crossfire.

In tabella trovate un piccolo estratto delle prestazioni e comparazioni sulle prestazioni che troverete nell’articolo di approfondimento sul numero 251 di PC Professionale.

Speedometer, un tachimetro per il tuo computer

22 Dicembre 2011 di mfioretti  

Se volete visualizzare la velocità della connessione a Internet o altri parametri del vostro computer Linux in maniera insolita, cioè a partire da un terminale, potete usare il programma Speedometer. Un altro uso tipico di questo programma è verificare la velocità con cui è possibile scrivere sul proprio disco rigido.

Nuovo record di prestazioni Samsung: regina di Ssd

22 Dicembre 2011 di davide piumetti  

Con il mercato ormai pronto la casa coreana scende in campo con Ssd 830: mostrando i muscoli alla concorrenza e sfornando il miglior disco allo stato solido oggi in commercio.

Anteprima di Davide Piumetti

Articolo tratto da PC Professionale 248 di novembre 2011

Samsung, finora rimasta fuori dal mercato di massa, è probabilmente il concorrente più temibile per qualunque azienda attiva nel settore degli Ssd. Non solo il colosso sud-coreano è leader mondiale nella produzione di celle di memoria flash alla base di tutti i dischi allo stato solido, ma è anche all’avanguardia nella realizzazione in proprio dei controller dati e dei chip delle cache. Ne consegue che l’azienda ha in casa tutte le conoscenze necessarie per emergere e imporsi in un mercato che inizia a mostrare numeri di crescita sempre più consistenti. Seguendo questa linea Samsung ha prodotto due serie distinte di Ssd dedicate a fasce di mercato differenti, la 470 con connessione Sata II per utenti mainstream e la 830 che analizziamo in queste pagine, soluzione di fascia alta che si pone in diretta concorrenza con i top del settore. Leggi tutto

Cosa stiamo provando per il numero di febbraio?

21 Dicembre 2011 di lorizio  

Marco sta testando la multifunzione inkjet Kodak Hero 5.1, dotata di funzionalità di stampa 3D.

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