Usb 3.0: 20 dischi e adattatori in prova

Arrivano finalmente le prime soluzioni in grado di quadruplicare le prestazioni Usb. Ecco la prova dei dischi esterni da 3,5″, 2,5″ e dei box.

Di Davide Piumetti

La connessione Usb ha certamente segnato l’evoluzione tecnologica delle periferiche informatiche dell’ultimo decennio, permettendo la creazione di numerosi dispositivi facilmente utilizzabili su diverse piattaforme e sistemi. L’Usb, costruito in ottica completamente plug&play, ha permesso una standardizzazione delle connessioni a dir poco inaspettata; se dieci anni fa ogni periferica aveva una porta di comunicazione dedicata oggi quasi tutti gli strumenti esterni adottano la pratica porta Usb. Tastiera, mouse, webcam, stampante, scanner e tutti i dischi esterni per l’archiviazione e le pendrive sono basati su Usb.

Il primo protocollo, introdotto nel 1996, si prefiggeva di sostituire tutti i bus esterni presenti con un’unica tipologia seriale, senza porre l’accento sulla velocità  di trasferimento. I primi dispositivi connessi via Usb infatti (mouse e tastiera) non sono certo avidi di banda e i 150 Kbyte/s reali disponibili erano più che sufficienti. Il successo del protocollo, che portò i maggiori produttori di stampanti, scanner e modem, a interessarsi a questa connessione, mostrò però come le prime specifiche limitassero notevolmente la velocità  d’uso in certe condizioni. Inviare alla stampante un documento da 10 Mbyte (assolutamente nella norma) avrebbe richiesto oltre un minuto, un tempo troppo alto rispetto alle possibilità  intrinseche della tecnologia. La prima evoluzione dell’Usb, la 1.1 del 1998, decuplicò la velocità  di trasmissione, portando il limite teorico a 12 Mbit/s, con valori reali di poco inferiori a 1 Mbyte/s. Questo rappresentò un valore sufficiente per le periferiche tradizionali e, in parte, anche per le prime implementazioni di archiviazione esterna, con pendrive Usb 1.1 da 16 Mbyte o poco oltre.

Negli anni seguenti altre esigenze mostrarono però come 1 Mbyte/s fosse ancora troppo poco, data la rapida diffusione di pendrive più capienti, i primi rarissimi hard disk esterni e, soprattutto, periferiche avanzate come lettori Cd/Dvd o masterizzatori esterni. In questo caso 1 Mbyte/s risultò un valore troppo esiguo, motivo per cui la seconda versione dell’Usb, la 2.0 High Speed del 2000 fece fare un salto nel futuro notevole alla connessione, spostando il limite teorico a 480 Mbit/s che si traducono in una velocità  massima reale di circa 35 Mbyte/s: oltre 30 volte quella dello standard precedente. La connessione Usb 2.0 permise l’utilizzo di periferiche esterne sempre più avide di banda, come webcam in alta definizione, pendrive con capacità  di diversi Gbyte e le prime generazioni di hard disk esterni. Negli anni, con la diffusione sempre più capillare della connessione l’Usb si confermò lo standard mondiale accettato e riconosciuto da tutti; i produttori sviluppano infatti i loro prodotti tenendo in considerazione quasi esclusivamente questa tecnologia, con poche eccezioni votate a interfacce concorrenti come Firewire o eSata. Uno dei punti di forza dell’Usb, oltre all’estrema facilità  d’uso, di connessione delle periferiche e di installazione plug&play dei driver, è la capacità  di alimentare in maniera diretta le periferiche connesse. Le specifiche indicano la possibilità  di offrire fino a 500 mA di corrente con un voltaggio fisso di 5 volt. I 2,5 watt corrispondenti non sono moltissimi, ma hanno permesso ai produttori di creare alcuni dispositivi che fanno ormai parte della vita di tutti i giorni. Le pendrive e i dischi esterni da 2,5 pollici (molti alimentabili con la semplice Usb) hanno infatti modificato l’uso normale dei supporti esterni, decretando un progressivo abbandono delle unità  ottiche almeno per le operazioni di backup e portabilità  dei dati.

La velocità  della connessione Usb 2.0, che inizialmente sembrava più che adatta a tutte le periferiche, ha iniziato a rappresentare un problema proprio in seguito alla diffusione di tali dispositivi. I dischi rigidi, pur non offrendo fino a qualche anno fa velocità  di trasferimento elevatissime, risultavano in qualche modo limitati dai 35 Mbyte/s della connessione. Le interfacce alternative (soprattutto eSata) cercavano di superare questi limiti, ma la diffusione capillare dell’Usb non ha mai permesso loro di entrare in maniera netta sul mercato. I dischi moderni, con velocità  di trasferimento medie superiori a 80 Mbyte/s sono dunque limitati in maniera considerevole dall’Usb 2.0, così come le nuove applicazioni basate sulle videocamere ad alta definizione. Per questo motivo il consorzio che si occupa di regolamentare lo standard Usb ha rilasciato delle nuove specifiche che si prefiggono di portare la connessione seriale più diffusa di sempre su nuove vette prestazionali, decuplicando la banda disponibile e migliorando il protocollo di comunicazione. L’Usb 3.0, nome in codice SuperSpeed, le cui specifiche sono state rilasciate lo scorso anno, prevede infatti una banda massima di 4,8 Gbit/s, con un picco reale che dovrebbe assestarsi attorno ai 400 Mbyte/s.

Dalla prima apparizione della connessione Usb, nel lontano 1996, lo standard ha fatto passi da gigante. Pur continuando a utilizzare connettori quasi identici la velocità  di trasferimento è passata da 1,5 a 4.800 Mbit/s, con un incremento di 3.200 volte.

La terza versione dello standard modifica per la prima volta anche due altri parametri finora rimasti immutati: la lunghezza massima dei cavi che scende da 5 a 3 metri e la potenza resa disponibile che passa da 2,5 a 4,5 watt grazie a un aumento della corrente massima erogabile da 500 a 900 mA.

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