Nuove armi: il Google Bombing

7 Settembre 2010 di capitanopaf  
Nuove armi: il Google Bombing9.5102

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L’ultima illustre vittima è il presidente francese Nicolas Sarkozy (1) ma prima di lui altri nomi famosi sono stati suoi involontari predecessori. Poco più di un mese fa era toccato al Vaticano (2) e nel 2000 all’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush (3)

ICON_DAILETTORI02Ad accomunare questi ed altri nomi è il destino di essere diventati bersaglio di buontemponi o malintenzionati che dotati di un’arma di nuova generazione hanno attentato non alla vita o alla persona fisica di questi personaggi ma a qualcosa che nell’era di internet e del mondo globalizzato per certi aspetti
ha la stessa importanza: l’immagine pubblica.

Questo strumento micidiale che potremmo definire 2.0 è la trasposizione in chiave moderna del celebre “ne uccide più la penna della spada” ed è noto come googlebombing (meglio sarebbe dire linkbombing visto che non è una prerogativa di Google ma dato il dominio di Mountain View nel comparto delle ricerche
web possiamo accettare il termine per antonomasia).

Il caso riportato in esempio dell’attacco a Bush dimostra che questa tecnica non è una novità ma gli ultimi fatti di cronaca e l’aumento di casi dovuto alla sempre maggiore facilità con cui chiunque può pubblicare testi e link su internet hanno riportato questo fenomeno sotto i riflettori. Ma come si manifesta questo attacco e quali sono gli effetti sull’ignaro bersaglio? Semplicemente facendo in modo che ricercando determinate frasi o parole in Google in testa ai risultati ottenuti ci sia la pagina pubblica o personale di chi si vuole colpire.

Tornando agli esempi fatti la pagina Facebook di Sarkozy era quindi il primo risultato se sulla versione francese del motore di ricerca si ricercava “trou du cul” che in italiano è traducibile con il nostro “stronzo” mentre la parola Vatican veniva in questo modo associata al sito pedofilo .com e il sito che pubblicava la biografia di Bush era il primo risultato della ricerca fatta con le parole “miserabile fallimento”.

Per capire come si compie questa malefatta è necessario sapere che l’ordine con cui i motori di ricerca restituiscono i risultati trovati si basa sul valore di PageRank attribuito a quella pagina; maggiore è tale valore e più in alto nella SERP (Search Engine Result Page) quel risultato comparirà. Influenzando quindi quel valore potremmo influenzare i risultati di Google. Il PageRank viene assegnato sulla base di molte variabili ed una di questa, quella su cui vanno ad agire i bomber, è il numero di link che puntano a quella pagina. Google infatti considera che se una pagina è linkata da molti altri è per questo interessante e di conseguenza ha diritto ad un Rank più elevato.

Basta quindi pubblicare, possibilmente su siti affidabili, un certo numero di link verso il bersaglio per portare a termine l’attacco e visto l’alto numero di siti che permettono di pubblicare commenti, la diffusione sempre maggiore di blog e forum, i servizi di hosting free o a basso costo e più in generale l’avvento di web2.0 e quindi l’estrema facilità da parte di chiunque di scrivere in internet si può affermare che sia estremamente facile organizzare un’attività di questo genere. Capire i motivi di questi gesti non è purtroppo così facile come spiegarne i risvolti tecnici ma possiamo supporre che siano vari e diversi. In qualche caso è un modo per i netizen di far sentire la propria voce e di mandare un messaggio manifestando la propria disapprovazione come nel caso di Sarkozy, inviso al popolo della rete per le sue politiche circa il web. In altri è forse un modo per denunciare casi che hanno fatto scalpore creando scandalo in tutto il mondo come la vicenda dei preti pedofili.

I buoni ovviamente corrono ai ripari, modificando immediatamente o quasi (in questo momento il bombing ai danni del presidente francese è ancora efficace nonostante sia in atto da almeno 21 ore) e cercando di modificare l’algoritmo di pageranking per evitare il ripetersi di questi eventi come spiegato da Google nel
proprio blog ufficiale nel gennaio del 2007 (4). In definitiva possiamo essere certi che questa, come tutte le altre forme di espressione, troverà fortunatamente sempre il modo di farsi strada e non ci rimane che sperare che la parola, in ogni sua forma sia essa digitale oppure no, venga usata con criterio e giudizio e non con il solo intento di screditare e insultare.
1: La Stampa
2:Rai News 24
3: Wikipedia
4: Blogspot

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