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Guida all’uso di Blender 2.5

23 Dicembre 2010 di  

Torniamo ad occuparci di Blender, il potente (ma un po’ ostico) software open source di modellazione e animazione tridimensionale: ecco quattro tutorial nuovi di zecca.

Di Nicola Martello

Questo mese vi presentiamo altri quattro tutorial che vi permetteranno di approfondire la conoscenza di Blender. Prima, però, vale la pena di fare una rapida carrellata riassuntiva delle caratteristiche più importanti di questo software per la modellazione e l’animazione 3D. Blender è un programma gratuito molto ricco di strumenti ma che impiega un’interfaccia piuttosto ostica, non solo per chi è alle prime armi ma – paradossalmente – anche per chi conosce bene un altro applicativo dello stesso tipo. Per usarlo al meglio è necessario abituarsi ai pannelli agganciati che possono mostrare qualsiasi elemento di controllo e imparare il maggior numero possibile di scorciatoie a tastiera, dato che il programma mostra una netta predilezione per queste ultime rispetto ai comandi a schermo.

Purtroppo il manuale on-line non è di grande aiuto: è privo di un motore di ricerca, inoltre quello della versione 2.5 è molto incompleto (per questo articolo abbiamo usato Blender 2.54, la release più recente, ancora in beta). Per un elenco esaustivo delle funzioni si può passare al manuale della passata edizione 2.4, che però fa riferimento a un’interfaccia molto diversa: di conseguenza è necessario andare a caccia, nella nuova area di lavoro, dei comandi e dei pulsanti citati nella vecchia documentazione. In compenso su Internet è disponibile una grande varietà di tutorial, facilmente reperibili digitando “Blender tutorial” in un qualsiasi motore di ricerca. Nel riquadro a fianco potete trovare una selezione di siti Web sui quali è possibile reperire molto materiale utile, ovviamente (c’è bisogno di dirlo?) del tutto gratuito.

Blender consente di creare con pochi clic le forme geometriche di base, oltre naturalmente a linee e superfici 2D. La maggior parte di queste figure è disponibile come mesh formate da triangoli oppure come entità matematiche Nurbs (Non-uniform Rational B-spline). Naturalmente è anche possibile sia creare una forma con estrusioni per rotazione o lungo una linea guida, sia applicare modificatori come le operazioni booleane, la torsione, lo smusso e l’interpolazione delle facce (Subdivision Surface).

Per quanto riguarda i materiali, Blender comprende numerose opzioni che determinano il colore, la trasparenza e il grado di riflessione di una superficie. Purtroppo non è disponibile una libreria interna generica, quindi per caricare nuovi materiali già impostati è necessario importarli da altri progetti (su Web sono disponibili molti file/librerie di questo tipo). Le luci sono quelle consuete in un software di modellazione 3D e gli strumenti per le animazioni sono decisamente completi e permettono di animare forme anche complesse, come manichini umanoidi. Infine, il motore di rendering privilegia il raytracing e offre un paio di algoritmi per simulare le più recenti tecniche di Global Illumination. Sempre su Internet è possibile trovare motori di rendering alternativi e gratuiti, in grado di interfacciarsi con Blender. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 238 – gennaio 2011

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